Leggero calo degli infortuni sul lavoro nel 2019 a cura di Franco D'Amico

Per ANMIL manca la svolta attesa. 

3 gennaio 2020 – I dati diffusi da INAIL al 30 novembre 2019 consentono di stilare un bilancio consuntivo, anche se ovviamente ancora provvisorio e non definitivo, sull’andamento infortunistico dell’anno che si sta per chiudere. Nei primi undici mesi 2019 si sono registrati 590.679 infortuni, con un modestissimo decremento dello 0,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Quelli con esito mortale sono stati 997, ovvero 49 in meno rispetto al 2018 per un calo del 4,7%; va detto tuttavia che per quanto riguarda i dati relativi ai casi mortali, il confronto risulta in qualche misura alterato dagli eccezionali eventi che si erano verificati nel mese di agosto 2018: il crollo del ponte Morandi (con 15 infortuni mortali denunciati all’INAIL) e la strage di lavoratori agricoli extracomunitari in Puglia (16 braccianti morti in due incidenti stradali), che hanno “gonfiato” il dato 2018 in misura significativa.
Ma al di là delle possibili quanto inutili elucubrazioni su qualche decimo di punto percentuale in più o in meno, resta il fatto che ancora non si intravede quella drastica e netta inversione di tendenza che tutti auspicavamo e che dovrebbe, non certo annullare, ma quantomeno abbattere in misura significativa quella che ormai è diventata una vera e propria emergenza nazionale.
“Le stringenti normative imposte dal decreto 81/2008 – ha commentato Zoello Forni Presidente nazionale ANMIL – sembrano essere rimaste soltanto sulla carta, così come gli effetti delle varie iniziative nel campo della prevenzione, gli investimenti stanziati per il rinnovamento o sostituzione di macchinari obsoleti (compresi i bandi ISI dell’INAIL), i controlli ispettivi dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro che hanno portato alla luce situazioni di illegalità diffusa, non hanno sortito che effetti marginali, quasi un palliativo, su un corpo che invece appare gravemente malato. Evidentemente non bastano queste pur lodevoli ma isolate iniziative che, oltre a risultare insufficienti,  non sembrano essere inquadrate nel contesto di una politica unitaria e mirata. E’ giunta invece l’ora di dare vita a una vera e propria rivoluzione culturale che coinvolga tutte le parti interessate in un programma di respiro nazionale, coordinato, organico ed efficace in grado di combattere alla radice l’intollerabile piaga degli incidenti sul lavoro”.      

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