Intervista alla Sottosegretaria al Lavoro e alle Politiche Sociali Francesca Puglisi

L’ANMIL è un partner fondamentale del Governo nel contrasto agli incidenti.

In agenda l’aumento del numero degli ispettori per reprimere i comportamenti scorretti e premiare le aziende virtuose. 

 

È ritornata con entusiasmo fra gli iscritti all’ANMIL la Sottosegretaria al Lavoro e alle Politiche Sociali, Francesca Puglisi. Dopo il debutto a Palermo, in occasione della Giornata Nazionale delle Vittime dell’Associazione, questa volta ha voluto far sentire la sua presenza al Consiglio Nazionale, davanti ai dirigenti di tutte le sedi italiane. Il suo intervento, interrotto più volte dagli applausi, ha posto innanzitutto l’accento sul ruolo dell’ANMIL, che ha definito: “Un partner fondamentale per la rete capillare presente su tutti i territori del Paese e per l’esperienza maturata in tanti anni di lavoro, a cominciare dall’impegno nel mondo della scuola, prioritario per cambiare la cultura della sicurezza”. La Sottosegretaria ha ricordato che “l’incuria non è soltanto dei datori di lavoro nei confronti dei propri operai, ma anche dei piccoli imprenditori che mettono a repentaglio la loro stessa vita”. E ha aggiunto: “Vi chiedo di continuare a confrontarci perché il Governo ha le orecchie aperte e io continuerò ad impegnarmi in prima persona perché nel nostro Paese non si continui a morire sul lavoro”. Questi e altri temi sono emersi nell’intervista che abbiamo realizzato, ai microfoni di Radio ANMIL Network, in occasione del Consiglio nazionale.

 

– Lei in più occasioni ha detto che il lavoro dovrebbe essere sempre a lieto fine, ma nel nostro paese si continua a morire. Come fare per invertire la tendenza?

Proprio per la gravità dei dati che continuano ad essere rilevati su morti, incidenti e malattie professionali, abbiamo deciso come Governo, all’indomani dell’insediamento, di aprire un tavolo di confronto, coinvolgendo da subito anche il Ministero della Salute, le Regioni, le Parti Sociali – non solo i Sindacati, ma anche le Organizzazioni Datoriali – e tutti quegli attori della rete di prevenzione e di protezione dei lavoratori e delle lavoratrici. Vogliamo fare un quadro preciso per poter agire, a cominciare dall’aggiornamento del Decreto 81, che necessita ancora di Decreti Attuativi. Vogliamo inoltre realizzare un nuovo modello di governance dei controlli che vengono fatti a livello territoriale, non solo per essere più efficaci nelle sanzioni, ma soprattutto per affiancare le imprese e i lavoratori, dotandoli dei sistemi di sicurezza di cui hanno bisogno.

 

– A che punto sono i lavori di questo tavolo di confronto?

Il tavolo si sta muovendo in modo spedito e sono già stati fatti alcuni gruppi di lavoro su temi specifici. Cito, per esempio, una sorta di patente a punti per la partecipazione agli appalti e per premiare le imprese più virtuose allo scopo di rivedere – lo ribadisco – il sistema di governance a livello territoriale. Come sapete bene, sono numerosi gli attori che agiscono, dagli Ispettori delle ASL, ai Vigili del Fuoco, all’Ispettorato Nazionale del Lavoro. Abbiamo innanzitutto bisogno di rafforzare il sistema ispettivo e a tale scopo abbiamo già stabilito, nel Decreto 101, l’assunzione di 150 nuovi ispettori del lavoro che entreranno presto in servizio. Credo che tutti gli addetti a questa funzione debbano avere una visione comune e in tale ottica è molto importante il coordinamento a livello territoriale. A questo proposito ci sono risorse stanziate nella legge di bilancio e stiamo inoltre presentando emendamenti affinché vengano assunti più medici presso l’INPS e le ASL.

 

– Crede che gli interventi in programma possano incidere anche sui fenomeni del caporalato e del lavoro sommerso?

Assolutamente sì e a tale scopo è preziosa l’azione che sta svolgendo l’Arma dei Carabinieri unitamente ai N.A.S in carico presso il Ministero della Salute e ai Nuclei operanti presso l’Ispettorato Nazionale del Lavoro. Questo coordinamento territoriale interforze è davvero efficace perché i progressi si cominciano già a vedere. Proprio nelle ultime ore è stata segnalata a Bologna, la mia città, un’organizzazione di tre pakistani che sfruttavano il lavoro di 58 connazionali. Le cose da fare sono tante, ma vogliamo cominciare presto a tirare le somme per agire anche a livello normativo, quando i tavoli di lavoro avranno concluso il loro iter.

 

– Sono passati pochi giorni dalla Giornata Nazionale per la Sicurezza nelle Scuole. Che cosa può fare la pubblica istruzione per creare una cultura diversa?

La scuola è fondamentale perché, per cambiare la cultura della prevenzione e promuovere la sicurezza nei luoghi di lavoro, bisogna agire innanzitutto sulla formazione dei ragazzi. Mi è capitato più volte di aprire la finestra e vedere operai, sul tetto del palazzo di fronte al Ministero, che lavoravano senza alcun dispositivo di protezione. Credo che tutti i cittadini e le cittadine debbano essere consapevoli dei rischi che si corrono quando si sottovaluta la pericolosità di alcuni lavori. Tutti dobbiamo essere sensibilizzati. Potremo diminuire il numero dei morti quando tutti saremo davvero consapevoli. E a questo proposito il ruolo della scuola è fondamentale.

 

– Lei ha detto che l’ANMIL deve essere il partner del Governo per il cambiamento. Da dove ricominciare insieme?

Per noi l’ANMIL è davvero un partner del Governo in questa azione di contrasto ai morti sul lavoro. Si tratta di un’associazione che è radicata in modo capillare sul territorio e che è di fondamentale importanza per la sua vicinanza ai familiari delle vittime di incidenti. Sono anche felice del fatto che l’ex Presidente dell’ANMIL, Franco Bettoni, sia diventato Presidente dell’INAIL, un altro degli attori fondamentali della rete vigilata dal Ministero del Lavoro e che, a sua volta, fa tanto per coloro che hanno subito un incidente. Sono convinta che, se si continuerà a fare un gioco di squadra, sarà possibile ottenere velocemente buoni risultati.

 

– Può fare un augurio a tutti gli infortunati e alle loro famiglie per le festività che si stanno avvicinando?

Siamo assolutamente vicini a tutte le persone che hanno subito un incidente e in modo particolare a coloro che hanno perso un familiare sui luoghi di lavoro. Noi crediamo che debbano essere assicurati innanzitutto i giusti risarcimenti e anche su questo punto faremo un’attenta valutazione. Purtroppo, quanto verrà fatto non servirà a restituire chi non c’è più, ma stiamo lavorando perché ciò che è accaduto non succeda più. Buon lavoro a tutti. 

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