Intervista a Fausto Bertoncelli, ex responsabile dell’Ufficio Benessere Ambientale del Comune di Ferrara

Al leader del mondo estense della disabilità è stato tolto l’incarico senza un perché. 

Tutto tace a Ferrara dopo l’uscita di scena di Fausto Bertoncelli, il responsabile dell’Ufficio Benessere Ambientale del Comune di Ferrara. Prima le promesse di una soluzione per il mantenimento del distacco dalla Regione da cui dipende, poi l’incontro con il Sindaco leghista Alan Fabbri dopo l’insurrezione del Comitato Ferrarese Area Disabili e adesso più nulla: nessuna risposta, nessun tentativo di salvare il lavoro svolto dall’Ufficio che, dal 2013 ad oggi, è diventato un punto di riferimento dell’intero territorio nazionale. Non a caso, da un’indagine realizzata dall’ANMIL, Ferrara è risultata nel 2016 una delle città italiane più vivibili per le persone disabili. Due anni dopo l’INU, l’Istituto Nazionale di Urbanistica, ha selezionato l’Ufficio Benessere Ambientale come esempio da moltiplicare in tutti i comuni italiani. Fin qui la cronaca di una vicenda che, stando ai pronostici, sembrava destinata ad un lieto fine, almeno in base alle promesse fatte nel 2019 in una campagna elettorale che aveva visto tutti gli schieramenti politici in campo assicurare alla comunità ferrarese la prosecuzione dell’attività dell’UBA. Una sigla grazie alla quale si è praticato il concetto di accessibilità a tutto tondo – e non solo sul piano dell’abbattimento delle barriere architettoniche – nel rispetto della Convenzione dell’Onu sui diritti delle persone con disabilità. Raggiungo Fausto Bertoncelli a pochi giorni dal suo rientro in Regione, dopo avere tentato più volte di parlargli. Ma lui aveva preferito osservare una settimana di silenzio, nel rispetto della pausa di riflessione che il Sindaco aveva dichiarato di volersi prendere. Ma il tempo è ampiamente scaduto e l’ormai ex responsabile dell’Ufficio Benessere Ambientale rompe gli indugi e accetta di rispondere alle mie domande. 

– Lei è stato messo da parte dopo sei anni di eccellente lavoro. Quale il motivo, dal momento che l’incarico che ha ricoperto non dovrebbe avere nulla a che fare con il cambiamento del colore politico del Governo del Comune?
La disabilità non dovrebbe infatti avere un colore politico, poiché è trasversale e colpisce tutti indifferentemente. Lo stesso portavoce del Comitato Ferrarese Area Disabili non ha mai nascosto la sua lontananza dalla sinistra. Una delle domande che mi sono fatto è questa: se un ufficio funziona all’interno dell’amministrazione pubblica perché non mantenerlo in piedi? Stiamo parlando di una realtà che non ha mai creato problemi, anzi ne ha sempre risolti. 

– Perché è nato l’UBA e qual è stato il filo conduttore delle attività svolte sino ad oggi?
L’ufficio Benessere Ambientale è nato nel 2013 su volontà del Comitato Ferrarese Area Disabili, che raggruppa tutte le associazioni della disabilità presenti sul territorio. Era stato l’ex Sindaco Tiziano Tagliani (PD) ad accogliere la proposta di questo Comitato di creare una struttura, interna al Comune, con il compito primario di non realizzare più barriere architettoniche. L’Ufficio, coordinato dal sottoscritto, ha sempre lavorato in maniera trasversale a tutti i settori della pubblica amministrazione perché i problemi della disabilità spaziano dal turismo al commercio, dai lavori pubblici allo sport, dall’edilizia privata all’urbanistica. Pesanti sono stati infatti in questi anni gli interventi sui regolamenti, a cominciare proprio da quello edilizio, per far sì che non si realizzassero più barriere architettoniche. Una serie di linee guida sono state varate in proposito, d’intesa con le associazioni dei commercianti, in merito all’apertura di nuovi negozi. Lavorare sull’accessibilità significa infatti evitare innanzitutto di costruire altre opere basate su vecchi criteri. Le modalità delle stesse manifestazioni che sono state fatte a Ferrara dovevano essere sottoposte ad un parere obbligatorio del Comune. Posso dire che, in questi anni, l’Ufficio che ho gestito è stato meta costante di liberi professionisti che chiedevano pareri preventivi.

Formazione degli alunni percorso in carrozzina sulle vie del centro

– Perché Ferrara è considerata una delle città più accessibili d’Italia e quali sono stati i punti di eccellenza?
Tra le varie cose, abbiamo effettuato negli ultimi tre anni un controllo capillare sui permessi dei disabili e sui parcheggi nel centro storico. La nostra città dispone di un numero di posti superiore al doppio di quello previsto dalla legge. Appena mi sono insediato nell’Ufficio, ho anticipato quanto la normativa ha in seguito reso obbligatorio e cioè che, nel caso in cui un disabile trovi occupato il parcheggio a lui riservato, possa occupare gratuitamente uno spazio a pagamento previa esposizione dell’apposito contrassegno. Nei fatti, ogni area delimitata dalle strisce blu può essere all’occorrenza trasformata in posto auto per una persona con handicap. Ritengo le verifiche effettuate un punto eccellente del lavoro svolto perché ha fatto risparmiare al Comune circa 100.000 euro ogni anno per il rilascio di parcheggi riservati ai disabili, davanti alle abitazioni o al posto di lavoro. Prima non esisteva alcun controllo. Tra le attività svolte, desidero ricordare anche la formazione. Io stesso andavo a tenere lezioni in due istituti tecnici ferraresi per spiegare agli alunni degli ultimi due anni i concetti base dell’accessibilità e dell’universal design.

