La Fiera “Ambiente Lavoro” di nuovo con l’ANMIL per promuovere la cultura della sicurezza.
La prevenzione deve essere un must sul posto di lavoro come in tanti momenti della vita di tutti i giorni.

Dal 15 al 17 ottobre ritorna “Ambiente Lavoro” nei padiglioni del Quartiere Fieristico di Bologna. Il “Salone della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”, giunto alla 29esima edizione, si è affermato come la prima manifestazione fieristica italiana interamente dedicata alla promozione di questi temi. Con oltre 14.000 visitatori, 229 iniziative formative e più di 130 aziende espositrici nel 2018, resta l’unico evento nazionale ad offrire una panoramica completa sul tema della prevenzione di incidenti e malattie professionali. L’edizione che sta per prendere il via, rinnovata negli spazi che ospitano aziende espositrici ed appuntamenti di formazione, ha un ampio programma di eventi speciali: dal campo prove che riproduce simulazioni di incidenti e mette in mostra prodotti e competenze per evitarli, alle attività dedicate ai dealer del settore, all’agenda destinata al confronto fra domanda ed offerta sulle esigenze degli utenti da un lato e le proposte del mercato dall’altro. Anche quest’anno l’ANMIL è protagonista, nell’ambito di “Ambiente Lavoro”, dell’organizzazione di tre eventi, incentrati su tematiche attuali e che, fin da ora, registrano l’overbooking di due delle tre sale messe a disposizione. Si intitolano: “La sicurezza negli appalti: dal nuovo codice al c.d. sblocca cantieri”; “Nuove tecnologie e gestione della sicurezza sul lavoro: dal lavoro agile al lavoro su piattaforma digitale, tra criticità e opportunità”; “Dispositivi di Protezione Individuale e buone prassi, alla luce della nuova disciplina”.‪ A pochi giorni dall’inizio della Fiera, abbiamo intervistato la Project Manager Marilena Pavarelli, ‪l’anima di “Ambiente Lavoro” che, insieme al team di SENAF, da sette anni segue in prima persona il progetto che nel 2020 festeggerà il suo trentesimo compleanno.

– Quanto è cresciuta, rispetto alle prime edizioni, la sensibilità nei confronti di temi così forti e attuali come la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro?
L’esperienza di “Ambiente Lavoro” era nata nel 1990 sulla scorta degli entusiasmi dell’Unità Sanitaria Locale di Modena, a cui va riconosciuto il merito di avere sempre rappresentato un punto di riferimento in materia di sicurezza sul lavoro e che all’epoca, insieme a noi di SENAF, decise di dar vita ad un momento sia commerciale che culturale dedicato alla tematica. Nei quasi trent’anni che sono passati da allora ad oggi, il mondo a cui ci rivolgiamo è estremamente cambiato. Per certi versi in positivo, per altri versi in negativo. Il primo elemento che mi preme sottolineare è che, rispetto al 1990, quando c’è stata la prima edizione di “Ambiente Lavoro”, siamo passati da circa 2.400 morti ad oltre 482 registrati nei primi sei mesi dell’anno. Il paragone tra i due dati evidenzia una riduzione drastica del fenomeno in questo cammino trentennale, anche se siamo tutti d’accordo sul fatto che non avremo mai fatto bene il nostro lavoro finché il numero delle vittime non sarà azzerato. Sulle malattie professionali si è invece assistito ad un trend inverso, non perché siano effettivamente aumentate, ma perché si è creata una maggiore cultura rispetto al riconoscimento di queste problematiche che si scatenano sul posto di lavoro e che in passato venivano sottaciute. Mi riferisco al legame di causa ed effetto tra una determinata professione ed una determinata malattia, fatto che trent’anni fa era ben lungi dal sentire comune, mentre oggi esiste questa percezione insieme al coraggio di denunciare. Potrei poi citare alcuni elementi meno positivi. Di sicuro il settore vive entusiasmi inferiori rispetto a quando l’esperienza è partita perché all’epoca anche noi eravamo i pionieri di un nuovo tema, così come tutti coloro che in questo contesto si muovevano. L’entusiasmo era maggiore perché maggiori erano le necessità di formarsi, informarsi, capire che cosa poter fare rispetto a questo fenomeno.

