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Doppio successo per l’ANMIL nei processi Concordia bis e Torre Piloti

Doppio successo per l’ANMIL nei processi Concordia bis e Torre Piloti

Roma, 16 maggio – È dei giorni scorsi la notizia che la Corte d’Appello di Firenze ha confermato la condanna dell’ex Comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino, per il reato di distruzione o deturpamento di bellezze naturali ex art. 734 c.p. e, pur declarando la prescrizione degli altri reati contestati, ha confermato le statuizioni civili e il ruolo di ANMIL nel primo grado di giudizio del processo bis “Costa Concordia”, che ha avuto ad oggetto anche la violazione delle norme volte a garantire la sicurezza dei lavoratori in ambito marittimo. 
Ieri, invece, il Tribunale di Genova ha dimostrato di avere una magistratura giudicante ed inquirente forte ed impavida: infatti, per il noto caso del Crollo della Torre di controllo del porto di Genova per cui morirono 9 lavoratori e ne rimasero feriti altri 4, il GUP Dott.ssa Maria Teresa Rubini ha rinviato a giudizio 13 imputati.
Il 19 settembre prossimo si troveranno davanti alla Prima Sezione del dibattimento, come imputati, anche rappresentanti a vario titolo dello Stato che, nonostante le alte cariche, saranno chiamati a rispondere della scelta scellerata di collocare la Torre in quella posizione di rischio e adibirla a sede lavorativa.
“Tale risultato è un piccolo passo rispetto al cammino che ancora ci attende” – dichiara Franco Bettoni, Presidente nazionale dell’ANMIL, Associazione che da anni è al fianco delle vittime del lavoro anche attraverso la costituzione come parte civile in processi contro grandi aziende come la Olivetti ma anche contro quelle minori proprio per non lasciare sole le famiglie più deboli, “ma si tratta di un passo significativo ai fini dell’accertamento della verità e dell’ottenimento di giustizia per le vittime sul lavoro”.
“L’ANMIL – prosegue Bettoni – anche qui siederà in aula davanti ai rappresentanti dello Stato a fianco dei lavoratori e delle loro famiglie per far sentire la voce degli oltre 350mila associati perché non si può morire esercitando un diritto costituzionalmente garantito quale il lavoro”. 

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