L’infezione da Coronavirus fa impennare il bilancio delle morti sul lavoro a cura di Franco D'Amico, Esperto statistico

Nei primi 5 mesi dell’anno l’aumento del 10,5% dei casi mortali vede quasi la metà dovuta al Covid.

Roma, 2 luglio 2020 – Il “lockdown” imposto a gran parte dei settori di attività economica, dalle esigenze di contrasto al diffondersi dell’epidemia, ha praticamente mandato a casa, a partire dagli inizi del mese di marzo, la maggior parte dei lavoratori italiani.
In parte, i più “fortunati” e in genere quelli addetti a lavori d’ufficio o di tipo “intellettuale”, hanno proseguito la loro attività in telelavoro o, come si usa dire oggi, in smart working; per gli altri, “meno fortunati” e in genere addetti a lavori di tipo manuale, hanno visto licenziamenti, inoccupazione o cassa integrazione.
Questo, oltre a tutti gli altri risvolti di carattere socio-economico, ha determinato un crollo delle attività produttive e del lavoro e, di conseguenza, degli eventi lesivi legati al lavoro stesso, che già nei mesi di marzo ed aprile avevano prodotto cali infortunistici intorno al 40%.
Anche nell’ultimo bilancio, relativo a gennaio-maggio 2020, appena pubblicato da Inail, si continuano a registrare cali importanti rispetto al corrispondente periodo del 2019: -23,0% per le denunce di infortuni sul lavoro e -39,1% per le malattie professionali.
Al contempo, il numero dei casi mortali ha avuto e avrebbe continuato ad avere flessioni di portata analoga, se in questo ultimo conteggio elaborato dall’Istituto non fosse entrato prepotentemente un nuovo, sconosciuto ed imprevedibile fattore di rischio: l’infezione e il contagio da coronavirus in ambito lavorativo.
Una fattispecie che è stata, giustamente, assimilata ad evento infortunistico lavorativo, dal d.l. 17 marzo 2020 n. 18, convertito dalla successiva Legge n. 27 del 24 aprile, sulla base del consolidato principio giuridico che equipara la causa virulenta alla causa violenta che è propria dell’infortunio.
Il bilancio dei primi cinque mesi dell’anno parla dunque di 432 morti sul lavoro, 41 in più rispetto ai 391 registrati nello stesso periodo dello scorso anno, per un aumento pari a +10,5%.
Ma da quanto emerge dal “Quarto report nazionale sulle infezioni di origine professionale denunciate all’Inail”, i decessi da Covid-19 registrati dall’inizio dell’emergenza sanitaria sino al 31 maggio, sono 208: in pratica quasi la metà (48,1%) dei 432 casi mortali totali è stato causato dalla pandemia.  Dal report risultano anche circa 47.000 denunce di infortuni non letali da Covid-19, che hanno però solo in parte limitato il calo delle denunce totali.
Appare quasi superfluo precisare che ben il 72,5% dei casi denunciati riguarda il settore della Sanità e assistenza sociale (ospedali, case di cura e di riposo, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili, …) e che di questi circa l’84% è relativa a infermiere ed infermieri. Gli angeli-eroi dei nostri tempi.

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