Il Disday ha mostrato Piazza di Spagna da una diversa prospettivaNon ti nascondere. Per il Disability Day sono arrivati a Roma da tutta Italia per affermare un nuovo modo di vivere e di vedere la disabilità. In sella alle loro carrozzine, a spinta o elettriche, donne e uomini su quattro ruote non si sono fatti fermare neppure dalla neve e dal ghiaccio per mostrarsi a turisti e passanti, invitandoli a “sedersi al loro posto”. E così, in una delle mattine più fredde dell’anno, in piazza di Spagna si sono visti i cosiddetti disabili guidare i cosiddetti normodotati per le vie dello shopping e degli ostacoli. In testa alla formazione dei carrozzati il presidente dell’Associazione Disability Pride Onlus, Carmelo Comisi, ben visibile nel suo look rosso e bianco. Uno dei momenti clou della giornata è stato quando il leader si è presentato davanti al negozio di uno dei marchi più prestigiosi di via Condotti, dove è stato immediatamente accolto da uno stuolo di commessi gentili e pronti a prendere appunti. Queste le dolenti note: la mancanza di un apposito campanello per entrare, senza agitarsi davanti alla porta e la comparsa di una pedana, posata al momento, ma solo parzialmente accessibile. Molte le reazioni che abbiamo raccolto fra chi si è messo in discussione e ha voluto salire su una carrozzina, raccogliendo la sfida del DisDay, voluto fortemente anche dall’ANMIL e dalla Fondazione Sosteniamoli Subito. 

– Pier Gianni Medaglia, delegato del Rettore dell’Università di Tor Vergata per l’inclusione degli studenti con disabilità 
Ho voluto provare a muovermi in carrozzina per vivere in prima persona il concetto dell’affiancamento che, nel nostro corso di studio, applichiamo agli studenti come Carmelo Comisi. Aprendoci alle iniziative sul territorio per la sensibilizzazione e l’abbattimento delle barriere, speriamo che rimanga qualcosa negli occhi e nel cuore delle persone che ci vedono e che stanno provando a spostarsi fra tante difficoltà.

– Laura Coccia, parlamentare uscente e ora cittadina comune
A volte esco a piedi, a volte in carrozzina, ma sono sempre la stessa e decido il  “mezzo” in relazione ai percorsi che devo affrontare. Con il ghiaccio, le quattro ruote sono d’obbligo. Mi limito a dire che sono andata a prendere un caffè e, poiché il bancone mi arrivava all’altezza degli occhi, qualcuno mi ha dovuto passare la tazzina. Credo che nel 2018 ci siano nuovi modi di progettare e sarebbe ora di cominciare a metterli in pratica. E non soltanto perché lo prevede la legge, ma perché le barriere architettoniche limitano la nostra possibilità di essere liberi e di decidere autonomamente, senza dovere chiedere per “favore” e “grazie” a nessuno.

– Federica Badessa, studentessa e volontaria del Servizio Civile presso l’ANMIL 
Provare a stare su una carrozzina elettrica significa vedere le reali difficoltà che affronta quotidianamente un disabile. E di ostacoli ce ne sono tanti. Basta pensare che non sono riuscita ad entrare in un negozio, a causa di un gradino, che fino a poco prima mi era sembrato basso. Anche tre centimetri possono rappresentare una barriera insormontabile. E finché non mi sono messa nella posizione seduta, non mi sono resa conto di che cosa comporti non avere la libertà di andare dove si vuole. 

– Graziano Campinoti, a Roma da Grosseto per il Disability Day 
Chi vive su una carrozzina incontra tutti i giorni ostacoli da scansare, come biciclette e motorini parcheggiati sui marciapiedi. Ma come se non bastasse, ci sono anche ostacoli umani. Basta guardare questa mendicante, seduta sulla strada, che allunga la mano ed ostacola il passaggio (la donna vede la carrozzina, ma non si muove, ndr).  

