“Infortuni sul lavoro 2023: un primo trimestre chiaroscuro” di F. D’Amico

Franco D’Amico è il Coordinatore dei Servizi Statistico-Informativi ANMIL e autore degli approfondimenti di questa sezione. Statistico ed Attuario professionista, ha operato da sempre in campo statistico, socioeconomico ed attuariale, con particolare riferimento alle tematiche inerenti il fenomeno infortunistico e tecnopatico, l’assicurazione, la prevenzione e la sicurezza sul lavoro.  

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2 maggio 2023 – Dalle rilevazioni effettuate negli ultimi giorni da Open Data, risulta che le denunce d’infortunio sul lavoro presentate all’Inail nel primo trimestre 2023 sono state 144.586, in calo di ben 150.00 unità rispetto alle 194.106 del primo trimestre 2022 (-25,5%); il calo è dovuto esclusivamente ai casi avvenuti in occasione di lavoro (-29,4%), mentre sono aumentati quelli in itinere, occorsi cioè nel tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il posto di lavoro (+13,1%).
La sostanziosa flessione registrata in questo primo scorcio dell’anno è da attribuire in larga parte alla forte riduzione degli infortuni legati alle infezioni da Covid in ambito lavorativo che nell’anno 2022, a seguito della nuova rilevante ondata pandemica, avevano causato oltre 117.000 casi denunciati, segnando una netta recrudescenza rispetto ai 42.000 casi del 2021 (nel 2020, anno della fase più acuta della pandemia, ne erano stati denunciati oltre 131.000).
A conferma di tutto ciò, c’è il tracollo di infortuni nella Sanità, il settore più colpito nel periodo della pandemia, scesi dai 30.000 casi circa del primo trimestre 2022 ai 7.000 del 2023 (-76,9%).   
Situazione completamente diversa, invece, si riscontra per le denunce di infortunio mortale che, nel primo trimestre 2023, sono state 196, sette in più rispetto alle 189 registrate nello stesso periodo  2022 (+3,7%). Gli incrementi più significativi si riscontrano nell’Industria Manifatturiera (da 7 a 14 decessi) e nei Trasporti (da 20 a 30 casi denunciati). In questo senso, c’è da rilevare che nel corso di questo primo trimestre dell’anno c’è stata effettivamente una buona ripresa della nostra economia testimoniata da una incoraggiante crescita del PIL (+0,5%, una delle migliori performance in ambito UE).
Va considerato, peraltro, che se si allarga il campo di osservazione al medio periodo non si può non osservare come negli ultimi anni l’andamento infortunistico ha avuto un percorso molto particolare e fortemente condizionato dalla pandemia. Per un decina di anni fino al 2019 il trend si era mantenuto su un livello sostanzialmente costante (con leggera tendenza al ribasso) su una media di 645.000 casi di infortuni/anno e 1.200/1.250 casi mortali; valori che sono stati completamente stravolti dalla pandemia che, come si è già detto, ha provocato nel triennio 2020-2022 circa 300.000 infortuni da infezione da Covid in ambito lavorativo che hanno chiaramente “drogato” i numeri infortunistici del triennio stesso.
Se, per un esercizio puramente statistico, mettessimo a confronto i primi dati 2023 con quelli (perfettamente omogenei perché entrambi rilevati al 31 marzo dei rispettivi anni) del 2019, ritenendo questo l’ultimo anno “normale” e significativo di tutta la serie, scopriremmo che nel primo trimestre 2023 rispetto al primo trimestre 2019 si registra un calo dell’8,2% per le denunce di infortunio (da 157.776 a 144.586) e del 7,5% per i casi mortali (da 212 a 196).   

Non vogliamo con questo affermare che la situazione attuale sia esaltante, tuttavia questo si potrebbe interpretare quasi come un presagio che, passata la tempesta pandemica, l’andamento degli infortuni sul lavoro possa riprendere un cammino virtuoso e, con il supporto di tutte le parti sociali, avviarsi sulla strada di una deciso e progressivo ridimensionamento.