Roma, 1 febbraio 2021 – Sale a 21 il numero di indagati per il crollo della volta della galleria Bertè, in A26, il 30 dicembre 2019. Quel pomeriggio si staccò una lastra di cemento di oltre due tonnellate che non colpì nessun automobilista. Le accuse sono, a vario titolo crollo colposo, attentato alla sicurezza dei trasporti, falso, omissione di atti d’ufficio. Ma al vaglio degli investigatori ci sarebbe la contestazione dell’articolo 437 del codice penale e cioè la rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro.
Tra gli indagati ci sono l’ex amministratore delegato di Autostrade Giovanni Castellucci, l’ex direttore delle manutenzioni Michele Donferri Mitelli e l’ex direttore delle grandi opere Paolo Berti. A luglio era finito nel registro degli indagati anche l’attuale direttore del primo tronco Mirko Nanni con l’accusa di omissione di atti d’ufficio.
Dalle indagini del primo gruppo della guardia di finanza, guidati dal colonnello Ivan Bixio, è emerso che così come per il Morandi e per gli altri viadotti autostradali, le ispezioni erano carenti, se non assenti. E inoltre venivano falsificati i report sullo stato di salute dei tunnel. Dopo il crollo nella Bertè, inoltre, era emerso che quasi tutte le gallerie non erano state adeguate secondo la normativa europea.
Per i magistrati Walter Cotugno e Stefano Puppo e l’aggiunto Francesco Pinto, il motivo dei report edulcorati sarebbe riconducibile all’esigenza, dettata dal vecchio management di Autostrade, di risparmiare sulle manutenzioni visto che nell’asset societario erano entrati nuovi soci tedeschi e cinesi, ed evitare la chiusura delle infrastrutture. Dopo il crollo e le ispezioni dell’ingegnere Placido Migliorino, incaricato dal ministero delle Infrastrutture, erano partite nuove ispezioni che avevano portato a una serie di lavori che in estate avevano paralizzato la circolazione autostradale in Liguria. I nuovi report avevano evidenziato gravi problemi strutturali dovuti a una presenza di calcestruzzo minima, ridotta anche del 90%. Per questo erano state chiuse una ventina di tunnel e programmati lavori di ripristino.
Non è escluso che nei prossimi mesi le tre inchieste (quella sui falsi report, sulle gallerie e sulle barriere fono assorbenti pericolose) possano essere riunificate. Anche nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, lo stesso procuratore generale Roberto Aniello ha ricordato come “purtroppo la rete autostradale e stradale della Liguria è frequentemente interessata da queste vicende, con conseguenti indagini per il reato di disastro colposo”.