Più controlli per i settori di attività ad alto rischio di F. D’Amico Parte la campagna organizzata dagli Ispettorati del lavoro europei

Franco D’Amico è il Coordinatore dei Servizi Statistico-Informativi ANMIL e autore degli approfondimenti di questa sezione. Statistico ed Attuario professionista, ha operato da sempre in campo statistico, socioeconomico ed attuariale, con particolare riferimento alle tematiche inerenti il fenomeno infortunistico e tecnopatico, l’assicurazione, la prevenzione e la sicurezza sul lavoro.  
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Roma, 12 marzo 2024 – È partita il 1°marzo la “Campagna di vigilanza europea” organizzata dal Comitato degli Alti Responsabili degli Ispettorati del Lavoro (SLIC) con l’obiettivo di verificare il rispetto degli obblighi del datore di lavoro in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro e sensibilizzare maggiormente in merito ai rischi connessi alle attività più pericolose. Alla campagna ha aderito, in rappresentanza dell’Italia, INL (Ispettorato Nazionale del Lavoro).
I settori produttivi interessati sono agricoltura, costruzioni e trasporti.
L’iniziativa, che ha incontrato la disponibilità di tutti gli Ispettorati del continente, si concluderà a settembre con un seminario internazionale, nel quale verranno presentati i vari resoconti dei risultati nazionali redatti mediante un modello comune e la conseguente elaborazione, da parte dello SLIC, di una relazione di progetto finalizzata ad individuare le soluzioni più adeguate per la riduzione dei rischi nelle attività più pericolose.
Nel dettaglio, la campagna di vigilanza ha lo scopo di:                                                  

  • diffondere i risultati delle analisi e il materiale informativo realizzati in collaborazione con lo SLIC e i suoi focal points nazionali (rappresentato, per l’Italia, dall’INAIL);
  • stimolare un’efficace collaborazione tra gli stakeholder (lavoratori, datori di lavoro e loro rappresentanti nei settori di attività in cui si svolgerà la campagna, ossia micro, piccole e medie imprese, la società civile in generale), facilitando lo scambio di informazioni, conoscenze e buone pratiche per prevenire e ridurre gli infortuni nei luoghi di lavoro;
  • promuovere la valutazione del rischio e le corrette ed efficaci misure di gestione per favorire l’obiettivo della riduzione degli infortuni sul lavoro.

In effetti, i tre settori di attività oggetto della campagna di vigilanza sono da sempre in Italia, come anche nel resto d’Europa, quelli che storicamente hanno espresso i livelli di pericolosità più elevati, in particolare per quanto riguarda il rischio di eventi mortali.
Si tratta di settori formati da una miriade di piccole o piccolissime aziende sparse su tutto il territorio nazionale nelle quali è preponderante o esclusiva la lavorazione di tipo manuale e/o che richiede il diretto e costante contatto con macchinari, mezzi di trasporto o varie altre attrezzature e strumenti di lavoro.
In valori assoluti questi tre settori, nel nostro Paese, assommano da soli quasi la metà dei morti che avvengono in ambito lavorativo: considerando la media annua dell’ultimo quinquennio (escluso il biennio della pandemia, 2020-2021) le Costruzioni fanno registrare 131 infortuni mortali (17% del totale), i Trasporti 118 morti (15% del totale), l’Agricoltura 100 morti (13% del totale). 
Ma anche in termini relativi questi settori si trovano ai primi posti nella graduatoria degli Indici di frequenza infortunistica, che vengono calcolati periodicamente dai tecnici INAIL.
Per quanto riguarda il complesso degli infortuni, l’indice di frequenza (espresso dal numero di infortuni indennizzati rapportato a 1.000 addetti) risulta pari a 23,39 per i Trasporti, a 20,06 per l’Agricoltura e a 18,01 per le Costruzioni. Ma se si considerano i soli infortuni mortali la graduatoria degli Indici di frequenza (sempre per 1.000 addetti) cambia leggermente: Costruzioni 0,09, Trasporti 0,08 e Agricoltura 0,06.
I motivi della particolare pericolosità di questi settori sono vari e, purtroppo, noti a tutti, lavoratori compresi, anche se non sembra che conoscere questi rischi serva a limitarne ampiezza e intensità.
Per quanto riguarda le Costruzioni, innanzitutto, come già si diceva, si tratta di un settore con una frammentazione delle imprese molto spinta (sulle 720.000 aziende assicurate all’Inail ben 655.000, oltre il 90%, hanno meno di 10 addetti) che si spostano continuamente da un cantiere all’altro sul territorio e quindi risultano di difficile controllo da parte degli Ispettori del Lavoro. Scarsa attenzione alla sicurezza, poco rispetto delle normative, mancato utilizzo dei dispositivi di prevenzione e forte presenza di lavoratori irregolari o addirittura in “nero” caratterizzano questo settore, dove circa il 50% dei morti sul lavoro avvengono per “caduta dall’alto” (tetti, impalcature, ponteggi, ecc.).
I Trasporti rappresentano anch’essi un settore ad alta pericolosità legata al più generico “rischio stradale”, soprattutto per quanto riguarda gli autotrasportatori. La categoria si compone anch’essa in prevalenza di tanti piccoli padroncini in continua concorrenza tra loro, il che li costringe ad accelerare i ritmi di lavoro con turni stressanti e scarsi intervalli di sosta e di riposo. La situazione si è ulteriormente deteriorata negli ultimi anni con l’avvento della spietata concorrenza di autotrasportatori provenienti dall’est europeo.
L’Agricoltura è anch’essa un settore con prevalenza di piccoli aziende, per lo più a carattere familiare. Il lavoro è reso particolarmente pericoloso per l’utilizzo di macchinari il più delle volte obsoleti e privi dei dispositivi di protezione tecnologicamente avanzati. Se a questo si aggiunge poi che il nostro Paese è costituito da un territorio prevalentemente collinare si comprende perché il 60% circa dei morti in agricoltura è causato dal “ribaltamento del trattore”.
A fronteggiare queste emergenze c’è un drappello di Ispettori dell’INL, il cui contingente, alla data del 31 dicembre 2023, risultava pari a 4.768 unità (in crescita del 19% rispetto al 2022), così ripartiti: 3.222 ispettori dell’INL, dei quali 877 tecnici; 828 ispettori dell’INPS; 200 ispettori dell’INAIL e 518 militari dell’Arma dei Carabinieri. Un numero ancora inadeguato rispetto alle esigenze, ma che comunque sta mostrando sempre più impegno nel perseguire le irregolarità in tema di sicurezza sul lavoro.
I controlli avviati nel 2023 risultano superiori dell’11% rispetto a quelli effettuati nell’anno precedente (111.281, a fronte dei 100.192 del 2022).
Grazie all’efficacia della programmazione è stato individuato un maggior numero di aziende non in regola con la normativa vigente: sono stati accertati, infatti, illeciti nei confronti di 59.445 aziende, con un tasso di irregolarità pari al 74% in crescita di 2 punti percentuali rispetto all’anno precedente (72%).
Le ispezioni effettuate nel corso del 2023 hanno consentito, inoltre, di recuperare oltre un miliardo di contributi e premi a favore dei lavoratori.
A breve, inoltre, è prevista una consistente assunzione di nuovi Ispettori che potranno sicuramente contribuire, attraverso controlli più capillari e mirati, a combattere la piaga del lavoro irregolare, che rappresenta una delle cause più importanti del quotidiano stillicidio di morti che insanguina le strade, le campagne e i cantieri del Belpaese.