Il migliore ateneo del Paese accoglie gli studenti di tutte le età che hanno vinto il premio “Primi in sicurezza” 

 

Cultura e musica alla Sapienza di Roma per la premiazione delle scuole che hanno vinto il Concorso “Primi in sicurezza”, promosso dall’ANMIL e dalla rivista OKAY! diretta da Roberto Alborghetti. Sono ormai 17 le edizioni di questa iniziativa che ha visto, negli anni, un crescendo di partecipazione e l’evoluzione di linguaggi multimediali che esaltano – come dice il comunicatore d’impresa e docente della Sapienza, Marco Stancati – il rapporto tra parola, immagini e musica. Oltre 300 i ragazzi degli istituti di ogni ordine e grado che sono arrivati nella capitale per fare il loro ingresso nell’aula magna del Rettorato dell’ateneo migliore del Paese. E così, davanti all’enorme affresco di Mario Sironi, che negli anni Trenta ha celebrato “l’Italia fra le arti”, sono risuonate le voci della cantautrice Mariella Nava, testimonial delle vittime del lavoro e di Marco Martinelli, laureato di talento, ricercatore e showman. Sotto gli occhi di tutti, il facilitatore grafico Michele Russo, studente del DAMS, ha disegnato in diretta il racconto dell’evento. Questa l’intervista che il Magnifico Rettore della Sapienza, Eugenio Gaudio, ci ha rilasciato alla vigilia della premiazione. 

– Sapienza Università di Roma per il secondo anno ha dato il patrocinio al concorso per le scuole “Primi in sicurezza”. Come vede questa continuità tra le scuole di ogni ordine e grado e l’Università sul tema della sicurezza? 
Il tema della sicurezza deve essere una priorità per ogni organizzazione che abbia la responsabilità delle persone che vivono, studiano e lavorano in un determinato ambiente. Le scuole e l’università in questo ambito devono inoltre esercitare l’azione formativa, per promuovere unitamente alla conoscenza ai massimi livelli valori che rendano la società civile degna di questo nome: prima tra tutti la cultura della sicurezza, nella convinzione che si possa molto migliorare in questo campo. Ecco perché è necessario che vi sia unità di intenti e continuità tra la scuola e l’università, in modo che la formazione sui temi della sicurezza sia presente in tutti i gradi del nostro sistema di istruzione.

– Che effetto le fa vedere in questa Aula Magna del Rettorato, solitamente frequentata da studenti universitari, anche bambini delle scuole materne ed elementari? 
Sicuramente è un grande piacere accogliere bambini e ragazzi nella nostra aula magna. L’università si prende cura della formazione delle nuove generazioni nella parte conclusiva, nella giovane età adulta, ma non può restare estranea alle altre tappe di questo fondamentale percorso, che comincia dall’infanzia. Costantemente lavoriamo e ci confrontiamo con le scuole di ogni ordine e grado e realizziamo iniziative e progetti dedicati ai più piccoli. Quando il tema è la sicurezza, questo impegno è ancora più sentito.

– Ritiene importante inserire il tema della sicurezza sul lavoro all’interno dei programmi universitari di qualunque Facoltà per raggiungere la consapevolezza dei rischi insiti in ogni attività lavorativa, come una sorta di continuità con l’alternanza scuola-lavoro prevista oggi anche nei licei? 
Assolutamente sì. La Sapienza ha previsto nell’offerta formativa del prossimo anno accademico diversi corsi improntati su questo obiettivo: abbiamo un corso in Sicurezza e Protezione civile, tenuto anche in inglese, che afferisce alla Facoltà di Ingegneria civile e industriale e quattro corsi in Tecniche della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro che afferiscono alle Facoltà di Medicina, Farmacia e Psicologia. L’Ateneo inoltre ha avviato, già da qualche anno insieme all’INAIL, il master in “Gestione integrata di salute e sicurezza nell’evoluzione del mondo del lavoro”.  Si tratta del primo percorso formativo in Italia promosso da quattro facoltà della Sapienza e dall’INAIL: quasi una task force accademica, con le migliori competenze di cui la Sapienza dispone. Il percorso formativo biennale è integrato con corsi di alta formazione, in particolare in relazione a: mutamenti demografici, evoluzione tecnologica, nanotecnologie, industria 4.0, tecnologie abilitanti, IoT, digitalizzazione dei processi, automazione, robotica, smart working, digital transformation. L’approccio multidisciplinare, giuridico, ingegneristico e medico è lo strumento pensato per apprendere come gestire il rischio in maniera integrata fin dalla fase di progettazione dei processi.

– Quanto può fare l’Università per ridurre la distanza tra la cultura del sapere a quella del saper fare e con quali modalità questo tema potrebbe essere inserito nelle diverse materie dei corsi di laurea? 
L’obiettivo dell’Università è quello di formare nuove figure professionali per la tutela della sicurezza dei lavoratori in contesti aziendali divenuti sempre più complessi anche per effetto dell’evoluzione tecnologica. Per parte nostra offriamo un ampio ventaglio di convenzioni per intraprendere i tirocini curriculari nelle aziende, stage formativi, laboratori all’avanguardia in molti settori, ma anche soggiorni di studio all’estero mirati, proprio perché le conoscenze teoriche possano essere applicate alla pratica.