– Davide Magini, anche lui grossetano  
A Roma ho incontrato tantissime difficoltà, a cominciare dal parcheggio a pagamento, senza un posto auto riservato ai disabili. E poi ho dovuto girare quasi un’ora prima di trovare, in pieno centro storico, un bagno accessibile ad una carrozzina. Per non parlare delle buche, che si aggiungono alle salite e alle discese non collegate. Neppure la farmacia di piazza di Spagna è risultata accessibile. Il responsabile è uscito per aiutarmi, ma non ha potuto fare niente perché i due scalini all’ingresso del locale impedivano alla mia carrozzina elettrica di entrare. 

– Vito D’Aloisio, fiorentino, presidente dell’Associazione Abilia Onlus 
Esistono enormi differenze tra carrozzina e carrozzina perché ogni patologia richiede un assetto di marcia diverso. Con una carrozzina manuale e due buone braccia, come le mie, si possono superare gradini di 5 o 6 centimetri, ma per una carrozzina elettrica anche 3 centimetri possono essere invalicabili. Ovunque si vada è quasi impossibile trovare esercizi senza scale, per non parlare degli uffici pubblici. 

– Cristiano Bocci, romano  
A causa di innumerevoli ostacoli, molti spazi di Roma mi sono preclusi, a cominciare dal centro storico, quasi totalmente vietato, a causa non solo delle barriere architettoniche, ma anche di quelle culturali, che ancora oggi sono troppo presenti.

– Gianni del Vescovo, rappresentante dell’ANMIL di Latina
Sono qui per calare le persone in questa nuova prospettiva. Oggi ho fatto sedere due passanti, uno dei quali su una carrozzina elettrica, e insieme abbiamo fatto un giro fra le barriere architettoniche del centro storico, dai marciapiedi agli esercizi totalmente inaccessibili. Entrambi, come me, non potevano entrare nei negozi e si sono resi conto, abbassando il loro punto di vista, di non riuscire a prendere neppure un caffè e ad entrare in un bagno. 

– Giuseppe Giorgetti di Frascati 
Posso camminare, ma oggi ho scelto di muovermi in carrozzina e ho trovato una differenza abissale: cambia il mondo e si moltiplicano le difficoltà di accesso a quasi tutti gli esercizi. Anche chi è salito su una carrozzina, a fianco a me, si è reso conto di quanti ostacoli si incontrino e di quanto debba aumentare l’attenzione, anche solo per evitare una buca.

– Aimone Spinola della Cooperativa Astra 
Ho voluto provare la carrozzina e mi sono reso conto che c’è un mondo parallelo che viaggia a fianco a noi. Chi è costretto a muoversi su una sedia a rotelle vive un’odissea e, per passeggiare e fare shopping con i suoi cari, deve impegnarsi in una costante ricerca di punti d’accesso e di possibilità, che risultano infinitamente limitate. Gli ostacoli sono in apparenza banali perché basta uno scalino, a cui di solito non si fa nemmeno caso, per rendere inaccessibile un’intera area e quindi tutte le attività che vi si affacciano. Un limite che si aggiunge agli sguardi dei passanti, a volte solidali e pronti ad offrire il loro aiuto e alle espressioni degli esercenti, molto spesso imbarazzati e consapevoli della impraticabilità dei loro locali per le persone costrette a vivere su quattro ruote. 

Fin qui le testimonianze. Ma dal Disability Day al Disability Pride, che si terrà il 15 luglio, il filo è diretto. “Nel frattempo – conclude Carmelo Comisi – non ci fermeremo e saremo presenti anche alla maratona di Roma del prossimo 8 aprile”. Dunque si corre sempre perché – come tiene a precisare lo stesso Carmelo – l’integrazione nella società non può essere affidata a qualche appuntamento istituzionale, a cominciare dalla Giornata Internazionale della Disabilità del 3 dicembre, ma deve essere un impegno quotidiano per abbattere tutte le barriere che si pongono tra la vita e la persona.