A colloquio con il nuovo Presidente ANMIL Zoello Forni: progetti e prospettive per la tutela dei lavoratori

È un percorso netto il suo: incidente sul lavoro a 13 anni, presenza in ANMIL già a 16. Tra Modena e Roma, Zoello Forni ha vissuto in prima persona tutta la storia dell’Associazione, da ente di diritto pubblico a ente morale. E adesso è arrivata la presidenza. E da Zoello Forni ricomincia il viaggio di questo sodalizio, forte di quasi 400.000 iscritti, che il neo presidente si dice orgoglioso di rappresentare. Un nuovo inizio che non può che partire dalle sue parole. 

– Presidente, lei vanta una lunga esperienza di volontario sul campo che l’ha portata a diventare vicepresidente nazionale dell’Associazione e presidente nazionale del Patronato ANMIL. Che cosa ha provato quando il Consiglio nazionale ha fatto il suo nome per la presidenza?
Non me l’aspettavo perché ero già appagato dal percorso fatto nell’Associazione. Arrivare alla vice presidenza e alla presidenza del Patronato pensavo fosse già un grande traguardo. Quando però il presidente Bettoni mi ha fatto la proposta, ho accettato con molto piacere di sostituirlo, anche se si tratta di una presidenza transitoria per traghettare l’ANMIL verso il Congresso, che si terrà nel mese di marzo del prossimo anno. 

– Quali saranno le linee guida della sua presidenza? Metterà anche lei in primo piano la tutela delle vittime del lavoro e la promozione della cultura della prevenzione, come ha già fatto il suo predecessore? 
Sicuramente. La prevenzione è prioritaria per la nostra Associazione e quindi incentiveremo il lavoro che abbiamo fatto sino ad oggi, insieme alla tutela di coloro che hanno subito infortuni, a cominciare dai più gravi, come i portatori di protesi e di ausili ortopedici, che hanno sempre bisogno di assistenza. A tale proposito dovremo raccordarci con l’INAIL affinché tutte le richieste dei nostri associati vengano soddisfatte.

– In seguito alla sua lunga attività nel Patronato, quale patrimonio di esperienza porterà nel nuovo ruolo?  
Il Patronato è l’istituto che offre assistenza individuale alle persone, mentre all’Associazione compete la tutela dell’intera categoria delle vittime del lavoro. Durante la mia attività nel Patronato, dalla sua nascita nel 2010 sino ad oggi, ho visto tutti i giorni invalidi che avevano bisogno di essere assistiti e informati sui loro diritti, di cui spesso non erano a conoscenza. Per questo la mia presidenza di ANMIL non può che partire dalla consapevolezza concreta delle esigenze delle persone. Quando, sin dalla fine degli anni 90, ho incominciato a girare sul territorio e ad incontrare gli infortunati sul lavoro, mi sono reso conto che altri istituti di Patronato non davano quella assistenza che invece era necessaria. Per questo ho capito che avrebbe dovuto essere l’Associazione stessa a dotarsi di un servizio in grado di offrire tale assistenza. Io sono stato sicuramente tra coloro che hanno spinto per dare questa svolta, fondamentale per i nostri iscritti.  

– Nella prima dichiarazione dopo il suo insediamento, ha detto che occorre fare di più per arginare il fenomeno degli incidenti sul lavoro e delle malattie professionali, che ancora non accenna a diminuire e costa ogni anno troppe vite umane. Quali iniziative intende mettere in campo, a cominciare dal dialogo con le Istituzioni?
Noi avevamo ideato un piano quinquennale per poter dimezzare le morti sul lavoro. Sarebbe stato bello riuscire in questo intento! Per raggiungere l’obiettivo, dobbiamo  sicuramente rafforzare il dialogo con le istituzioni, a cominciare dalla formazione dei lavoratori, che il più delle volte è carente anche a causa della precarietà del lavoro. A questa priorità va aggiunta la necessità dei controlli ispettivi, ancora pochi e insufficienti, per verificare il rispetto delle norme di sicurezza. Non c’è dubbio che, se i dati dei morti e degli incidenti sul lavoro aumentano, c’è qualcosa che non funziona. Mi auguro che le massime autorità istituzionali, ad di là delle dichiarazioni di intenti, passino dalle parole ai fatti. 