– Anche tra le pareti di questo ateneo si nascondono insidie per lavoratori e studenti? Quanta attenzione prestate alla sicurezza nella vita di tutti i giorni?
La Sapienza con i suoi 113.000 studenti e 9.000 unità di personale, tra docenti e amministrativi, rappresenta essa stessa una vera e propria città nella città. La sicurezza di chi studia e lavora nelle sedi dell’Ateneo è una priorità: per questo abbiamo una struttura amministrativa dedicata, nonché una Commissione composta da esperti interni e da esperti esterni con il compito di consulenza e di supporto agli uffici per la soluzione dei problemi tecnici connessi con l’applicazione alle strutture universitarie, della normativa prevista in materia.

– Il concorso di quest’anno è intitolato “A ciascuno il proprio outfit – La prevenzione degli infortuni ‘passa’ anche attraverso ciò che indossiamo”. Cosa pensa della scelta di questo tema? 
Le attrezzature e le strumentazioni che hanno l’obiettivo di ridurre al minimo i danni derivanti dai rischi per la salute e sicurezza sul lavoro sono fondamentali e sono convinto che sia necessario approfondire la tematica in tal senso valutando al meglio quali dispositivi possano aiutare i lavoratori a operare in piena tranquillità. Sicuramente indossare l’abbigliamento e i dispositivi di protezione corretti per ogni mansione è la prima regola; come università la imponiamo in tutte le situazione dove è necessaria particolare cautela.

– Abbiamo visto, anche in occasione della festa del 1° maggio, quanti morti sul lavoro abbiano segnato questa ricorrenza. Come fare per invertire la tendenza, a cominciare dal ruolo delle pubbliche istituzioni?
Il principale strumento di riduzione degli infortuni e delle malattie professionali e quindi dei costi a essi correlati è rappresentato dalla prevenzione sui luoghi di lavoro, che dovrebbe essere percepita anche come un investimento in progetti di responsabilità sociale e adozione di nuovi modelli organizzativi. In questo senso le istituzioni pubbliche e quindi anche la scuole e l’università devono impegnarsi promuovendo la ricerca e la formazione su questi temi. Occorre rafforzare la cultura della sicurezza e della prevenzione.

– Ci accompagna in questa giornata anche uno studente universitario, Michele Russo, ex alunno del Giulio Cesare, che svolgerà il ruolo di facilitatore grafico per tradurre in immagini le parole che verranno pronunciate. Come vede il suo discorso riprodotto con una vignetta?
Ringrazio lo studente per la bella iniziativa: riprodurre in una vignetta i contenuti della giornata formativa alla Sapienza non deve essere facile. Sono curioso di vedere come Michele saprà trasformare le parole in immagini. Non sono un disegnatore, ma se dovessi trasformare in una illustrazione il mio pensiero riguardo al rapporto tra cultura della sicurezza e formazione universitaria, forse vedrei abbinati il tocco dei laureati e il caschetto di protezione che usano molti lavoratori.

– I giovani sono sempre più attratti/distratti dai social e spesso attingono per il loro sapere al web quasi come unica fonte di informazione. Vede in questo un pericolo per la loro conoscenza? La vostra Università come stimola i giovani verso la corretta informazione?
Non ritengo i nuovi media un pericolo per i giovani, purché questi siano in grado di riconoscere le fonti più autorevoli dalle quali attingere. E in questo senso l’Università può contribuire alla loro formazione, stimolando il dibattito e il confronto tra idee diverse: quello dei social è solo uno strumento in più a disposizione dei ragazzi, che maneggiato con consapevolezza può offrire nuovi spunti di riflessione, ma non può sostituire lo studio, la lettura dei libri, la riflessione critica.

– I temi sociali e i valori del rispetto, della solidarietà e dell’inclusione come vengono promossi all’interno delle varie Facoltà dell’Università? 
Questi temi sono promossi facendo del dialogo continuo, del pluralismo delle culture e delle idee e della cooperazione internazionale il modus operandi distintivo della Sapienza. Il nostro Ateneo ospita oltre 30mila fuorisede, 8mila studenti stranieri e oltre tremila ogni anno in mobilità internazionale. E in più, grazie all’estesa rete di collaborazione con le università di tutto il mondo, offriamo ogni anno ai nostri studenti opportunità quali borse per tesi e dottorati di ricerca all’estero, tirocini in paesi europei ed extraeuropei. Tutto ciò educa ai valori civili e alla capacità di confronto con gli altri.

– Da una recente indagine è emerso che la Sapienza è la migliore Università del Paese. Che cosa avete fatto per meritare questo risultato? Su quali obiettivi lei ha scelto di puntare per la formazione di coloro che avranno nelle mani il futuro?
La Sapienza è una Università grande nei numeri e per la qualità della didattica e della ricerca. Proprio questo è il suo punto di forza, perché consente interdisciplinarietà e trasversalità, team ricchi di competenze diverse e complementari che spaziano dalle neuroscienze all’informatica, dall’archeologia all’aerospazio. Coniugare qualità e quantità, e far sì che la quantità diventi motore per la qualità, è la nostra maggiore sfida, e richiede un impegno gestionale attento e forte. I vantaggi per gli studenti sono però evidenti: la possibilità di scegliere tra 270 corsi di laurea e altrettanti master che coprono tutti gli ambiti del sapere. Nella formazione abbiamo un approccio interdisciplinare che consente di acquisire metodologie e competenze di molti campi di studio. Il nostro obiettivo è premiare l’eccellenza, promuovendo i talenti migliori, ma nello stesso tempo dare un’opportunità a tutti di accedere a una didattica di qualità e spendibile nel futuro professionale di ognuno.