– Sono trascorsi undici anni dall’emanazione del Decreto 81/2008 e una ventina di provvedimenti sono ancora inattuati. A tale proposito sembra però che il nuovo governo intenda avviare il loro completamento. Quale pensa possa essere, in questo contesto, il ruolo di una Fiera come “Ambiente Lavoro” per rafforzare quella cultura della sicurezza che vede l’ANMIL da sempre attivamente impegnata?  
Veniamo da un lungo periodo in cui la normativa in materia non ha presentato nuovi elementi e forse anche da anni in cui il tema non è stato adeguatamente affrontato. Lo dimostra il fatto che, in questi primi sei mesi del 2019, i morti sul lavoro sono stati più numerosi rispetto all’anno precedente. Qualcosa sul tema va sicuramente rivisto. Viviamo in un paese complicato, in cui esistono tante esperienze diverse, sia perché ogni regione ha i propri assetti dal punto di vista legislativo, sia perché i contesti socio economici sono molto variegati sul territorio nazionale. E tutto questo non aiuta‪. La manifestazione non fa altro che essere lo specchio di quanto accade nel nostro paese e intende continuare a rappresentare principalmente un momento di incontro e confronto. Noi crediamo infatti nella bontà di formarsi, informarsi e costruire sempre più una cultura della sicurezza che appartenga a tutti e che costituisca il naturale substrato per una lotta contro i morti e le malattie professionali sul lavoro.

– Volendo tradurre questa Fiera in numeri, quante sono le presenze attese per quest’anno, sia in termini di espositori che di iscritti?
Quest’anno ospiteremo 150 aziende e ci aspettiamo, più o meno come l’anno scorso, circa 15.000 visitatori. Posso dire che la manifestazione riscuote senz’altro attenzione e consenso. Quello che ho cercato di sottolineare è che dovremmo recuperare la spinta nel settore nel suo complesso e non soltanto in occasione della Fiera. Intendo dire che coloro che si muovono in questo ambito dovrebbero tornare agli entusiasmi che hanno caratterizzato la fase iniziale della nostra avventura e del lancio del tema della sicurezza sul lavoro nel nostro paese. In questo senso bisognerebbe cercare davvero di creare una sorta di rottura all’interno del comparto, come abbiamo visto nelle ultime settimane. Mi riferisco al tavolo con il Ministero del Lavoro, il Ministero della Salute, Sindacati e INAIL, insomma a quella serie di soggetti pubblici e non solo che, dopo l’ennesima serie di incidenti sul lavoro, hanno deciso di monitorare la situazione. Mi auguro che presto si possa passare dalle parole alle azioni concrete.  

– “Ambiente Lavoro” è ormai diventato un evento irrinunciabile per conoscere i prodotti, le soluzioni e le ultime novità sulle norme che regolano l’applicazione delle leggi in materia di sicurezza. Un’occasione dunque unica per radicare questa cultura nel nostro paese, anche grazie alla collaborazione con alcuni tra gli enti e le associazioni più autorevoli d’Italia. Scorrendo gli eventi previsti in calendario, emerge un ampio catalogo di seminari e convegni. Quali sono i temi prevalenti nell’edizione di quest’anno?
Ci sono argomenti che non passano mai di moda, come ad esempio il grande tema del rischio chimico, che affronteremo anche quest’anno da tante angolazioni perché accomuna in maniera trasversale moltissimi settori produttivi e riscuote sempre grande interesse. Parleremo poi dei rischi legati al tema degli spazi confinati e, a tale proposito, ospiteremo il primo convegno internazionale dedicato alle attività di soccorso all’interno di queste aree. E poi ci occuperemo di tutta una serie di fenomeni emergenti, dall’uso della tecnologia che sempre più spesso produce fenomeni di burn out, alla necessità di gestire contesti sempre più variegati in termini di composizione della forza lavoro. A tale scopo si è affermata la figura del diversity manager, che ha il compito di abbassare il livello di conflittualità all’interno di uno spazio di lavoro in cui devono convivere persone di religioni diverse, con orientamenti sessuali diversi e anche con disabilità. Il suo ruolo diventa un elemento fondamentale per gestire fenomeni di stress lavoro-correlato e di mobbing nel mondo attuale, che è sempre più multietnico e caratterizzato dalle  diversità. La manifestazione offre una panoramica articolata su una serie di problematiche di natura molto diversa tra loro. Trent’anni fa, quando “Ambiente Lavoro” ha avuto inizio, non avremmo mai parlato di questi temi perché non erano neppure nati, mentre oggi sono entrati a pieno titolo tra i fattori di rischio dei posti di lavoro.

– Come nelle edizioni precedenti anche quest’anno l’ANMIL si renderà protagonista dell’organizzazione di tre eventi, con un panel di relatori altamente qualificati, per i quali l’Associazione ha richiesto l’accreditamento presso gli Ordini degli Avvocati e degli Ingegneri. Quale pensa possa essere il punto di forza dell’ANMIL all’interno della Fiera?
Credo che l’ANMIL abbia sempre costituito per “Ambiente Lavoro” una presenza essenziale, che si inserisce perfettamente nel discorso che insieme portiamo avanti. Non esiste un’attività che voglia offrire sicurezza sul lavoro senza il coinvolgimento di chi, in prima persona, ha dovuto vivere sulla propria pelle l’esperienza di incidenti con  morti o feriti. Pertanto una manifestazione che intende affrontare a tutto tondo tale argomento non può non coinvolgere l’ANMIL all’interno delle sue attività. Questa associazione ha davvero nel proprio DNA l’idea che bisogna raggiungere tutti per costruire una reale cultura della sicurezza. Negli anni lo ha fatto con i bambini delle scuole elementari, con le donne e con l’intera società. 

