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Wes: indagine europea per la prevenzione dei tumori di origine professionale

Wes: indagine europea per la prevenzione dei tumori di origine professionale

Franco D’Amico è il Coordinatore dei Servizi Statistico-Informativi ANMIL e autore degli approfondimenti di questa sezione. Statistico ed Attuario professionista, ha operato da sempre in campo statistico, socioeconomico ed attuariale, con particolare riferimento alle tematiche inerenti il fenomeno infortunistico e tecnopatico, l’assicurazione, la prevenzione e la sicurezza sul lavoro.
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Roma, 13 giugno 2024 – In occasione della “Settimana europea contro il cancro”, che si è svolta dal 25 al 31 maggio, l’EU-OSHA ha pubblicato i risultati di una indagine denominata W.E.S. (Workers’ Exposure Survey on cancer risk factors in Europe) avente per oggetto l’analisi  dei fattori di rischio di cancro professionale in Europa.
Obiettivo dell’indagine consiste nell’individuare i fattori di rischio di cancro responsabili della maggior parte delle esposizioni, fornendo una panoramica accurata ed esaustiva che possa contribuire alle attività di sensibilizzazione e all’elaborazione delle politiche di prevenzione, favorendo in ultima analisi la lotta al tumore professionale.
I lavori preparatori per l’indagine erano iniziati già nel 2020 e da allora l’indagine stessa è stata organizzata, sviluppata e testata utilizzando un campione casuale di molte migliaia di lavoratori appartenenti a sei Stati membri dell’UE: Germania, Irlanda, Spagna, Francia, Ungheria e Finlandia.  A tale scopo, sono stati elaborati appositi questionari per stimare la probabile esposizione dei lavoratori a vari fattori di rischio di cancro, tra cui le sostanze chimiche industriali, le inalazioni di sostanze e le miscele generate da processi lavorativi nonché i fattori di rischio fisico.
Le interviste ai lavoratori sono state effettuate tra settembre 2022 e febbraio 2023 da operatori locali formati che si sono avvalsi del sistema CATI (Computer Assisted Telephone Interview: intervista telefonica assistita da computer). La popolazione coinvolta nell’indagine comprende individui di età pari o superiore a 15 anni che, nel corso dell’ultima settimana lavorativa, hanno operato in tutti i settori di attività economica nei sei Stati membri dell’UE menzionati. Nell’indagine sono compresi lavoratori autonomi e dipendenti di aziende di tutte le dimensioni.
Le domande sono state tradotte dall’inglese nelle rispettive lingue nazionali.
Dopo il completamento delle fasi di lavoro sul campo e di controllo della qualità delle risposte, sono state messe a disposizione 24.402 interviste valide per le analisi dei risultati, evidenziando le esposizioni professionali più comuni tra i fattori di rischio di cancro esaminati, le circostanze dell’esposizione e il nesso tra quest’ultima e determinate condizioni di lavoro.
Dall’analisi dei risultati più significativi emerge che le radiazioni ultraviolette di origine solare, le emissioni di gas di scarico dei motori diesel, il benzene, la silice cristallina respirabile e la formaldeide rappresentano le esposizioni professionali più frequenti tra i 24 fattori di rischio di cancro analizzati.
L’indagine fornisce inoltre informazioni sui lavoratori con esposizioni multiple, vale a dire l’esposizione ad almeno due fattori di rischio di cancro, che non si verificano necessariamente in contemporanea o nel corso dello stesso processo lavorativo.
I dati mostrano che oltre il 60 % dei lavoratori nelle attività minerarie ed estrattive nonché nelle attività edilizie presentava esposizioni multiple. L’indagine ha rilevato, inoltre, che i lavoratori impiegati in un luogo di lavoro di micro o piccole dimensioni (con meno di 50 dipendenti) hanno una probabilità di essere esposti a uno o più fattori di rischio di cancro maggiore del 30% rispetto a quelli che lavorano in aziende di medie o grandi dimensioni.
Si tratta, come si può ben comprendere, di situazioni lavorative che sono molto presenti anche nel nostro Paese, dove la stragrande maggioranza delle aziende sono di piccole o piccolissime dimensioni e le attività dell’edilizia e dell’estrazione di minerali dalle cave sono diffuse su tutto il territorio nazionale.
Non è dunque un caso che nell’ultimo quinquennio disponibile (2018-2022) siano state denunciati in Italia ben 10.682 casi di tumore, con una media superiore ai 2.000 casi l’anno. Di questi, circa il 70% è rappresentato da “Tumori maligni dell’apparato respiratorio” e  “Tumori maligni del tessuto mesoteliale” (Mesotelioma pleurico) che sono in larga parte di natura asbesto-correlata.
Peraltro, la cosa che preoccupa oggi è il fatto che in questi primi mesi del 2024 queste patologie, che nella maggior parte dei casi comportano esito letale, risultano addirittura in crescita: nel primo quadrimestre di questo anno sono state inoltrate all’INAIL 670 denunce di tumore professionale, in crescita di 70 unità (+11,7%) rispetto alle 600 denunce dell’analogo quadrimestre del 2023.

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