Ancora troppi morti sulle nostre strade di F. D’Amico a cura di Franco D'Amico

Nel 2019 sono state 3.173 le vittime della strada, di queste il 15% per motivi di lavoro

 7 settembre 2020 – L’obiettivo “zero vittime”, che era stato stabilito per il nostro Paese nel “Piano Nazionale della Sicurezza Stradale 2020”, appare purtroppo ancora molto lontano.
Dall’ultimo “Report sugli incidenti stradali”, elaborato e pubblicato recentemente dall’Istat, risulta che nel 2019 le vittime di incidenti stradali sono state 3.173 con netta prevalenza degli uomini (2.566, pari all’81%) e 607 donne (19%). La categoria più colpita è quella dei conducenti con 2.222 decessi, di cui 1.987 uomini (89%) e 235 donne (11%); seguono i passeggeri con 417 morti di cui 243 uomini (58%) e 174 donne (42%) e infine 534 pedoni di cui 336 uomini (63%) e 198 donne (37%).
E’ interessante notare come i livelli massimi di mortalità per gli uomini si registrino nella classe di età molto giovanile (20-24 anni), mentre per le donne in quella molto anziana compresa, cioè, tra i 75 e gli 89 anni. E’ facile immaginare come la spregiudicatezza dei giovani maschi (in particolare motociclisti) giochi un ruolo importante in questa differenziazione di genere, al pari della combinazione tra il progressivo invecchiamento della popolazione e la maggiore longevità per quanto riguarda la componente femminile.
Indipendentemente dal sesso, comunque, la distribuzione dei tassi di mortalità stradale per età, calcolati sulla popolazione residente, evidenzia un netto svantaggio delle classi di età più giovani (15-29 anni) e, soprattutto, degli ultrasettantenni: il tasso specifico di mortalità più elevato tra gli anziani si riscontra nella classe di età 85-89 anni (114,6 decessi per milione di abitanti) e, tra i più giovani, nella classe 20-24 anni (82,9 decessi per milione di abitanti).
Rispetto all’anno precedente, le vittime sono aumentate soprattutto tra i giovani di età compresa tra i 20 e i 29 anni, prevalentemente uomini e conducenti di motocicli, e tra i 45-54enni, per lo più conducenti di autocarri.
Rimanendo nell’ambito dell’età, è noto come recentemente a livello nazionale siano state messe in campo molte iniziative per la protezione dei bimbi in auto e lanciate campagne di sensibilizzazione dedicate alla sicurezza dei più piccoli. Tuttavia gli effetti positivi non sono ancora tangibili: nel 2019 sono stati 35 i bambini tra 0 e 14 anni che hanno perso la vita in incidenti stradali (erano 34 nel 2018).
Gli incidenti più gravi avvengono in genere nelle prime ore del mattino e fuori dal centro abitato (11,3 persone ogni 100 incidenti perdono la vita tra le 5 e le 6 del mattino in strade extraurbane o autostrade). Proprio per tenere conto delle reali condizioni di luce e di buio e del loro legame con gli incidenti stradali, sono stati considerati – fa sapere l’Istituto di statistica – gli orari di alba e tramonto in tutte le province italiane, rilevati con cadenza periodica di 15 giorni durante l’anno. Il calcolo ha condotto alla definizione del numero di ore di luce e di buio a livello territoriale e ha consentito di classificare gli incidenti anche secondo questa nuova variabile.
Poter quantificare esattamente gli incidenti stradali che avvengono in condizioni di buio consente, infatti, di individuare eventuali legami del fenomeno con la scarsa visibilità o illuminazione rilevata sulla rete stradale di ogni provincia.
Alcune differenze sostanziali si osservano, ad esempio, in caso di incidenti stradali che coinvolgono pedoni o ciclisti. L’indice di mortalità risulta, infatti, più elevato nelle ore fra il tramonto e l’alba per gli incidenti con pedoni, con particolare rilevanza sulle strade extraurbane e nei mesi di maggio e settembre, dove si raggiungono valori pari rispettivamente a 18,2 e 19,1 morti per 100 incidenti. Per gli incidenti che coinvolgono biciclette, invece, è soprattutto il mese di agosto a far registrare livelli di letalità molto elevati nelle ore di buio e fuori abitato, con 13 vittime per 100 incidenti.

C’è da sottolineare, infine, che una quota importante delle vittime della strada è costituita da lavoratori, sia che si tratti di operatori per i quali la strada costituisce il proprio “posto di lavoro” (autotrasportatori merci, conducenti di autobus, taxisti, commessi viaggiatori, addetti alla manutenzione stradale o altre categorie che per lavoro utilizzano mezzi di trasporto), sia di lavoratori di qualunque settore che si mettono in strada per andare o tornare dal lavoro (infortuni in itinere).
Nel 2019 sono stati registrati dall’INAIL 470 infortuni stradali con esiti mortali: in pratica quasi il 15% dei 3.173 decessi rilevati dall’ISTAT nello stesso anno riguardano lavoratori, sia quelli avvenuti in occasione di lavoro (216) che quelli in itinere (254). Il fenomeno è comunque in netta diminuzione rispetto allo scorso anno quando ne furono registrati 561.
La distribuzione degli incidenti stradali lavorativi nell’arco della giornata conferma una struttura del fenomeno ormai ampiamente consolidata e strettamente correlata ai tempi di lavoro delle persone coinvolte: la punta massima in assoluto si registra, infatti, tra le ore 17 e le 18, al termine cioè del normale turno di lavoro. E’ una fascia oraria in cui si combinano gli effetti dell’aumento della circolazione stradale per la chiusura di fabbriche e uffici con quelli di altri fattori quali l’accumulo di dispendio di energie e di stress da lavoro e la difficoltà di percezione visiva per il calare della luce; il tutto può risultare poi ulteriormente aggravato dalle precarie condizioni delle strade o dalle avverse condizioni meteorologiche che, nei mesi autunnali o invernali, soprattutto al Nord, creano situazioni di altissimo rischio.
Nelle ore notturne poi, data la più ridotta mobilità, il numero di incidenti diminuisce drasticamente, ma cresce in misura più che proporzionale il tasso di mortalità soprattutto per i lavoratori dell’autotrasporto.

 

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Modalità di evento 2015 2016 2017 2018 2019 Var.%

2019/2015

 
               
In occasione di lavoro 242 223 240 263 216 -10,7  
               
In “itinere” 293 257 263 325 254 -13,3  
               
TOTALE 535 480 503 561 470 -12,1  

    Fonte: elaborazione ANMIL su dati INAIL