INFORTUNI SUL LAVORO: UN CONFRONTO ITALIA-UNIONE EUROPEA di F. D’Amico

Franco D’Amico è il Coordinatore dei Servizi Statistico-Informativi ANMIL e autore degli approfondimenti di questa sezione. Statistico ed Attuario professionista, ha operato da sempre in campo statistico, socioeconomico ed attuariale, con particolare riferimento alle tematiche inerenti il fenomeno infortunistico e tecnopatico, l’assicurazione, la prevenzione e la sicurezza sul lavoro.  

Per maggiori informazioni, clicca qui: https://t.ly/xDCHH

BREVE PREMESSA METODOLOGICA

Le statistiche infortunistiche riportate in questo studio sono state rilevate da pubblicazioni edite da Eurostat (Ufficio centrale di statistica dell’Unione Europea).ed elaborate da esperti della apposita sezione ESAW (European Statistics Accidents at Work).
I criteri di rilevazione adottati da Eurostat considerano infortuni sul lavoro quelli con “assenze dal lavoro di almeno 4 giorni” ( in pratica i “nostri indennizzati”).
Sono invece esclusi:

  • gli infortuni in itinere
  • gli infortuni che determinano lesioni intenzionalmente auto-procurate
  • gli infortuni dovuti esclusivamente a cause mediche (infarto cardiaco, ictus, ecc.).

Le statistiche U.E. sono aggiornate sulla base dell’ultimo anno reso disponibile da Eurostat:  i tempi di elaborazione dei dati da parte dell’Ufficio Centrale, inevitabilmente, si sommano a quelli, non sempre omogenei, dei singoli Stati membri e creano ancora un certo differimento nella pubblicazione delle informazioni; attualmente i dati più recenti si riferiscono all’anno 2020.
Quanto alla qualità dei dati, Eurostat stesso fa presente che, pur essendo in fase molto avanzata il processo di armonizzazione dei dati dei vari Paesi, tuttavia le statistiche espresse in valori assoluti presentano ancora oggi gravi carenze dal punto di vista della completezza dei dati, per una serie di motivi significativi:

  • alcuni Paesi membri (in particolare del Nord Europa), non disponendo di un sistema assicurativo specifico, non sono in grado di fornire dati completi ma presentano “livelli di sotto dichiarazione compresi anche tra il 30% e il 50% del totale”;
  • in alcuni Paesi membri diversi importanti settori economici non vengono considerati nelle statistiche ( in particolare, parti del settore pubblico);
  • inoltre alcuni Paesi membri (in particolare anglosassoni) non rilevano gli infortuni stradali avvenuti nell’esercizio dell’attività lavorativa, in quanto rientranti nella tutela non dei rischi da lavoro ma dei rischi da circolazione stradale.

Per i casi mortali, inoltre, oltre ai problemi citati ci sono tuttora disomogeneità anche nelle procedure di registrazione; in alcuni Paesi, ad esempio, vengono presi in considerazione solo i decessi avvenuti entro 30 giorni dalla data dell’infortunio.
Per questi motivi Eurostat stesso invita ad utilizzare i dati assoluti, che vengono riportati nelle tabelle U.E. così come comunicati dai singoli Paesi, soltanto a livello globale e a fini indicativi, tenendo conto dei limiti e delle carenze sopra indicati. Per i raffronti tra i vari Paesi, invece, Eurostat ha più volte espresso la raccomandazione di utilizzare esclusivamente i “tassi standardizzati di incidenza infortunistica” per 100.000 occupati, che vengono elaborati dai tecnici Eurostat intervenendo sui dati assoluti con procedimenti statistici appropriati sia per finalità tecniche di armonizzazione delle diverse strutture produttive nazionali, sia per rapportarli alla corrispondente forza lavoro e sia per apportare quei correttivi di integrazione dei dati necessari per renderli più coerenti, omogenei e, quindi, cosa molto importante, confrontabili tra loro.
I dati sugli occupati sono ricavati dall’”Indagine sulle forze di lavoro della Comunità” (Ifl).

         

 GLI INFORTUNI SUL LAVORO NEI PAESI U.E.

