Gli interpreti della lingua dei segni fra i protagonisti del Disability Pride

Forza comunicativa e competenza: le doti con cui hanno conquistato il pubblico delle persone sorde e non solo

Inclusione, accessibilità, orgoglio: sono queste le parole chiave che hanno caratterizzato il Disability Pride, che si è tenuto domenica 15 luglio, in Piazza del Popolo, a Roma. Sul palco anche una squadra di interpreti della Lingua dei Segni, che hanno costituito un vero e proprio “ponte comunicativo” fra le persone sorde e quelle udenti. Un gruppo straordinario, per la professionalità e la capacità di incidere su tutto il pubblico, con la forza delle mani e dei movimenti del corpo. Abbiamo intervistato Debora Simonetti, presidente della Onlus “Sotto un unico cielo”, che ha guidato il gruppo degli interpreti LIS che, per ore e ore, si sono alternati per tradurre in diretta ogni momento della manifestazione. 

  – Come nasce questa vocazione? 
Credo che ognuno di noi abbia la sua storia da raccontare. Per quanto mi riguarda, sono figlia di un genitore sordo. Mi sono “imbattuta” nella Lingua dei Segni in adolescenza e, affascinata dalle tante parole che fluttuavano nell’aria, ho capito cosa avrei “fatto da grande”. Pian piano ho scoperto ed imparato questa Lingua meravigliosa e affascinante che comunica attraverso l’uso delle mani, delle espressioni e del movimento del proprio corpo. Ho intrapreso così una formazione completa, dall’acquisizione della Lingua, alla specializzazione come Interprete LIS ed infine ho conseguito, presso l’Università per Stranieri di Siena, la laurea nell’insegnamento della LIS.

– Lei coordina una squadra di interpreti LIS. Come vive questa responsabilità in occasione di un grande evento come il Disability Pride? 
È una grande responsabilità, in quanto ne va della buona riuscita del servizio di interpretariato in generale e della sinergia che si crea nella squadra tra colleghi. Sono consapevole di avere accanto delle professioniste, Marcella Marasca e Sveva Calcagno, capaci di grande spirito di adattamento e con le quali ho  vissuto un’esperienza davvero indimenticabile, che ha segnato una grande accessibilità anche alla comunità sorda.

 – Abbiamo visto alternarsi, sul palco della capitale, interpreti che hanno tradotto non solo parole, ma anche “musica”, quasi cantando le melodie che si sono susseguite. Mistero o professionalità? 
Professionalità indubbiamente. Sul palco bisogna essere pronti anche a ciò che può essere “dettato dal momento” e seguire fedelmente il relatore e, in questo caso, anche gli artisti nella loro performance. L’ambito artistico rappresenta sempre una grande ricchezza nell’interpretazione poiché sono tanti gli aspetti che devono essere trasportati da una Lingua all’altra, da una cultura all’altra: ritmo musicale, significati, sfumature, metafore, timbro vocale, emozioni che trasmette l’artista stesso e tanto altro. 

– Che effetto ha fatto tradurre in simultanea tutto ciò che è accaduto e dare ai sordi la possibilità di sentirsi pienamente integrati in un grande gruppo di ascolto?  
È sempre un grande orgoglio far parte di eventi che consentono l’accessibilità delle persone sorde, aprendo le porte ad una vera inclusione, permettendo di “ascoltare” a 360° qualsiasi ambito, incluso quello artistico musicale che non può essere seguito facilmente, come accade per le persone udenti, per le quali è sufficiente accendere una radio. 

– Dunque, possiamo dire che gli interpreti LIS sono in grado di seguire qualunque tipo di evento?
Assolutamente sì. Un interprete professionista è in grado di poter svolgere il proprio lavoro in occasione di qualsiasi evento, fermo restando che ognuno è libero di scegliere il proprio ambito, secondo le proprie predisposizioni. Io, ad esempio, mi sono specializzata anche nel campo artistico, teatrale e musicale.

– Ci spieghi come funziona la Lingua dei Segni: si tratta di una traduzione testuale o della sintesi del senso complessivo di una frase? 
La Lingua dei Segni è una Lingua a tutti gli effetti, al pari di qualsiasi Lingua verbale, per cui ogni ambito può essere tradotto. Proprio come accade nelle traduzioni tra le Lingue verbali, così avviene con la Lingua dei Segni. L’interprete trasmette dei contenuti e dei significati fedeli al messaggio di origine, non lavora per sintesi, ma riporta esattamente l’intento comunicativo di ciò che viene detto, prestando attenzione all’aspetto linguistico e culturale, da quello del mittente a quello del destinatario.

– Esistono delle scuole per interpreti LIS? 
Sì certo. Non si può intraprendere un lavoro come Interpreti se non è stato fatto prima un percorso di formazione vera e propria e se non è stato superato l’esame di qualifica.

– Lei quando ha incominciato a fare questo lavoro?
Io ho iniziato circa 7/8 anni fa – con la fondazione dell’Associazione “Sotto un unico cielo Onlus”, di cui sono Presidente – a lavorare in squadra con diversi colleghi, con i quali ho partecipato e realizzato molteplici eventi. Possiamo dire che, da sempre, i figli delle persone sorde hanno svolto il ruolo di “interprete”, per i loro genitori o per conto di amici sordi, ma il ruolo ben definito, così come lo viviamo oggi, ha incominciato a delinearsi verso la fine degli anni ’80 con la nascita delle Associazioni di Interpreti e con la formazione stessa, dando qualifica al ruolo dell’interprete LIS e strutturandolo sotto un profilo professionale.

– Il Disability Manager del Comune di Roma Capitale, Andrea Venuto, sta lavorando per rendere accessibili, in diretta, ai sordi le sedute dell’assemblea capitolina. Crede che iniziative come queste siano il segno di un cambiamento da parte delle istituzioni pubbliche per l’inclusione dei sordi? 
Indubbiamente. Credo che rappresentino dei grandi passi che dimostrano di volgere l’attenzione verso coloro che, sino ad oggi, sono stati “esclusi” da molteplici informazioni e dalla quotidianità della vita che li riguarda.

– Quanta strada resta ancora da fare per un totale accessibilità della vita quotidiana, in tutte le sue sfaccettature, alla popolazione sorda?
Ci sono ancora tante cose che mancano per raggiungere un’inclusione piena. Possiamo iniziare con il dire che ancora oggi, nel 2018, in Italia non abbiamo la Lingua dei Segni riconosciuta, nonostante la Convenzione ONU, firmata nel 2007 e ratificata a Roma nel 2009, dove nell’articolo 21 si stabilisce che gli Stati che ne fanno parte (tra cui l’Italia) debbano provvedere al “riconoscimento e alla promozione dell’uso della Lingua dei Segni”. Mancano altresì molteplici servizi al cittadino sordo, dall’accessibilità agli sportelli pubblici alle informazioni generali, che vengono continuamente indirizzate soltanto alle persone udenti.