Il testimonial dell’ANMIL ha lanciato da Lucca Comics il sogno di un futuro più umano attraverso il fumetto 

Tuta antinfortunistica anche per Marco Martinelli, l’eclettico laureato in Biotecnologie alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Il cantante, che fa parte della scuderia di Mariella Nava, ha voluto essere presente allo stand dell’ANMIL in occasione di Lucca Comics & Games, il festival di fumetti e videogiochi che ha richiamato dal 30 ottobre al 3 novembre l’attenzione di oltre 270.000 visitatori. Un percorso inclusivo, quello dei fumetti, che vede anche l’ANMIL impegnata, da almeno vent’anni, nel coinvolgimento delle giovani generazioni nel mondo dei cartoni e delle vignette. Veicolare in modo umoristico concetti impegnativi, come quello della sicurezza, è infatti la chiave per entrare nella testa dei ragazzi ed indirizzare i loro comportamenti. Un obiettivo che, quest’anno, ha fatto scendere in campo a Lucca anche Marco Martinelli, lo showman che durante il festival ha raccolto nuovi stimoli per il suo percorso artistico e sociale. 

– Tu sei reduce da Lucca Comics. Come hai vissuto questo grande festival del fumetto dall’osservatorio dell’ANMIL, di cui hai fatto parte? 
Sono stato molto contento di partecipare perché Lucca Comics ha luogo nella mia città natale ed è una manifestazione bellissima perché sono davvero tante le persone di età differenti che partecipano, non solo per mascherarsi con ironia, ma anche per veicolare messaggi. Il fatto che l’ANMIL con il suo stand presidiasse il bastione di San Paolino, uno dei punti di ingresso del festival, è stato molto importante perché, attraverso il gioco, ha potuto comunicare concetti su temi difficili, come la sicurezza e gli incidenti sul lavoro. La partecipazione dell’Associazione è stata un’idea geniale della responsabile dell’Ufficio Comunicazione, Marinella de Maffutiis perché tantissime persone si sono fermate incuriosite e moltissimi ragazzi hanno aderito alla richiesta di scrivere uno slogan. Ho trovato intelligente associare il tema della sicurezza al fumetto.

– A Lucca Comics hai indossato anche tu la tuta antinfortunistica dell’ANMIL. Non è la prima volta che usi il travestimento per veicolare il messaggio della sicurezza? 
Certamente. Già in passato ho avuto la fortuna con Mariella Nava di partecipare a numerosi eventi dell’ANMIL, ma la cosa più bella – durante il video musicale della canzone che si intitola “Sembra un gioco” – è stato vestire i panni di tanti lavori diversi, tra cui anche una tuta da operaio. Nel testo si dice che sembra un gioco perché spesso, quando si parla di sicurezza, si pensa ad una cosa distante dalla realtà, mentre è un elemento che dobbiamo gestire quotidianamente e, se questo non avviene, ci sono spiacevoli conseguenze.

– Il ruolo degli YouTuber e i riflessi sui ragazzi. Tu sei molto presente sul web, dove hai anche un nuovo canale YouTube in cui cerchi un dialogo continuo. Quanto il mondo virtuale può essere un veicolo di formazione e informazione per i giovani?  
Il mondo virtuale è molto interessante per dialogare in generale con le persone e in particolare con i giovani, che sono i più interessati ad interagire perché fruiscono in modo maggiore di questo mezzo. I canali YouTube ormai sono molto popolati per motivi diversi, da quelli più leggeri per seguire serie divertenti, a quelli che presentano personaggi del mondo musicale, a quelli dedicati ai giochi di ruolo da effettuare su play station e computer. Per quanto mi riguarda, penso che i social siano un ottimo mezzo per comunicare messaggi che, oltre ad essere piacevoli, abbiano anche dei contenuti. Per esempio, nel mio canale YouTube – che si chiama Marco Martinelli Official – non ci sono solo canzoni, ma anche puntate che ho realizzato per Rai Scuola e rubriche che parlano di scienze perché, per me, è importante dare la possibilità alle persone di apprendere e di divertirsi al tempo stesso. I social non devono essere un mezzo vuoto, ma uno strumento con cui comunicare concetti. Gli YouTuber offrono opportunità e la scelta dipende da ciò di cui il fruitore hai bisogno in un preciso momento. I ragazzi ora hanno tante possibilità e bisogna responsabilizzarli a scegliere bene. Devono cioè capire come gestire nel miglior modo possibile questa grande potenzialità. 

– L’ANMIL, di cui insieme a Mariella Nava sei un testimonial, utilizza da almeno vent’anni i fumetti per arrivare ai giovani. Tu ti sei un laureato con 110 e lode. Credi che la magia d

ella satira possa essere più convincente di qualsiasi lezione in cattedra? 
Sicuramente. Secondo me ci sono due vie attraverso le quali si imparano molte cose, peraltro legate tra loro: la vergogna e l’ironia. Quando ci vergogniamo di qualcosa, ce la ricordiamo per tutta la vita. L’ironia gioca invece su sentimenti diversi dalla vergogna e, a mio parere, è un ottimo metodo per insegnare alla persone come comportarsi perché passare attraverso l’esasperazione di alcuni concetti è un modo efficace per scioccare le persone. Ecco perché il fumetto, che utilizza l’ironia, a volte fa dire “wow” e contribuisce a fissare principi che impattano sulla nostra vita.