– Quanto una Fiera come “Ambiente Lavoro” può essere un luogo di incontro e confronto in grado di stimolare l’impegno a migliorare la sicurezza nelle aziende?
La Fiera si compone sempre di due anime. Da un lato c’è l’aspetto commerciale di presentazione di prodotti e servizi ed è chiaro che auspichiamo che le aziende frequentino la manifestazione per essere sempre aggiornate su quello che offre il mercato. Dall’altro il Salone propone un ricco calendario di occasioni per incontrarsi e confrontarsi e questo credo che sia il valore aggiunto di quanto facciamo perché è vero che i prodotti sono importanti, ma servono soprattutto le competenze. Ci auguriamo che la Fiera, attraverso queste due attività, contribuisca a far sì che le aziende maturino una maggiore consapevolezza allo scopo di ridurre il numero di incidenti sul lavoro. Quello che noi ribadiamo da sempre è che occorre investire tempo ed energie perché ci sia una metabolizzazione da parte delle aziende per garantire di lavorare in condizioni sicure. Un concetto che temo non sia ancora entrato appieno nella nostra cultura. 

– Può approfondire questo aspetto?
Penso che sia ancora forte la percezione della sicurezza sul lavoro come di una scocciatura – mi passi il termine – sia per le imprese che devono fare investimenti e sottostare alle norme di legge, sia per i lavoratori che devono utilizzare i dispositivi di protezione individuale. La sicurezza dovrebbe essere invece considerata un investimento sociale e soprattutto sulla propria vita. Occorre una maggiore consapevolezza perché, anche se un lavoratore è dotato del dispositivo di protezione più avveniristico presente sul mercato, ogni sforzo viene vanificato se non ha la percezione che gli può salvare la vita e che pertanto deve usarlo. Credo che sia questa la funzione principale di una manifestazione fieristica come “Ambiente Lavoro” che, al di là degli aspetti di carattere commerciale e della realizzazione di una serie di appuntamenti tecnici e di approfondimento, deve ribadire in ogni occasione – come in questa intervista – che tutti dobbiamo assolvere un compito civile: fare nostra l’idea che la sicurezza deve essere un must sul posto di lavoro, come in tanti momenti della vita di tutti i giorni.

– Chi è il frequentatore medio della Fiera e quali sono i soggetti a cui vorreste arrivare?
La Fiera vuole essere un punto di riferimento innanzitutto per i professionisti della sicurezza, cioè i responsabili dei servizi di protezione e di coloro che, a livello di consulenza, si occupano di questo tema. Ma non sono i soli interlocutori a cui ci rivolgiamo perché vogliamo richiamare anche il mondo di chi si occupa delle politiche di prevenzione e di chi fa attività di vigilanza e controllo. 

– “Ambiente Lavoro” può rappresentare per i giovani un punto di partenza per capire di più in materia di sicurezza sul lavoro?
Certamente. Se è vero infatti che manifestazioni fieristiche come “Ambiente Lavoro” hanno come primo obiettivo il coinvolgimento dei professionisti di cui ho appena parlato, è vero anche che all’interno della Fiera si è sempre cercato di riservare qualche attività ai giovani, coinvolgendo bambini delle scuole elementari e ragazzi delle medie e delle superiori. Sotto questo aspetto c’è una riflessione che tengo a fare: ci sono settori in cui la formazione e l’addestramento alla sicurezza continuano per tutta la vita lavorativa degli addetti, come ad esempio il comparto manifatturiero. Ci sono altri settori in cui invece questo non avviene o avviene solo sporadicamente. È il caso di citarne uno, l’agricoltura, a favore della quale la nostra manifestazione può svolgere un ruolo importante perché, in questa attività, esiste soltanto il momento scolastico per stimolare l’attenzione dei ragazzi che, in seguito, non avranno altre occasioni per sentire parlare di sicurezza sul lavoro. Spetterà poi a loro svolgere, in qualche modo, il ruolo di evangelisti nei confronti dei colleghi più anziani, che spesso sono i familiari. Nonostante l’agricoltura non registri un elevato numero di addetti nel nostro paese, continua però a pagare un prezzo altissimo in termini di incidenti mortali sul lavoro e per questo motivo deve essere monitorata con costante attenzione. 

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