Meno Ispettori = Meno controlli = Meno sicurezza sul lavoro a cura di Franco D'Amico

Dal 2016 ad oggi il numero degli Ispettori del lavoro è diminuito di 500 unità

2 settembre 2020 – E’ parere condiviso da tutti gli addetti ai lavori che una efficace politica di prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali debba necessariamente essere supportata da una altrettanto rigorosa e capillare azione di ispezione e di controllo del rispetto delle normative e delle disposizioni in materia di sicurezza sul lavoro. Al fine di razionalizzare e coordinare tali azioni, il Decreto legislativo n. 149/2015 ha istituito l’Agenzia unica per le ispezioni del lavoro, denominata “Ispettorato Nazionale del Lavoro” (I.N.L.) che svolge le attività ispettive già esercitate dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, dall’INPS e dall’INAIL.
L’Ispettorato esercita e coordina sul territorio nazionale tutte le funzioni di vigilanza in materia di lavoro, contribuzione, assicurazione obbligatoria e di legislazione sociale, compresa la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Uno strumento, dunque, fondamentale per il monitoraggio della miriade di aziende, per lo più di piccole o piccolissime dimensioni, sparse su tutto il territorio nazionale, e che si sta rivelando decisivo nella lotta contro fenomeni di irregolarità particolarmente odiosi come lo sfruttamento, il lavoro nero e il caporalato. Eppure le Istituzioni sembrano non comprendere pienamente l’importanza dell’Ispettorato per il contrasto alle irregolarità e a sostegno dei diritti dei lavoratori.
Da un organico già di per sé insufficiente all’atto della sua costituzione (circa 3.000 unità)  gli Ispettori del lavoro in carico all’I.N.L. sono scesi a 2.832 unità nel 2017, a 2.726 nel 2018 ed infine a 2.561 nel 2019 con un calo complessivo di quasi 500 unità. La causa principale di questo calo è da ascrivere essenzialmente al mancato “turn over”  rispetto alle uscite dal servizio con Quota 100 e al ritardo nelle operazioni concorsuali  per l’ampliamento dell’organico che pure erano state più volte promesse.
Calano gli Ispettori e si riducono i controlli alle aziende e di conseguenza le irregolarità rilevate, le sanzioni e il recupero di contributi e premi assicurativi evasi.
Le aziende controllate nell’anno 2019 sono state circa 142.000, in calo rispetto alle 144.000 del 2018 e di queste 99.086 (il 70% circa) sono risultate irregolari: un dato che, a prima vista, può sembrare catastrofico, ma è legato al fatto che i controlli non vengono effettuati “a pioggia”, ma sono ormai molto mirati. I lavoratori irregolari scoperti sono stati 356.145 e tra questi ben 41.544 erano completamente in nero. 
Ammonta a circa 1,23 miliardi di euro il recupero nel 2019 dei contributi e dei premi evasi dalle aziende controllate dall’Ispettorato del lavoro, dai carabinieri e dagli enti previdenziali con un calo dell’8,8% dei contributi recuperati rispetto al 2018.
Alle infrazioni abituali riscontrate nelle aziende, inoltre, si vanno ora ad  aggiungere le irregolarità riscontrate tra i percettori di Reddito di Cittadinanza, In attesa, infatti, di una campagna più mirata sui fruitori di questo sussidio, grazie ai controlli degli Ispettori del lavoro, nel 2019 sono stati scovati 599 lavoratori in nero che percepivano indebitamente il reddito di cittadinanza. Di questi  ben il 61% operava in provincia di Napoli, il 26% in provincia di Roma, mentre il 7% in provincia di  Venezia e il 6% in provincia di Milano. “Sono stati riscontrati” – si legge nel Rapporto dell’I.N.L. – “accordi illeciti tra azienda e lavoratore, finalizzati a consentire a quest’ultimo l’accesso alla misura di sostegno al reddito grazie alla simulazione dell’interruzione del rapporto di lavoro e alla successiva prosecuzione della stessa attività lavorativa in nero”.
In un quadro del genere, c’è solo da augurarsi che si provveda al più presto a fornire nuove e più sostanziose risorse, sia in termini di personale che di mezzi, all’Ispettorato del lavoro, soprattutto in questo periodo in cui gli effetti della crisi da Coronavirus rischiano di acuire i già diffusi fenomeni di irregolarità, con il risultato  di un ulteriore abbattimento delle tutele, dei diritti dei lavoratori e del corretto svolgimento dei rapporti di lavoro.