In termini assoluti, nel 2020 (ultimo anno disponibile) sono stati registrati da EUROSTAT per il complesso dei Paesi dell’Unione Europea poco meno di 3 milioni di infortuni, rilevati secondo i criteri di cui si è detto. I dati si riferiscono agli attuali 27 Stati membri, dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione.
I Paesi col più alto numero di infortuni sono, nell’ordine:  Germania (circa 855.000 casi), la Francia (587.000), l’Italia (359.000) e la Spagna (356.000). Seguono, con numeri nettamente inferiori, tutti gli altri Paesi dell’Unione, in particolare quelli del Nord Europa.
Per quanto riguarda invece gli infortuni con esiti mortali, il nostro Paese si pone nettamente in testa alla graduatoria. Sul totale di circa 3.400 casi registrati nell’Unione Europea, il primato spetta infatti all’Italia, che in quell’anno ha fatto registrare ben 776 decessi lavorativi, seguita a distanza dalle solite Francia (541), Spagna (392)  e Germania (371). Numeri molto più contenuti, in prevalenza sotto le 100 unità, si registrano negli altri Paesi.
C’è, tuttavia, da fare una precisazione molto importante in merito ai dati esposti nella tav.1.
Come già detto, le statistiche su infortuni e casi mortali, elaborate da Eurostat e riportate in questo studio, fanno riferimento all’anno 2020 in quanto il più recente disponibile, ma va ricordato che questo è stato anche l’”annus horribilis”  della pandemia da Covid 19 che ha avuto conseguenze fortemente negative sul mondo del lavoro e di riflesso sulle statistiche infortunistiche soprattutto a livello nazionale.
L’Italia, infatti, con il DL.18/2020 del 17 marzo 2020, ha riconosciuto come veri e propri infortuni sul lavoro le infezioni da Covid avvenute in ambito lavorativo, sulla base del principio di equivalenza della “causa virulenta” dell’infezione con la “causa violenta” dell’infortunio. Questo, naturalmente  ha finito per condizionare in misura significativa anche i risultati delle rilevazioni Eurostat sull’andamento infortunistico dei vari Stati a livello europeo. Solo Italia, Spagna e Slovenia, infatti, hanno riconosciuto i contagi da Covid-19 univocamente come infortuni sul lavoro, mentre altri 17 Stati li hanno classificati come malattie professionali e altri come malattie comuni. Nel nostro Paese, in particolare, oltre un terzo degli infortuni in occasione di lavoro indennizzati dall’Inail nel 2020 ha avuto come causa professionale il contagio da Covid-19, con il risultato di contribuire ad aumentare il numero degli infortuni rispetto al periodo pre-pandemia. Il dato complessivo europeo degli infortuni, avendo la maggior parte degli Stati considerato le infezioni da Covid-19 come malattia professionale, è risultato invece in calo. Questa circostanza risulta particolarmente accentuata per i casi mortali; a titolo esemplificativo si può notare che mentre nel 2019 (anno pre-pandemia) dall’INAIL erano stati registrati in Italia 1.229 infortuni mortali, un dato che è in perfetta linea con tutto il decennio precedente, il 2020 ha   un’impennata a 1.695 casi per effetto del notevole apporto delle infezioni da Covid.
I riflessi molto significativi sulle statistiche elaborate da EUROSTAT, a cui ogni anno i Paesi membri trasmettono i propri dati nazionali, risulta evidente dal numero abnorme di casi mortali riferiti all’Italia (776) e dal rispettivo tasso standardizzato (3,03 per 100.000 occupati) della Tav.2, che non hanno assolutamente riscontro con gli anni precedenti. Nel 2019, ad esempio, risultavano per l’Italia, sempre nelle statistiche EUROSTAT, 491casi mortali e un tasso standardizzato pari a 0,98 che è in linea con tutti gli anni del decennio precedente e nettamente inferiore sia alla media U.E. (pari a 1,33).che a molti Paesi similari al nostro per dimensioni e struttura socioeconomica.
Riteniamo, pertanto, che i dati relativi all’anno 2020 siano, almeno per l’Italia, da considerare del tutto eccezionali e che se si vuole fare un’analisi corretta e dei confronti omogenei e significativi tra i casi mortali dei vari Stati è opportuno fare  riferimento ai dati dell’anno 2019 che, per completezza informativa, abbiamo riportato nella. Tav.3.

 

 

  

