“Salute e sicurezza sul lavoro nell’era digitale” di F. D’Amico

Franco D’Amico è il Coordinatore dei Servizi Statistico-Informativi ANMIL e autore degli approfondimenti di questa sezione. Statistico ed Attuario professionista, ha operato da sempre in campo statistico, socioeconomico ed attuariale, con particolare riferimento alle tematiche inerenti il fenomeno infortunistico e tecnopatico, l’assicurazione, la prevenzione e la sicurezza sul lavoro.  

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“Safe and Healthy Work in the Digital Age”. E’ questo il nome della campagna avviata in Italia, da EU-OSHA (Agenzia Europea per la Salute e Sicurezza sul Lavoro) nell’ambito della “Healty Workplaces Campaign 2023-2025”. La campagna, che si è svolta proprio in questi ultimi giorni (dal 23 al 28 ottobre), si sviluppa attraverso sei eventi che hanno avuto luogo nelle città di Milano, Torino, Roma, Brindisi, Ferrara e Ginosa (TA), con l’obiettivo principale di valutare il potenziale impatto delle moderne  tecnologie sulla sicurezza e sulla salute dei lavoratori. E’ noto, infatti, come ormai da decenni le tecnologie digitali abbiano avuto una evoluzione massiccia e più rapida di qualsiasi altra innovazione nella storia dell’umanità, trasformando profondamente la società, la nostra vita quotidiana e praticamente tutti i luoghi di lavoro. Secondo una recente indagine preliminare dell’EU-OSHA, la vasta maggioranza delle imprese dell’U.E. intervistate utilizza le tecnologie digitali nelle proprie operazioni, mentre solo il 6 % delle imprese dichiara di non utilizzarle. L’utilizzo in azienda riguarda tutti i settori di attività con l’uso di robot, computer portatili, smartphone ed altri tipi di dispositivi elettronici.

La crescente digitalizzazione dell’economia e l’uso delle tecnologie digitali offrono maggiori opportunità di lavoro sia ai lavoratori che ai datori di lavoro, ma anche nuove opportunità per il miglioramento della SSL. Tra questi:

  • La delega alle macchine di lavori ripetitivi, ad alta intensità di manodopera e  in ambienti di lavoro pericolosi.
  • Le tecnologie di miglioramento delle prestazioni (ad esempio gli esoscheletri) favoriscono l’accesso al mercato del lavoro per i lavoratori svantaggiati, come i  disabili, i migranti o le persone abitanti in zone con scarse opportunità di lavoro.
  • Un migliore equilibrio tra vita professionale e vita privata, flessibilità e autonomia per i lavoratori che possono lavorare da casa.

I dati dell’indagine mostrano, inoltre, che le tecnologie digitali sono utilizzate per monitorare il rumore, le sostanze chimiche, le polveri e i gas nell’ambiente di lavoro del 19,2 % delle aziende europee e per monitorare la frequenza cardiaca, la pressione sanguigna, la postura e altri parametri vitali del 7,4 % dei lavoratori.

Ma bisogna anche rilevare che l’introduzione delle tecnologie digitali nel luogo di lavoro presenta anche rischi per la SSL.. In questo senso i risultati dell’indagine mostrano altresì che i telelavoratori a domicilio lamentano un aumento del carico di lavoro (33,2 %), della velocità o del ritmo del lavoro determinato dalle tecnologie digitali (61,2 %), dall’isolamento sociale (56,8 %) e da pressanti urgenze temporali o sovraccarico di lavoro (46,9 %) con maggiore frequenza rispetto alla popolazione occupata totale.          Condizioni, queste, che determinano un incremento dei rischi di natura psicosociale.

Inoltre, se la condizione di stress persiste in modo prolungato può portare, oltre che a problemi di natura mentale, anche a patologie cardiovascolari.

A fronte di tutte queste situazioni che emergono dalle indagini e che danno conto di una significativa diffusione del fenomeno in ambito U.E.,  nel nostro Paese non sembra tuttavia che in concreto vi sia una parallela rispondenza dal punto di vista statistico di quella che è una vera e propria malattia professionale riconosciuta e tutelata dall’Istituto assicuratore. Dai dati pubblicati dall’INAIL, relativamente all’ultimo quinquennio, risulta che negli anni precedenti la pandemia da Covid (2017-2019) sono state presentate appena circa 500 denunce/anno di Disturbi psichici da parte dei lavoratori; negli anni della pandemia (2020-2021) le denunce sono scese addirittura sotto i 400 casi/anno. Nel 2022 si è assistito ad una decisa ripresa delle denunce di malattie professionali rispetto al 2021, con un incremento generale di circa il 10%; Ma questo non vale per i Disturbi psichici che, nello stesso periodo, fanno segnare un ulteriore calo di denunce dell’8%: una situazione che appare in netto contrasto con quanto emerso dalle indagini di cui si è dato conto.

Questo prova come le malattie da lavoro stress correlate rappresentino un fenomeno ancora notevolmente sottostimato e dietro al quale si nasconda un mondo molto complesso e ancora tutto da “esplorare” e da “bonificare”.

I problemi di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro devono essere presi in considerazione anche nella fase di progettazione, coinvolgendo sin dall’inizio i programmatori e gli sviluppatori delle nuove tecnologie. È altrettanto importante migliorare l’alfabetizzazione digitale tra i lavoratori e i datori di lavoro promuovendo la qualificazione e lo sviluppo delle competenze per le applicazioni digitali. Ciò consente loro di comprendere meglio i sistemi digitali, nonché le opportunità ma soprattutto i rischi che ne derivano.