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La tragedia della “Lamina”. Gli incidenti nei cosiddetti “ambienti confinanti”

La tragedia della “Lamina”. Gli incidenti nei cosiddetti “ambienti confinanti”

Ad un anno dall’incidente ancora vittime del lavoro nelle cisterne killer

Il rinvio a giudizio per il legale rappresentante dell’azienda metallurgica Lamina, dove il 16 gennaio dello scorso anno, a causa di una fuoriuscita di gas “argon” nella vasca di un forno per la lavorazione dei metalli, morirono quattro operai intenti alle operazioni di pulizia, riporta alla ribalta la piaga dei cosiddetti incidenti in “ambienti confinati” che con drammatica periodicità mietono vittime innocenti in varie parti del Paese. Questa tragedia, infatti, costituisce solo uno degli ultimi anelli di una lunga catena di vittime sul lavoro provocate da esalazioni tossiche in operazioni di pulizia o manutenzione di vasche o cisterne.
Con il termine “ambiente confinato” s’intende un luogo circoscritto, totalmente o parzialmente chiuso, che non è destinato ad essere occupato da persone (serbatoi, cisterne, vasche di raccolta di acque piovane o liquami, silos, stive di imbarcazioni, recipienti, reti fognarie, …) ma che – all’occasione – può essere impegnato per l’esecuzione d’interventi lavorativi quali l’ispezione, la manutenzione, la riparazione o la pulizia; tutte operazioni in cui il pericolo di morte o di infortunio grave è molto elevato, a causa delle sostanze presenti che possono esalare gas mortali.
Ma la macabra caratteristica degli spazi confinati, teatro di incidenti mortali e infortuni gravi, è che spesse volte questi vengono ulteriormente aggravati da tentativi di soccorso inadeguati e improvvisati.  E’ normale, infatti, immaginare che ci sia uno spontaneo moto d’intervento quando si vede un collega in difficoltà, ma questa catena di solidarietà umana porta spesso a compiere gesti estremi che, di fatto, non fanno altro che incrementare il numero delle vittime.
Nelle statistiche internazionali, oltre il 50% delle vittime è rappresentato dai soccorritori; una percentuale che viene ulteriormente confermata anche dalla dinamica degli incidenti che si verificano periodicamente nel nostro Paese, compreso quello della Lamina di Milano.
In merito agli aspetti quantitativi del fenomeno esistono studi specifici effettuati tramite analisi “caso per caso” sulle tragiche vicende che si sono susseguite in questi ultimi anni nel nostro Paese. Tra queste, una indagine effettuata a suo tempo da esperti INAIL relativamente agli anni 2005-2010 che noi dell’ANMIL abbiamo provveduto ad aggiornare con gli eventi degli anni successivi, per fornire un quadro attuale sulle dimensioni e sulle circostanze determinanti del fenomeno.
Sulla base delle nostre rilevazioni, nel periodo 2005-2018 si sono verificati 37 incidenti mortali in ambienti confinati, che hanno causato la morte di 62 lavoratori: ogni episodio ha portato in media alla morte di 1,7 persone. Si tratta per lo più di incidenti che avvengono all’interno di cisterne o serbatoi (oltre la metà dei decessi), vasche di deposito o silos, dove si sprigionano spesso esalazioni di gas asfissianti che sono la principale causa del decesso nell’ambiente confinato teatro dell’evento: due terzi delle morti avviene proprio per questo motivo; mentre quasi il 20% è causato da caduta traumatica della vittima.
Basandoci su queste statistiche si può affermare che nel nostro Paese ogni anno si verificano mediamente circa 3 incidenti di questo tipo che causano la morte di 5 lavoratori. “Nel rinnovare il cordoglio per le vittime di questa ennesima tragedia sul lavoro ed auspicando che venga presto fatta giustizia per i loro familiari – ha commentato Franco Bettoni, Presidente nazionale ANMIL – nello stesso tempo sentiamo il dovere di rimarcare ancora una volta come una vera cultura della sicurezza necessiti di una formazione continua, efficace e mirata. Da sempre noi dell’ANMIL sosteniamo che la formazione alla sicurezza deve partire già dalle scuole per quanto riguarda gli aspetti generali e successivamente diventare sempre più ‘specialistica’ soprattutto nei confronti del personale adibito ad attività particolari, che deve inoltre essere perfettamente consapevole dei rischi che si possono correre entrando in certi ambienti. Non siamo esperti del settore, ma ci chiediamo se in operazioni del genere, in cui si debba entrare in un ambiente chiuso per operazioni di natura straordinaria, non si debbano adottare misure del tutto eccezionali ricorrendo esclusivamente a personale specializzato e dotato di tutti i più efficaci e idonei strumenti che li proteggano dalle esalazioni mortali. Concludo commentando con tristezza una notizia proprio di oggi in cui un giovane operaio di 25 anni è rimasto gravemente ferito per le ustioni riportate a causa della soda caustica con cui stava pulendo una cisterna di vino di una fabbrica Astigiana”.

 

 

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