Tav.1)  Infortuni sul lavoro nell’U.E. per Paesi Membri

Anno 2020
Infortuni     Casi mortali
           
Paesi membri Numero     Paesi membri Numero
U.E. – 27 Membri 2.984.995     U.E.- 27 Membri 3.399
Belgio 58.418     Belgio 54
Bulgaria 2.278     Bulgaria 88
Repubblica Ceca 41.306     Repubblica Ceca 108
Danimarca 57.761     Danimarca 39
Germania 854.665     Germania 371
Estonia 5.847     Estonia 10
Irlanda 15.284     Irlanda 41
Grecia 11.083     Grecia 33
Spagna 355.811     Spagna 392
Francia 587.090     Francia 541
Croazia 11.153     Croazia 45
Italia 359.363     Italia 776
Cipro 1.732     Cipro 16
Lettonia 1.506     Lettonia 22
Lituania 2.808     Lituania 38
Lussemburgo 7.163     Lussemburgo 7
Ungheria 20.477     Ungheria 64
Malta 2.529     Malta 7
Paesi Bassi 165.433     Paesi Bassi 21
Austria 67.025     Austria 85
Polonia 86.745     Polonia 190
Portogallo 113.179     Portogallo 131
Romania 3.281     Romania 179
Slovenia 14.297     Slovenia 17
Slovacchia 8.483     Slovacchia 32
Finlandia 46.922     Finlandia 24
Svezia 36.098     Svezia 24
Islanda 1.580     Islanda 3
Norvegia 45.678     Norvegia 41
Svizzera n.d.     Svizzera n.d.
Fonte: Eurostat     Fonte: Eurostat
   

 

 

 

 

 

 

Tav.2)  Tassi standardizzati di incidenza infortunistica

 
  nell’Unione Europea (per 100.000 occupati).  Anno 2020  
  Infortuni     Casi mortali  
           
  Paesi membri  Tasso     Paesi membri  Tasso  
  Francia           2.463     Cipro 5,12  
  Portogallo           2.162     Bulgaria 4,52  
  Spagna           2.142     Malta 3,99  
  Lussemburgo           1.639     Romania 3,96  
  Germania           1.581     Lituania 3,84  
  Danimarca           1.581     Portogallo 3,62  
  Belgio           1.377     Lettonia 3,21  
  U.E. – 27 Membri           1.297     Francia 3,16  
  Slovenia           1.225     Croazia 3,13  
  Austria           1.206     Norvegia 3,08  
  Finlandia           1.117     Italia 3,03  
  Paesi Bassi           1.092     Austria 2,89  
  Estonia              979     Spagna 2,76  
  Italia              816     Repubblica Ceca 2,52  
  Svezia              777     Irlanda 2,38  
  Malta              750     Slovenia 2,32  
  Islanda              705     Lussemburgo 2,31  
  Repubblica Ceca              702     Slovacchia 2,21  
  Cipro              585     Ungheria 2,16  
  Ungheria              581     U.E. – 27 Membri 2,11  
  Croazia              546    

 
Estonia 2,09  
  Irlanda              518     Belgio 2,07  
  Polonia              415     Islanda 2,06  
  Slovacchia              409     Danimarca 2,01  
  Lituania              367     Polonia 1,48  
  Norvegia              307     Grecia 1,36  
  Lettonia              283     Finlandia 1,26  
  Grecia              134     Germania 0,96  
  Romania                76     Svezia 0,77  
  Bulgaria                72     Paesi Bassi 0,42  
  Svizzera  n.d.     Svizzera  n.d.  
  Fonte: Eurostat     Fonte: Eurostat  
                         

 

 

 

 

 

 

Tav.3)  Infortuni mortali e Tassi d’incidenza standardizzati 
nell’Unione Europea (per 100.000 occupati).  Anno 2019
 

Infortuni mortali

    Tassi standardizzati
       
Paesi membri  Inf. mortali     Paesi membri  Tasso 
U.E. 27 Paesi           3.408     Francia 4,11
Belgio 52     Cipro 3,09
Bulgaria 85     Lituania 2,49
Repubblica Ceca 95     Croazia 2,40
Danimarca 39     Bulgaria 2,36
Germania 416     Lettonia 2,04
Estonia 15     Romania 2,00
Irlanda 41     Lussemburgo 1,96
Grecia 35     Estonia 1,80
Spagna 347     Spagna 1,73
Francia 803     Portogallo 1,61
Croazia 43     Svizzera 1,59
Italia 491     Ungheria 1,56
Cipro 10     Austria 1,46
Lettonia 29     Repubblica Ceca 1,42
Lituania 37     U.E. 27 Paesi 1,35
Lussemburgo 12  
 
Grecia 1,22
Ungheria 84     Belgio 1,13
Malta 3     Irlanda 1,09
Paesi Bassi 37     Malta 1,05
Austria 106     Slovenia 1,04
Polonia 184     Italia 0,98
Portogallo 104     Slovacchia 0,92
Romania 227  
 
Finlandia 0,89
Slovenia 15     Polonia 0,68
Slovacchia 33     Danimarca 0,59
Finlandia 29     Paesi Bassi 0,59
Svezia 36     Svezia 0,58
Norvegia 33     Germania 0,55
Svizzera 56     Norvegia 0,45
Islanda n.d.     Islanda n.d.
Fonte: Eurostat     Fonte: Eurostat

(a cura di Franco D’Amico – Esperto statistico ANMIL)