– Lei ha anche posto l’accento sul reinserimento lavorativo di chi resta vittima di un incidente sul lavoro. Quanta strada resta ancora da fare perché questa diventi una priorità per il Paese? 
Nella precedente legislatura il CIV dell’INAIL ha approvato una serie di regolamenti molto importanti per il mantenimento del posto di lavoro dopo un infortunio e noi di ANMIL dobbiamo fare in modo che queste norme vengano attuate. Adesso ci stiamo impegnando perché, a partire dal mese di luglio, la nostra agenzia per l’intermediazione al lavoro apra una quindicina di nuovi sportelli, soprattutto in Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio e Campania, per favorire il collocamento delle persone. I finanziamenti sono arrivati ed è necessario che i nuovi scenari offerti dall’INAIL vengano raccolti dalle imprese. È fondamentale che un infortunato sul lavoro possa rimettersi in gioco nell’attività lavorativa perché la tranquillità economica è il punto di partenza per ridare dignità a chi ha bisogno di recuperare il proprio ruolo nella società e nella famiglia.

– Lei si è infortunato sul lavoro quando aveva soltanto 13 anni. Ci racconta come è cambiata la sua vita da quel momento in poi?  
Negli anni 50 anche i ragazzi lavoravano d’estate per aiutare la famiglia. Non esistevano i centri estivi e nelle colonie spesso non si trovava posto. Gli adolescenti venivano mandati nelle ditte ad imparare un lavoro, come in falegnameria o in vetreria. Ed è stato proprio in una vetreria del modenese che sono rimasto vittima di un incidente: ho perso una gamba dal ginocchio in giù e ho fatto 15 mesi di ospedale e non so quanti interventi. Ma non mi sono arreso e, appena ho potuto, ho ripreso a studiare e ho conseguito il diploma di perito computista. Poi, negli anni 60, sono andato a lavorare come impiegato in Maserati e lì sono rimasto per sette anni. In seguito, ho lavorato per sei anni all’Ufficio Personale del Rettorato dell’Università di Modena. E a questo punto ho ripreso gli studi e, dopo tre anni alle serali, ho preso il diploma di Ragioniere. È stato su consiglio dei miei compagni di studio che ho fatto domanda al Banco San Geminiamo e San Prospero e sono stato assunto. Insomma non mi sono fermato mai.

– Lei è iscritto all’ANMIL di Modena dal 1960. Quanto è stata importante l’Associazione nella sua vita di invalido del lavoro?  
Posso dire che al mio fianco c’è sempre stata l’ANMIL. Quando mi sono iscritto era un ente di diritto pubblico e per avere l’iscrizione occorreva la maggiore età, che a quel tempo era di 21 anni. Ma io frequentavo già l’Associazione da quanto avevo 16 anni. Negli anni 70 sono stato eletto nel consiglio provinciale della Sede territoriale di Modena e negli anni 90 sono entrato nel Collegio nazionale dei Sindaci, incarico che è durato per cinque anni. È arrivata negli anni 2000 la nomina a vicepresidente nazionale dell’ANMIL e, dopo due mandati, nel 2010 sono diventato presidente del Patronato. 

– Come è cambiata l’Associazione in tutti questi anni? 
È cambiata tanto. Ricordo che nel 1993, quando entrai per la prima volta nell’organismo nazionale del Collegio dei Sindaci, l’ANMIL in molte province aveva una fisionomia ben diversa da quella attuale. È stato il Congresso Nazionale del 2008 che ha varato la linea di aprire nelle nostre sedi i servizi per i Soci e i loro familiari. Prevenzione, tutela e rapporto con le scuole sono diventati le nostre priorità. 

– Crede nel valore della testimonianza nelle scuole? 
Io stesso sono stato testimonial dell’Associazione nelle scuole medie, dove ho portato la mia esperienza e mi sono reso conto che il racconto veniva percepito perfettamente dai ragazzi. E mi riferisco al fatto che il lavoro può comportare rischi che ti cambiano completamente la vita.

– Qual è il primo messaggio che vuole mandare alle vittime del lavoro che adesso rappresenta? 
Dico loro di rimanere vicini all’Associazione perché dobbiamo essere noi i primi a sollevare i nostri problemi e a tutelare i nostri diritti. Noi, più di chiunque altro, sappiamo quali sono e non dobbiamo pertanto delegare ad altri ciò che possiamo fare in prima persona. Invito pertanto gli associati ad essere sempre più vicini all’ANMIL e a partecipare alle nostre iniziative, a cominciare dalla Giornata nazionale per le vittime del lavoro, che si celebra tutti gli anni nella seconda domenica di ottobre. Perché l’Associazione c’è, oggi più di prima, e ha bisogno di tutti loro per continuare a crescere.

 

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