“Di amianto si continua a morire” di Franco D’Amico, esperto statistico

Roma, 12 gennaio 2022 – Sono passati ormai circa trenta anni da quando la Legge n. 257 del 1992 ha messo al bando in Italia tutti i prodotti e i materiali contenenti amianto, vietandone l’estrazione, l’importazione, la produzione e la commercializzazione. Ma a tutt’oggi l’amianto è stato solo in parte eliminato dal nostro territorio: secondo recenti stime del Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e di Ispesl (Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro) ci sono ancora 32 milioni di tonnellate di amianto che minacciano il territorio nazionale con 38 mila siti a rischio e un miliardo circa di metri quadrati di coperture in eternit che stazionano ancora sui tetti di case, scuole, fabbriche, ecc. 
Si tratta quindi di un rischio ancora molto presente anche perché, prima che venissero bandite, le fibre killer avevano già minato la salute di molti lavoratori, incubandosi lentamente nei loro polmoni per manifestarsi (come nel caso dei mesotelioma) anche a distanza di 30/40 anni.
Allo stato attuale, sul piano degli effetti sulla salute dei lavoratori, il bilancio è ancora drammatico, ma fortunatamente appare in tendenziale stabilità. Negli ultimi anni si registra, infatti, un andamento altalenante delle denunce di patologie asbesto-correlate entro la fascia 2.000/2.200 casi denunciati l’anno: sembra dunque che la curva si sta finalmente appiattendo dopo decenni di crescita intensa e progressiva: erano circa 1.500 i casi denunciati nel 2001, saliti a 1.900 nel 2006 e a 2.300 nel 2011. E da questi valori il trend pare si stia avviando verso una lenta, auspicabile, fase di regressione. Nell’ultimo anno disponibile, il 2020, si registra un crollo delle denunce di tutte le patologie asbesto-correlate (scese a 1.520 casi complessivi); un calo che ha riguardato tutte le tipologie di malattia professionale. La causa di questo crollo è riconducibile essenzialmente alle condizioni ambientali dell’anno 2020 fortemente influenzate dalla pandemia da Covid-19 che, tra lockdown, intasamenti delle strutture sanitarie e paure del contagio hanno consigliato i lavoratori a procrastinare la denuncia per il riconoscimento della tecnopatia, E, difatti, già nel 2021 c’è stata una forte ripresa delle denunce di tecnopatie, comprese quelle asbesto-correlate.
Per questi motivi abbiamo ritenuto, nelle analisi che seguono, riferirci al 2019, un anno più completo ed attendibile del 2020 che può considerarsi anomalo.
Dai dati 2019 emerge un aspetto positivo: rispetto agli anni precedenti si registra una diminuzione tra le neoplasie, che sono di gran lunga le patologie più gravi tra le asbesto-correlate. Si tratta, di un insieme di forme tumorali tra cui spicca il “mesotelioma pleurico”, una malattia che purtroppo allo stato attuale determina esiti letali nella gran parte dei casi, con 608 casi denunciati nel 2019, in calo del 4,9% rispetto al 2016; fanno anche parte di questa famiglia il “carcinoma polmonare” con 236 casi (-4,5%) e il “mesotelioma peritoneale” con 25 casi (-7,4%).
Oltre alle neoplasie, tra le patologie asbesto-correlate, va annoverata anche l’Asbestosi”, una malattia che sembrava in lento e progressivo declino ma che invece ha ripreso a crescere nell’ultimo decennio (erano circa 500 nel 2011) con un picco addirittura nel 2019 con 790 casi (+38,6% sul 2016). In costante declino, invece, le “Placche pleuriche” una patologia dagli esiti meno gravi delle altre malattie da asbesto, che si è manifestata in 582 casi nel 2019 ed è in calo del 13,1%.
Nel loro insieme, le malattie da asbesto presentano caratteristiche molto particolari connesse sia alle attività produttive coinvolte, che sono a forte vocazione maschile, sia ai tempi di latenza delle malattie stesse che, come già detto, possono essere generalmente molto prolungati. In virtù di tali caratteristiche le malattie da asbesto si manifestano per lo più tra gli uomini e tra le persone di età avanzata.
La quasi totalità dei lavoratori che hanno contratto una malattia da asbesto è di sesso maschile: in particolare il 98,6% di quelli affetti da Asbestosi ed il 91% di quelli colpiti da Neoplasie. Il 55% dei tecnopatici ha un’età superiore ai 65 anni e ben il 98% ha un’età superiore ai 50 anni.
Sul piano territoriale le malattie da asbesto sono diffuse in tutte le aree geografiche del Paese ed in particolare al Sud (30,1% del totale), nel Nord-Ovest (22,6%), nel Nord-Est (20,5%), nelle Isole (14,0%) e al Centro (12,8%); c’è da notare, però, che mentre le Neoplasie risultano molto più diffuse al Nord e al Centro, al Sud e nelle Isole si riscontra una nettissima prevalenza di Asbestosi.
I settori di attività in cui si registrano le quote più significative di malattie asbesto-correlate sono generalmente quelli dell’industria pesante (Fabbricazione mezzi di trasporto, Metallurgia, Siderurgia, Cantieristica…); quote consistenti si registrano anche nel settore delle Costruzioni e nei Trasporti, in particolare quelli ferroviari.
Per quanto riguarda, infine, le conseguenze fisiche delle malattie da asbesto è noto come molte forme patologiche presentino caratteristiche di particolare gravità che, al pari dei tumori di altra origine professionale, forniscono il maggiore tributo in termini di menomazioni invalidanti e, soprattutto, di morti.
Nel 2019 sulle 2.241 patologie da asbesto denunciate, solo 1.520 (pari al 68%) sono state riconosciute dall’INAIL; di queste ultime, 1.102 hanno comportato menomazioni permanenti di grado più o meno elevato e 416 la morte del lavoratore. Quasi il 70% dei decessi è causato da Mesotelioma pleurico (288 casi) e oltre il  25% da Carcinoma polmonare (106 casi); 10 sono i morti per Mesotelioma peritoneale e 6 ciascuno per Asbestosi o Placche pleuriche.
Se ci si riferisce alle sole neoplasie da asbesto (Mesotelioma e Carcinoma) si riscontra che su 709 patologie riconosciute 404, pari al 57%, hanno portato al decesso. In pratica, più della metà dei lavoratori affetti da neoplasie asbesto-correlate nel corso del 2019 è morta per cause lavorative. La mortalità sale inoltre al 60% nel caso dei Mesotelioma pleurici, mentre si attesta intorno al 50% per i Mesotelioma peritoneali e i Carcinoma polmonari. Molto più contenuti risultano, invece,  i tassi di mortalità per i lavoratori affetti da Asbestosi (2,3%) o da Placche pleuriche (1,1%).
A proposito dei morti per causa di amianto, è necessaria una precisazione. I dati riportati, rilevati da INAIL, si riferiscono ai soli lavoratori assicurati che hanno contratto la patologia in ambito lavorativo. Non sono compresi, pertanto, i lavoratori non assicurati all’INAIL (tra questi è compreso il settore Difesa, uno dei più colpiti), né tantomeno le persone in genere che si sono ammalate in ambiti extralavorativi.    
Nel “Libro bianco delle morti di amianto in Italia”  pubblicato recentemente dall’ONA (Osservatorio Nazionale Amianto) si stima che in Italia si siano verificati circa “6.000 decessi solo nel 2019, come negli anni precedenti”.