– Qual è stato l’ultimo obiettivo realizzato prima della fine del suo lavoro?
L’ultimo progetto – accettato dall’ASCOM (l’Associazione degli Imprenditori del Commercio, del Turismo e dei Servizi) insieme all’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti – è stato il menù in braille. Uno strumento al quale abbiamo associato la possibilità, grazie allo smartphone, di rendere leggibili i testi anche a coloro che non conoscono il braille. Sempre per i ciechi abbiamo utilizzato lo stesso metodo, attraverso un’apposita app sul telefonino, per guidarli all’interno dell’ospedale cittadino di Cona. I tagger collocati nella struttura consentono di raggiungere il posto letto, o qualunque ambulatorio, con un margine di errore di pochi centimetri. Ovviamente si tratta di una modalità a disposizione di tutti, normodotati compresi. 

– Lei è stato per tanti anni un punto di riferimento delle associazioni dei disabili ferraresi. Come intendono muoversi in futuro?
Dopo un primo incontro con il Sindaco, ancora senza risposta, sono stato chiamato dal Comitato Ferrarese Area Disabili ad un nuovo incontro in cui sarà formalizzata la linea da seguire. Le associazioni non nascondono di sentirsi prese in giro perché il Comune ha sempre garantito, non solo in fase di campagna elettorale, ma anche in occasione della presentazione del Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche, la prosecuzione di un lavoro che stava dando ottimi risultati. Altri Comuni italiani, come Torino, Treviso, Verona, Bergamo, Brescia, Matera, ci hanno chiesto di mostrare come opera l’Ufficio e spesso amministratori di altre città sono venuti in Municipio per chiedere di fare proprio il modello Ferrrara. Ma io ho sempre sostenuto, e lo  ripeto anche oggi, che non basta aprire un ufficio se poi non viene gestito da persone con le necessarie competenze e con tanta passione. Per quanto mi riguarda, nasco geometra e, all’età di 17 anni, ho avuto un incidente stradale che mi ha procurato una lesione midollare che mi ha costretto su una carrozzina. Da allora ad oggi, che di anni ne ho 52, sono sempre stato all’interno del volontariato ferrarese della disabilità.

Felice Tagliaferri e Roberto Vitali con la scultura il Cristo Rilevato

–  Qual è al momento la situazione dell’Ufficio Benessere Ambientale?
A quanto mi risulta, al momento è tutto fermo. La persona che lavorava part time al mio fianco, Roberto Vitali, ha chiesto a sua volta la mobilità perché l’Ufficio – che attualmente si trova in centro storico – verrà con ogni probabilità decentrato e sarà difficilmente raggiungibile da chi, come me, si trova in carrozzina. Posso aggiungere che, con un concorso pubblico, è stata assunta una giovane geometra che farà capo all’Assessorato ai Lavori Pubblici. Personalmente non avevo mai dato la disponibilità al Sindaco a rinunciare al mio posto in Regione per essere assunto in Comune, ma mi sono sempre dichiarato favorevole a prendere l’aspettativa anche a fronte di retribuzioni meno vantaggiose, che peraltro ho accettato negli ultimi sei anni.

– Se il Sindaco farà marcia indietro, lei come si comporterà?
In questa fase faccio molta fatica a tornare indietro e, se dovessi farlo, sarà soltanto perché ho a cuore le associazioni e il lavoro svolto insieme a loro. Prima della costituzione dell’Ufficio Benessere Ambientale, esistevano soltanto delle commissioni consultive esterne al Comune, il cui parere non era vincolante. Va ricordato che, quando viene realizzata un’opera non a norma, i costi si triplicano perché bisogna farla, disfarla e rifarla. Ecco perché i pareri preventivi sono importanti quando impongono un vincolo. E per la pubblica amministrazione risparmiare vuol dire fare i lavori una volta sola. C’è una cosa importante nella progettazione universale e cioè che, quando si fa un progetto, lo si fa per tutti, disabili e non solo, senza discriminare nessuno.

– Lei continuerà a dare consigli al Comune, anche a distanza?
È certo che continuerò a dare consigli al mondo dell’associazionismo e sicuramente farò parte del Comitato Ferrarese Area Disabili, essendo iscritto all’AMNIC (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili) da circa trent’anni. Darò inoltre il mio contributo ai tecnici e ai liberi professionisti che hanno bisogno di pareri, cosa che peraltro sto facendo anche in questi giorni. Per fortuna, grazie al telefonino, è possibile ricevere progetti in tempo reale ed interagire rapidamente con chi me lo chiede. 

– Che cosa suggerisce a chi ha preso il suo posto?
Per la verità, nei mesi scorsi, mi ero dichiarato disponibile a formare altre persone che entrassero a far parte dell’UBA, ma non mi è stata data neppure questa possibilità. È difficile fare un augurio in assenza di qualunque forma di comunicazione. Quello che posso dire è che occorre un cambio di marcia perché manca tuttora la cultura dell’inclusione e siamo divisi per schemi, per associazioni. Ognuno raggruppa i suoi iscritti e non parla con gli altri. Bisogna cambiare mentalità. Basta pensare che abbiamo, ancora oggi, dei libri scolastici che riportano norme che sono state abrogate. Finché parliamo di abbattimento delle barriere architettoniche e continuiamo a farle, c’è qualcosa che non va. Dovremmo fare proprio il contrario e cioè incominciare ad eliminare quelle esistenti. Un cambio di cultura implica innanzitutto una modifica dei comportamenti e per fare questo occorre ripartire dai giovani. Quando sono andato nelle scuole a fare formazione, ho portato i ragazzi in giro con la carrozzina o bendati con il bastone bianco per mostrare loro a quali ostacoli andavano incontro. Sono queste le esperienze che restano impresse per tutta la vita!

(17 gennaio 2020)

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