Un primo maggio che sa di festa, ma anche di tragedia per i lavoratori di Franco D'Amico - Coordinatore dei servizi statistico-informativi ANMIL

 Drammatico il bilancio delle morti sul lavoro nel nostro Paese a ridosso della ricorrenza internazionale

Non passa giorno ormai senza che le cronache riportino la notizia di uno o più lavoratori le cui vite sono state spezzate nell’adempimento del proprio lavoro. Sia che si tratti dell’interno di una nave, di una fabbrica o di un cantiere, lo stillicidio quotidiano prosegue senza soluzione di continuità, creando sconcerto e dolore in tutto il Paese. Forte impressione inoltre ha suscitato nell’opinione pubblica la recente morte di quattro lavoratori avvenuta nello stesso giorno (il 24 aprile, quello precedente la Festa della Liberazione) in luoghi e contesti molto diversificati. Ma al di là delle impressioni emotive, a confermare la gravità del fenomeno ci sono le risultanze statistiche, i freddi numeri che certificano impietosamente una preoccupante  recrudescenza  degli incidenti lavorativi con esiti spesso letali. Già nel 2015, sul finire della lunga crisi economica, le morti sul lavoro avevano fatto registrare una crescita del 9,8%, proseguita poi  nel 2017 (+1,1%), per culminare, infine, con un incremento di ben il 10,1% nel 2018, attestandosi su quota 1.133, vale a dire 3,1 decessi ogni giorno, compresi ferie e festivi.
Anche i recentissimi dati relativi al primo trimestre del 2019, forniti dall’Open Data INAIL, pur se ancora ufficiosi e provvisori, non sono, purtroppo,  incoraggianti e non sembrano destinati ad invertire questa drammatica tendenza. Il numero di morti registrati nei primi tre mesi di quest’anno si attesta esattamente sugli stessi alti livelli raggiunti nel 2018 (212 casi in entrambi i periodi), mentre gli infortuni in generale segnano un significativo aumento dell’1,9% con circa 3.000 infortuni in più rispetto al 1^ trimestre dell’anno precedente (da circa 154.800 a 157.700).
La crescita degli infortuni risulta peraltro generalizzata a tutti i livelli. Aumentano, infatti, sia gli infortuni in occasione di lavoro (+1,0%) che soprattutto quelli in itinere (+7,4%), sia quelli maschili (+1,6%) che quelli femminili (+5,5%) e, a livello settoriale, oltre all’Industria e Servizi (+0,1%) gli infortuni sul lavoro aumentano, e in misura molto consistente, anche in Agricoltura (+9,3%), un dato che sembra  invertire una tendenza al ribasso ormai storica per questo settore.
A livello territoriale l’incremento infortunistico risulta diffuso in tutte le ripartizioni geografiche: Nord-Ovest +1,5%, Nord-Est +2,1%, Centro 2,8%, Sud +2,2%  ed Isole +3,1%.
“E’ del tutto evidente – ha affermato Franco Bettoni, Presidente Nazionale ANMIL – che ci troviamo di fronte ad una situazione che giorno dopo giorno diventa sempre più intollerabile e indegna di un Paese civile. Occorre un salto di qualità, un deciso cambio di rotta che renda concrete ed efficaci le pur numerose dichiarazioni di intenti che rimangono spesso sulla carta. Non bastano, infatti, le varie normative ed i protocolli sulla sicurezza sottoscritti da pluralità di soggetti se poi questi non vengono applicati nella pratica. Per questo chiediamo con forza al Governo che la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro vengano inserite tra le priorità dell’agenda istituzionale – aggiunge il presidente dell’Anmil – e si provveda quanto prima all’investimento di adeguate risorse per la diffusione della cultura della prevenzione attraverso l’informazione e l’attivazione di corsi mirati di formazione dei lavoratori, a cominciare già dai banchi di scuola. Altro investimento assolutamente impellente va finalizzato al rafforzamento di personale e di ispettori che controllino il rispetto delle normative vigenti in materia di sicurezza del lavoro: voglio ricordare, a tale proposito, che proprio in materia di sicurezza sul lavoro, delle 20.942 aziende ispezionate nel 2018 dall’I.N.L. (Ispettorato Nazionale del Lavoro) ben 16.394, pari al 78,2% del totale, sono risultate irregolari con una crescita del tasso di irregolarità del 5% rispetto all’anno precedente. In complesso sono state accertate 31.218 le violazioni, di cui la stragrande maggioranza (26.885) di natura penale e 4.333 di natura amministrativa”.