Fortunato Cassini (Presidente ANMIL FVG): “Nuovo fondo amianto, rispetto per i lavoratori e priorità assoluta alle vittime”

COMUNICATO STAMPA

Fortunato Cassini (Presidente ANMIL FVG): “Nuovo fondo amianto, rispetto per i lavoratori e priorità assoluta alle vittime”

 

Trieste, 13 marzo 2024 – Le disposizioni contenute nell’articolo 24 comma 2 del d.l. 37/2023 che prevedono 20 milioni di euro sia a sostegno dei lavoratori dei cantieri navali deceduti o tuttora vittime di malattie dovute all’esposizione alle fibre di amianto che alle stesse società che hanno provocato quelle malattie a causa della mancata tutela della salute di quei lavoratori, sono risultate ancora più inique a seguito della pubblicazione del decreto attuativo del Ministero del Lavoro in accordo con il Ministero dell’Economia, in quanto le vittime sono state equiparate alle imprese condannate nei tribunali a risarcire le vittime per gli omicidi colposi che hanno determinato. Un’assurdità “rafforzata” dagli altri 60 milioni previsti nell’ultima legge di bilancio a sostegno della norma per il triennio 2024, 2025 e 2026.

Anche le istituzioni locali, in primo luogo i Comuni dell’area isontina con a capo il Comune di Monfalcone e diversi politici regionali, compreso il Presidente della Regione Massimiliano Fedriga, si sono espressi a favore della priorità di riconoscere gli indennizzi alle vittime, e non solo a quelle indicate dai decreti (che limitano l’accesso agli indennizzi solo alle vittime e ai familiari dei deceduti che hanno promosso azioni legali o per i quali le società hanno proposto accordi di conciliazione). Infatti sono molte le vittime dei cantieri navali o i loro familiari superstiti che, avviliti e sconfortati da queste patologie mortali, spesso anche incapaci di sostenere battaglie legali lunghe e costose, non hanno sporto denuncia o a richiesto alcun indennizzo. 

Se le strutture sanitarie rendessero noti i tragici numeri dei decessi per patologie asbesto correlate che hanno determinato la morte di migliaia di lavoratori dei cantieri navali tra le aree di Monfalcone e di Trieste si comprenderebbe la vera portata del problema e dei danni, in quanto solo un centinaio o poco più sono i lavoratori e i familiari che hanno trovato la forza e le risorse per avviare un ricorso legale per chiedere giustizia.

Riteniamo quindi giusto attuare una revisione del provvedimento che consenta di utilizzare interamente gli 80 milioni stanziati dal Governo solo a favore dei lavoratori dei cantieri navali deceduti o che si ammalano a causa dell’amianto respirato durante l’attività lavorativa. Mentre le società condannate proprio per aver provocato questi danni e che hanno accordato degli indennizzi alle vittime, devono far fronte con le proprie risorse ai risarcimenti stabiliti dai tribunali, mentre in luogo delle ditte di appalto o subappalto che sono fallite, per le loro vittime può e deve sopperire la disponibilità delle risorse stanziate dal Governo.  

Si fa ampio riferimento alla Fincantieri come una delle società maggiormente interessate a questo provvedimento, ma noi riteniamo inaccettabile scaricare sulla collettività costi e responsabilità sanciti fino in Cassazione, anche se in gran parte riferiti alla precedente gestione della Italcantieri, prevedendo che la Fincantieri sia titolata dalla suddetta legge ad avere sostegno e contributi da parte del Governo per reggere l’aggressiva competizione internazionale delle società asiatiche favorite dall’innovazione tecnologica e dall’efficienza energetica ed ambientale dei loro sistemi produttivi. 

L’ANMIL che in Friuli è l’Associazione che raccoglie il maggior numero di vittime dell’ amianto e raccoglie circa 250.000 iscritti in tutta Italia, darà mandato ai propri avvocati per avere accesso alle domande presentate all’INAIL e verificare quali società hanno fatto richiesta di contributi per indennizzare le loro vittime.

Resta infine necessario definire la copertura di questi indennizzi a carico dell’INAIL e non a carico della fiscalità generale, in quanto sono risorse destinate a risarcire danni alla salute dei lavoratori causati dalle imprese durante l’attività lavorativa. Come anche si rende indispensabile allargare a tutti i lavoratori vittime dell’amianto gli indennizzi definiti per i lavoratori dei cantieri navali, finanziando e riformando il primo fondo per le vittime dell’amianto che riguardava tutti i lavoratori  previsto con legge del 2007 e superando l’approccio per singole tipologie di attività lavorative.

Governo e Parlamento possono e devono finalmente dare una soluzione universale ed equanime a tutte le vittime dell’amianto e ridurre drasticamente il ricorso ai tribunali da parte delle vittime e dei loro familiari straziante, costoso e a volte con esiti assurdamente negativi.