Amianto killer in Valbasento, l’inchiesta sulla stampa

8 luglio 2019 – Quattrocento operai ammalati e circa 250 morti. E’ questo il bilancio aggiornato a tutto il mese di giugno delle vittime di amianto in Val Basento, in Basilicata, dove l’Enichem qualche decennio fa dava lavoro a migliaia di persone. Posti di lavoro che ora gli abitanti di Pisticci, dove l’azienda tessile sfornava fibre in polimeri, stanno pagando a caro prezzo. Della vicenda è tornato ad occuparsene in questi giorni il Corriere del Mezzogiorno attraverso i racconti dei protagonisti. Gli esperti si aspettano un picco di patologie legate all’asbesto, e ai vari agenti chimici cancerogeni, nei prossimi tre anni.  L’inchiesta del Corriere della Sera, Corriere del Mezzogiorno edizione Bari-Matera sull’amianto killer mette in evidenza come tra i lavoratori la probabilità di morire resta ancora altissima, familiari compresi. L’unica forma per ostacolare questa catena di morti, al momento, è rappresentata dalla diagnosi precoce del carcinoma al polmone effettuata nella sorveglianza sanitaria della Basilicata, dove esiste la coorte di lavoratori ex esposti più numerosa d’Italia.
Un’altro nodo da sciogliere è quello dell’Inail che fatica a riconoscere l’origine “professionale” delle patologie e, addirittura, come sottolinea nell’inchiesta Mario Murgia, responsabile Aiea della provincia, uno dei tanti dipendenti ex-Enichem che si stanno attivando per monitorare e sostenere i più sfortunati,  non aggiorna le tabelle dal 2008 per le malattie in “fascia 1”.  In Val Basento oltre alla Enichen c’era anche la Materit che trattava l’amianto come materia prima. Ora verso i vertici di quell’azienda è in corso un processo. 
 Nel 1990 l’ Enichem Fibre  cessa  l’attività  produttiva di fibre nello  stabilimento  di  Pisticci, cedendo  alla  Società  SNIA  S.p.A.  l’impianto  di  Fibra Poliammidica, e alla  neo costituita  Società Tecnoparco, società di fornitura servizi,  la Centrale Termoelettrica, gli impianti di  Trattamento acque e scarichi industriali, strade, officine, laboratori, uffici, infermeria, magazzini, mensa. Nello stabilimento di Pisticci resta come unica attività del gruppo Eni la società INCA INT’L per la produzione del polimero poliestere, la Rigradazione  Poliestere ed il reparto Manifatturiero per la produzione di contenitori in PET.

L’impegno di ANMIL contro l’amianto

La tutela dei lavoratori esposti all’amianto è, e resta, un problema molto sentito da ANMIL, poiché intercetta tutte quelle istanze prevenzionistiche, previdenziali ed ambientali oggetto della mission dell’Associazione. L’ANMIL nei suoi 76 anni di attività ha dedicato una particolare attenzione ai rischi legati all’esposizione all’amianto, anche attraverso iniziative molto centrate e specifiche. Quali ad esempio la realizzazione del Protocollo “Liberi dall’Amianto”, che nel 2012 ha visto, tra i sottoscrittori, Fondazione ANMIL “Sosteniamoli Subito”, con i principali sindacati e le Associazioni di vittime dell’amianto, per la prima volta alleati, per promuovere l’informazione e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, avendo come obiettivo quello di sostenere la ricerca per la prevenzione e la cura delle malattie asbesto-correlate. Al contempo, ANMIL ha realizzato, partendo dai più giovani, una campagna intitolata “Asbestus Free”, volta a far conoscere il pericolo legato all’utilizzo del minerale killer, così estremamente nocivo per l’uomo e all’origine di gravi patologie, spesso mortali. Tra gli ulteriori servizi messi gratuitamente a disposizione da ANMIL, ci sono le consulenze medico-legali, legali generiche especialistiche, fino all’assistenza personale e psicologica, mediante specifici “Sportelli Amianto”. È inoltre recente il protocollo d’intesa, firmato dal Presidente Nazionale ANMIL e dal Presidente dello Sportello Amianto Nazionale, mediante cui ha preso il via, lo scorso maggio, la piena e convinta collaborazione tra ANMIL e lo Sportello Amianto Nazionale, all’interno del quale l’Associazione è operativa nelle attività che svolge il Comitato specialistico in materia di Amianto. 
Altro passaggio fondamentale del coinvolgimento attivo di ANMIL è riscontrabile nell’istituzione, il 28 aprile di ogni anno, della Giornata mondiale per le vittime dell’amianto, il cui testimonial, nel 2016, è stato Bruno Galvani, presidente della Fondazione Anmil, paraplegico dall’età di 17 anni per un infortunio sul lavoro. Partito da Monfalcone, egli ha percorso il tour per la sicurezza sui luoghi di lavoro, un giro d’Italia lungo oltre 5.000 chilometri, di cui oltre 3.000 su sedia a rotelle e i restanti 2.000 in camper, con una troupe al seguito che dalle riprese de tour ha realizzato un docufilm intenso ed emozionante, volto a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle morti sul lavoro, e più in particolare quelle dovute alla fibra killer.
L’Associazione promuove inoltre iniziative non assistenziali, ma certamente divulgative e volte a migliorare la legislazione in materia di prevenzione di infortuni  e reinserimento lavorativo post-infortunio, così come predispone studi ed approfondimenti ad hoc. 
Tra queste è da annoverare la realizzazione de “Rapporto Annuale sulla salute e sicurezza sul Lavoro ANMIL”, la cui terza edizione è in fase di redazione. In entrambe le edizioni del Rapporto, pubblicate nel 2017 e nel 2018, è stato dato ampio spazio alla trattazione del tema amianto, nonché all’approfondimento degli interventi del Legislatore comunitario e nazionale, del mondo della ricerca e della giurisprudenza in materia. 
ANMIL ha inoltre, ormai da anni, iniziato a costituirsi parte civile nei principali processi penali, quelli cioè  aventi avuto maggiore risonanza mediatica per la tragicità dell’evento, per il numero di persone coinvolte e che possano aver tratto origine da violazioni della normativa sulla salute e sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro, anche in materia di amianto.  

Leggi l’articolo con le testimonianze comparso sul Corriere del Mezzogiorno