Le nostre Battaglie

Fin dall’inizio dell’attuale consiliatura abbiamo navigato su un terreno avverso a una Associazione che ha nel miglioramento delle tutele pubbliche uno dei suoi principali obiettivi e che si è invece trovata a dover difendere diritti e livelli di tutela che si ritenevano non discutibili.
E non è un caso se, nella generale erosione delle Politiche Sociali, l’Assicurazione Infortuni non sia stata minimamente toccata, nonostante ci fosse il concreto pericolo che essa venisse coinvolta, come tutti gli altri settori del Welfare, in processi di razionalizzazione e riduzione della spesa.
Una realtà complessa, variegata e in continuo movimento ci ha visto comunque protagonisti nella conduzione strategica dell’Associazione che ha unito funzioni di rappresentanza degli interessi di categoria al governo complessivo della Rete.
In questo modo l’intero assetto organizzativo si è consolidato con un crescendo – tuttora in corso – d’iniziative che hanno scontato, peraltro, il “sommovimento” generale del sistema Paese e dello Stato sociale.
Entrando nel vivo una analisi efficace dell’attuale attività dell’ANMIL non può prescindere da un inquadramento nel più generale contesto economico e politico del nostro Paese, che ha in larga parte condizionato le scelte di politica sociale e, di riflesso, anche le iniziative della nostra Associazione.
Anche l’emergenza sanitaria legata al Covid 19 ha fatto la sua parte, costringendo tutti a misure restrittive e congelanti che hanno portato ad inevitabili crisi economica e sociale.
Ma la nostra responsabilità nei confronti degli associati ci “obbliga” ad impegnarci con la stessa tenacia di sempre.
Portare avanti l’attività rivendicativa in favore delle vittime di infortuni e malattie professionali, in continuità con quanto programmato negli anni precedenti e nell’ambito del nuovo contesto politico, sociale ed economico delineatosi, dovrà essere l’obiettivo primario pur confrontandoci quotidianamente con cambiamenti rapidi e spesso inattesi che rendono difficile portare avanti un dialogo duraturo con i referenti istituzionali sui temi di nostro interesse.
Negli anni passati, pur nelle costanti difficoltà che caratterizzano i processi normativi, l’Associazione è riuscita ad ottenere risultati significativi in termini di miglioramento della tutela assicurativa contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.
Ora però il quadro politico ed economico si presenta più complesso del solito, condizionato anche dagli allarmi dell’Unione Europea sul deficit del nostro Paese e le conseguenti pressioni sul rispetto dei vincoli di bilancio.
Malgrado tali difficoltà, continueremo a portare avanti le nostre istanze a partire, naturalmente, dalla prevenzione del fenomeno infortunistico, attraverso la sensibilizzazione, la formazione e la vigilanza. Molti saranno i nodi da sciogliere anche in tema di tutela delle vittime e delle loro famiglie, a partire da una riflessione sull’adeguatezza del sistema assicurativo e da un auspicabile miglioramento delle prestazioni riconosciute a seguito di infortunio e malattia professionale. Ultimo, ma non per importanza, il diritto al lavoro, al fine di superare le criticità della normativa sul collocamento mirato e garantire agli invalidi del lavoro maggiori opportunità di reinserimento. 
Con specifico riferimento all’attività rivendicativa, i filoni di intervento andranno dalla tutela delle vittime, alla prevenzione del fenomeno infortunistico, alla formazione dei disabili visto come strumento imprescindibile rispetto al reinserimento lavorativo.
Particolare attenzione anche all’ipotesi di riapertura dei termini previsti dalla legge 257/92 relativa all’impiego dell’amianto.