– Tu hai realizzato per Rai Scuola e Rai 2 programmi per ragazzi, a cominciare da “La Scienza in Gioco”. Sono stati sempre di più i giovanissimi che anche quest’anno hanno animato Lucca Comics con le loro famiglie. Quanto è importante giocare insieme, grandi e piccini? 
L’esperienza con Rai Scuola per me è stata bellissima e spero sia stata istruttiva anche per gli spettatori di un programma che ritengo veramente ben fatto, essendo stato scritto da signori autori. La scienza sembra un gioco perché il gioco è un canale attraverso il quale si possono comunicare alle persone concetti molto complessi. L’astrofisica non è incomprensibile così come la relatività o la fisica della materia. E mentre le parole sembrano difficili, il gioco è invece un ottimo strumento per veicolare conoscenza. Come diceva Einstein, la fisica è semplice, quando è fatta bene, così come la natura si regge su regole elementari che tutti possono capire. Lo stesso vale quando si parla di sicurezza sul lavoro, in cui il parallelo con il gioco è fondamentale.

– È di questi giorni il lancio sul tuo profilo Facebook di un invito: “Scrivetemi tre parole che vorreste scrivessi in una canzone”. Che idee ti sono arrivate? 
Ho lanciato questa domanda perché penso che sia un momento in cui tutti hanno voglia di dire la loro e credo che le persone abbiano il desiderio di essere ascoltate. E penso anche che, per essere artisti del nostro tempo, sia necessario dare attenzione agli altri. In pochi giorni mi sono arrivate un sacco di risposte e sarà difficile scrivere una canzone con tutte le parole che toccano i temi di cui le persone vogliono sentire parlare, come l’amore, la pace, la fratellanza. Perché, alla fine, la musica e l’arte sono un modo catartico per esorcizzare i mali di questo tempo. Mi piacerebbe poter offrire questo servizio perché è ciò che mi appaga di più: dare un’emozione e offrire serenità in un momento storico in cui sembra che tutti vogliano fare la guerra, mentre a quanto pare la gente ha tanta voglia di pace. 

– Uno dei concetti che leggo più di frequente sul tuo profilo Facebook è l’importanza di essere ottimisti. Parlaci del tuo ottimismo
Sì, io mi ritengo un inguaribile ottimista, a volte stupidamente perché l’ottimista può fallire in quanto cerca di vedere il bene anche dove non c’è. Bisogna invece essere consapevoli che viviamo in un mondo in cui non è tutto giusto o tutto sbagliato. Gli ottimisti hanno il grande difetto di voler essere dei salvatori e di trovare il bene anche nelle situazioni più negative. Ma non sempre è possibile perché quando il male è troppo radicato – come avviene nelle piante di cui mi occupo alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa – bisognerebbe avere il coraggio di tagliare le parti ammalate per evitare di infettare anche quelle sane. Una cosa che, per gli ottimisti come me, è difficile da accettare! Ma io resto dell’idea che avere un approccio ottimista nella vita sia vantaggioso perché l’ottimismo è energia. Mi piace infondere sensazioni positive nelle persone perché mi piace innanzitutto provarle dentro di me per alimentare il fuoco della passione e dire che ce la posso fare. Forse è una visione un po’ buddista, ma sono convinto del principio che il bene ci fa bene.

– Sono passati più di tre anni da quando hai pubblicato la canzone “La luna e l’alieno”, a cui sei ancora molto affezionato. Che cosa è questa “alienità” e quanto può essere importante per la vita di ciascuno di noi? 
È un pezzo storico sempre attuale perché l’alieno, il diverso, soprattutto in questi momenti di crisi sociale, è dietro l’angolo. C’è sempre qualcuno da additare come alieno. Per questo c’è ancora uno straordinario bisogno di parlare di alienità, di quanto l’alieno sia un essere normale e della necessità di far capire alle persone che non c’è niente di male nel diverso, ma che anzi il diverso è un arricchimento. Ecco perché adesso ho ritirato fuori questa canzone, perché sento che c’è bisogno di comunicare questa visione del mondo. Una storia d’amore tra la luna e un alieno può avvenire. È giusto che sia così. 

– Tornando a Lucca Comics, Becoming Human è stato il titolo di quest’anno. Sarà il fumetto a restituire umanità all’uomo del futuro? 
Assolutamente sì. Il fumetto è sicuramente una via che dà umanità perché passa attraverso il gioco e l’ironia, che sono due caratteristiche che ci rendono umani. Il fumetto, grazie alla fantasia, consente di sognare. Basta vedere quante cose il potere dell’ingegno è riuscito a creare dal sogno! Tanti progressi tecnologici dell’umanità sono passati attraverso la fantascienza. La storia ci insegna che, quando qualcuno ha immaginato la possibilità di fare una certa cosa, è poi bastato fare due conti per realizzarla: volare ad esempio. Quindi la combinazione tra fantasia e razionalità è una grande risorsa dell’uomo per cui diventare umani, attraverso il fumetto, è giustissimo. 

– E per il tuo futuro che cosa sogni?
Sogni ne ho tanti. Il mio futuro prevede, entro i primi mesi dell’anno prossimo, il Dottorato alla Scuola S. Anna di Pisa in Biotecnologie molecolari. A breve uscirà il mio libro sulla cannabis, intitolato “Io sono la canapa”, che parla di cannabis terapeutica, industriale, light, dei suoi utilizzi, delle credenze sbagliate e cerca di chiarire la posizione di questa pianta, tanto incriminata, ma dotata di proprietà straordinarie sotto il profilo scientifico. Poi c’è il progetto dell’album – a cui sto lavorando e che terminerò prima della prossima estate – in cui affronto temi di attualità che mi auguro ricchi di contenuti. Ho qualche idea per il titolo, ma non posso dire di più. Per concludere, voglio un 2020 esplosivo.  

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