No alla violenza: il grido delle donne

di Franco D’Amico, Responsabile dei servizi statistico/informativi ANMIL

26 novembre 2021 – E’ questo lo slogan dell’evento che si è svolto oggi al Senato in occasione della “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne”. Un appuntamento fortemente voluto dalla Presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati, che vede riunite in Aula le Senatrici di tutti i gruppi, personaggi della cultura e dello spettacolo e rappresentanti delle associazioni impegnate nel contrasto alla violenza sulle donne. In Aula era presente anche la Senatrice a vita Liliana Segre.
Un evento, questo, che si unisce alle numerose iniziative promosse nel nostro Paese ed anche in altre parti del mondo,  per sensibilizzare l’opinione pubblica su un fenomeno che, soprattutto in questi ultimi tempi, sta assumendo dimensioni e connotati sempre più preoccupanti.
Sono state, infatti, oltre 15 mila le donne che nel 2020 hanno denunciato violenza ed hanno iniziato un percorso personalizzato presso i Centri antiviolenza che aderiscono all’intesa Stato-Regioni. Per più di tremila si è trattato di interventi in emergenza, con un forte aumento in particolare nei mesi di marzo, aprile e maggio. E’ questo quanto emerge  dalla Rilevazione sulle utenti dei Centri antiviolenza (CAV), che l’Istat ha condotto per la prima volta nel 2020, sulla base delle chiamate al 1522, il numero di pubblica utilità istituito dal Dipartimento per le pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio. Quest’anno le chiamate al numero 1522 nei primi nove mesi del 2021 sono state 12.305 e sono in crescita: erano state 15.708 nel 2020 e 8.647 nel 2019.
Dal report ISTAT emerge inoltre che “le misure restrittive alla mobilità, adottate per il contenimento della pandemia, hanno amplificato nelle donne la paura per la propria incolumità”. La storia di violenza vede nove donne su 10 segnalare di aver subito violenza psicologica, il 67% violenza fisica, il 49% minacce e il 38% violenza economica. Nel 59,8% dei casi l’autore della violenza è il partner convivente, nel 23% un ex partner, nel 9,5% un altro familiare o parente; le violenze subite fuori dall’ambito familiare costituiscono appena il 7,7%.   
Ma l’aspetto più preoccupante della violenza sulle donne è rappresentato da quel tragico ed assurdo fenomeno che purtroppo è sempre più ricorrente nelle cronache nazionali: il femminicidio. Finora, nel 2021, sono state 109 le donne vittime di omicidio, e rappresentano il 41,3% del totale delle vittime. Si tratta del dato più alto dell’ultimo triennio (erano il 34,7% nel 2019); in forte crescita anche rispetto alla media dell’intero periodo 2000-2021, che è stato del 30,2%. Dal 2000 ad oggi le donne uccise in Italia sono state 3.476, di cui 2.575 in ambito familiare e 1.707 per mano del coniuge/partner o ex partner. Questi dati emergono dal VIII Rapporto Eures sul femminicidio in Italia, pubblicato alla vigilia della “Giornata”. La gran parte dei femminicidi avviene al Nord, dove si è verificato ben il 55% del totale nazionale; a livello provinciale è invece Roma a presentare il primato negativo, con 14 donne uccise nei primi 11 mesi del 2021 (pari al 12,8% del totale nazionale) e un aumento del 133% rispetto all’anno precedente (quando ci furono 6 vittime).
Per quanto riguarda gli autori degli omicidi, l’Eures rileva che oltre il 90% degli omicidi con vittime femminili è commesso da un uomo (92,5%). Si rileva anche un aumento dell’età media degli autori (che raggiunge i 51,9 anni nel 2021) ed una forte crescita di quelli ultrasessantaquattrenni che, in particolare nei femminicidi di coppia arrivano a rappresentare il 36,4% del totale, spiegando anche il contestuale aumento degli omicidi-suicidi. Tale fenomeno risulta anch’esso in forte crescita (+43,5% gli omicidi-suicidi nel 2021, che passano a 33 dai 23 del 2020), rappresentando ben il 30,3% del totale, che sale al 41,4% tra gli autori con oltre 64 anni.
Fortunatamente, in questi ultimi tempi alle innumerevoli manifestazioni e iniziative di informazione e prevenzione contro la violenza sulle donne, promosse dalle Istituzioni e dai vari movimenti ed associazioni, si stanno via via affiancando e consolidando nel Paese interventi più incisivi e concreti a tutela delle vittime. A livello territoriale i Centri antiviolenza forniscono consulenza, supporto ed accoglienza a donne, italiane e straniere, sole o con eventuali figli minori, vittime di violenza, di maltrattamenti fisici e psicologici, stalking, stupri e abusi sessuali intra o extra familiari. Una iniziativa di natura strettamente economica è stata avviata dall’INPS che ha recentemente rilasciato una apposita procedura telematica per l’acquisizione, da parte dei Comuni, delle domande di “Reddito di libertà per le donne vittime di violenza” in situazione di difficoltà economica. Il contributo, che può arrivare fino a 400 euro al mese, viene erogato in maniera centralizzata ed è finalizzato a sostenere prioritariamente le spese per l’autonomia abitativa e personale, nonché il percorso scolastico e formativo di eventuali figli e figlie minori.
Si tratta, naturalmente, di piccoli passi che non risolvono certo i gravi problemi delle donne vittime di abusi, ma che tuttavia contribuiscono a dare un minimo di sollievo, ma soprattutto, a non far sentire più sole le donne in questa che è una vera e propria battaglia di civiltà.

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