LINEE DI INDIRIZZO DI POLITICA ASSOCIATIVA
          

  1. La complessiva revisione della normativa in tema di assicurazione per infortuni sul lavoro e malattie professionali, attualmente contenuta nel Testo Unico di cui al D.P.R. 1124 del 1965, che ormai sconta il limite dei suoi quasi 60 anni di vigenza e deve fare i conti con un mercato del lavoro improntato alla flessibilità in una società in continua evoluzione. Ipotesi di revisione del sistema di indennizzo del danno biologico tra il vecchio e il nuovo ordinamento.
  2. Ricondurre nel sistema assicurativo qualsivoglia prestazione (legata all’evento professionale) di servizio o monetaria, valorizzando quelle immediatamente riferite all’infortunio e all’infortunato, senza abbassare la guardia per quanto riguarda l’adeguatezza delle prestazioni per gli invalidi indennizzabili. Sollecitare e rivendicare l’automaticità dell’adeguamento delle prestazioni monetarie, come momento essenziale e caratterizzante della funzione indennitaria dell’assicurazione infortuni.
  3. Ridurre il grado minimo di invalidità per il diritto a rendita con una riconsiderazione dei meccanismi di gestione finanziaria dell’INAIL, per il primario obiettivo di garantire la continuità di presa in carico e cura degli infortunati anche “minori”, altrimenti espulsi dal sistema di tutele per tutta la loro vita a fronte delle crescenti esigenze di tutele sanitarie e sostegno sociale e umano. Ribadire quindi il ruolo prioritario della presa in carico per servizi sanitari e assistenziali, distinto – ma integrato –  da quello indennitario in rendita, dando così concretezza al superamento dei limiti temporali oggi confermati anche per i titolari di rendita.
  4. Promuovere il completamento dell’offerta di servizi, a partire dall’analisi dei modi e strumenti per la messa in essere di azioni, che, mutuando esperienze di passati arricchimenti del panorama sindacale, affianchino gli infortunati anche nei luoghi di lavoro.
  5. Monitorare l’evoluzione – nel quadro della auspicata riforma del Titolo V della Costituzione – dei servizi e provvidenze offerti a livello territoriale alle persone disabili, con l’obiettivo di concorrere al loro sviluppo e garantire adeguata considerazione, nel loro contesto, delle persone infortunate e invalidi del lavoro per quanto possa essere da loro fruito a completamento dell’indennizzo e servizi assicurativi. In questa ottica, favorire il confronto e lo sviluppo di una rete di collaborazioni con altre realtà associative e federazioni, anche in ambito comunitario che operano nel mondo della disabilità, al fine di ampliare le possibilità di intervento a tutela degli invalidi del lavoro e dei disabili in senso ampio, aprendo il raggio di azione dell’Associazione alla dimensione internazionale, attraverso la collaborazione con la Comunità Europea e con organismi ed associazioni estere, anche in ottica progettuale.
  6. Rivedere il sistema delle responsabilità civili, che permea sempre più tutto il vivere sociale e produttivo, al fine di fornire alle persone – nella loro veste di lavoratori e di cittadini sempre più sovrapponibili – la garanzia di un ristoro (risarcitorio o, se del caso, indennitario), a carico dei danneggianti, da esercitare in forme semplificate, limitando il più possibile la logica della gravosa acquisizione per via giudiziaria di diritti e benefici.
  7. Sollecitare una opportuna riconsiderazione – in questo quadro – delle politiche per la formazione degli infortunati e invalidi del lavoro, con particolare attenzione alla formazione professionale dei giovani, privilegiando i momenti di addestramento e quelli di formazione di base, per la creazione di un substrato culturale al servizio di una agevole utilizzazione delle tecnologie, sempre più diffuse nei diversi settori produttivi ben al di là dei tradizionali brevetti europei.
  8.  Stimolare il rafforzamento della mission e dell’impegno dell’Associazione sul versante della prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali attraverso attività che contribuiscano concretamente all’innalzamento dei livelli di cultura della sicurezza e della prevenzione (progetti, studi, ricerche, formazione, campagne di comunicazione e sensibilizzazione).