Deandri (Vicepresidente ANMIL): dalla sentenza Ilva un monito a salvaguardare la salute dei lavoratori

3 giugno 2021 – Al termine di questa storica sentenza di primo grado del processo contro i dirigenti dell’Ilva denominata “Ambiente Svenduto” il Vicepresidente nazionale ANMIL (Associazione Nazionale Lavoratori Mutilati ed Invalidi del Lavoro), il tarantino Emidio Deandri, ha espresso profonda soddisfazione per la sentenza che conferma quanto da sempre asserito dall’Associazione: “la salubrità del luogo del lavoro è un sacrosanto diritto di ogni lavoratore”.
Il dispositivo di condanna, tra l’altro, ha condannato i Riva, in solido tra loro e con i responsabili civili, al risarcimento del danno ed al pagamento di una provvisionale, in favore dell’ANMIL che attraverso l’Avvocato Maria Luigia Tritto si è costituita parte civile.
“La pronuncia giudiziale – ha commentato Deandri – ha così riconosciuto il ruolo fondamentale svolto dall’Associazione nella divulgazione della cultura in tema di sicurezza sul lavoro e nella promozione di iniziative tese a stimolare gli enti preposti alla tutela dell’integrità fisica dei lavoratori nei luoghi di lavoro attraverso la prevenzione. In questo momento il nostro pensiero commosso va alle famiglie dei dipendenti Francesco Zaccaria e Claudio Marsella, ma anche di tutti coloro che hanno perso la vita o subito gravi infermità causate dal grave inquinamento ambientale”.
Come è noto, dopo 12 giorni di camera di consiglio la Corte d’Assise di Taranto Presidente Dott.ssa Stefania D’Errico, a latere dott.ssa Fulvia Misserini, il processo si è concluso con una sentenza che si è discostata di poco dalle richieste dei Pubblici Ministeri, infatti la Corte d’Assise ha irrogato pene dai 22 anni ai 2 anni di reclusione, condannando, tra i 47 imputati (44 persone e tre società) e, a 22 e 20 anni di reclusione Fabio e Nicola Riva, ex proprietari e amministratori dell’Ilva, tra i 47 imputati (44 persone e tre società). Rispondono di concorso in associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari, alla omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro. Disposta anche la confisca dell’area a caldo della Società, nel frattempo passata prima attraverso una gestione commissariale e poi acquisita da Arcelor Mittal.
Gli imputati Nicola Riva, Fabio Arturo Riva, Luigi Capogrosso, Marco Andelmi, Angelo Cavallo, Ivan Dimaggio, Salvatore De Felice, Salvatore D’Alò, Girolamo Archinà, Francesco Perli, Adolfo Buffo, Antonio Colucci, Cosimo Giovinazzi, Giuseppe Di Noi, Lanfranco Legnani, Alfredo Giovanni Ceriani Rebaioli, Agostino Pastorino, Giovanni Raffaelli, ILVA S.P.A. in persona del Commissario straordinario Dr. Enrico Bondi RIVA F.I.R.E.

 

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