Rapporto OIL “Lavoro di cura” sull’uguaglianza di genere

Lavoro di cura.

Investire nelle politiche sui congedi e nei servizi di cura e assistenza per più eguaglianza di genere nel mondo del lavoro

 

(OIL, 07.03.2022)

 

Introduzione

In occasione della Giornata internazionale della donna, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) ha pubblicato il rapporto mondiale ‘Lavoro di cura. Investire nelle politiche sui congedi e nei servizi di cura e assistenza per più eguaglianza di genere nel mondo del lavoro’.
Il Rapporto illustra i risultati di un’indagine sulla legislazione e sulle prassi di 185 paesi in materia di politiche di cura e assistenza, protezione della maternità e della paternità, congedi parentali, servizi di assistenza all’infanzia e servizi di cura a lungo termine.
Lo studio mette a fuoco i gap normativi persistenti che si traducono in una mancanza di protezione e supporto per milioni di lavoratrici e lavoratori con responsabilità familiari. Inoltre, il rapporto evidenzia l’esclusione dalle forme di protezione di alcune categorie di persone e lavoratori, come i lavoratori autonomi, i lavoratori dell’economia informale, i migranti, i genitori adottivi e LGBTQI+.

 

Gli otto messaggi del Rapporto
Il Rapporto individua 8 messaggi principali che, partendo dall’analisi dei gap persistenti, delineano le direttrici di intervento da parte delle legislazioni e delle prassi nazionali:

 

  1. Il congedo maternità è un diritto umano e del lavoro universale che spesso rimane inattuato.

La piena realizzazione economica delle donne e dei loro figli passa per una serie di tutele sul lavoro, previdenziali e assistenziali, tra cui il congedo di maternità retribuito, la tutela dell’occupazione, unitamente ad un’adeguata assistenza sanitaria materna e infantile. Queste forme di tutela sono inoltre una «precondizione essenziale» per il raggiungimento della parità di genere nel mondo del lavoro.
In linea generale, le norme internazionali del lavoro OIL richiedono un periodo minimo di congedo di maternità pari a 14 settimane, con la raccomandazione di innalzare tale periodo ad almeno 18 settimane. Nel 2021, quasi tutti i 185 paesi analizzati disponevano di una legislazione sul congedo maternità, ma l’attuazione dei principi OIL è particolarmente differenziata in relazione ai gruppi di lavoratrici e ai luoghi di lavoro. Più in particolare, 120 paesi prevedono un congedo di almeno 14 settimane e 52 paesi stabiliscono un congedo pari o superiore a 18 settimane. Tuttavia, in tali paesi vivono solamente 3 donne in età riproduttiva (15-49 anni) su 10. Il dato più preoccupante riguarda quei 64 paesi in cui la durata del congedo di maternità è ancora inferiore a 14 settimane: a causa di questa situazione, è stimato che 3 potenziali madri su 10 sono impossibilitate a beneficiare di un tempo sufficiente per riposarsi, riprendersi dal parto e prendersi cura del neonato.
Un’altra criticità riguarda l’ammontare del congedo di maternità, indispensabile per tenere le donne e i figli dalla situazione di povertà e precarietà. In generale, le norme OIL stabiliscono un ammontare pari almeno ai due terzi (67%) della precedente retribuzione. A livello globale, nel 2021 la durata media del congedo retribuito rispettoso di detti parametri si attestava a 18 settimane, con un aumento di 3,5 settimane rispetto al 2011. Le donne coperte da un congedo sufficientemente retribuito sono 9 su 10, posto che 123 paesi prevedono la retribuzione durante il periodo di congedo. Tuttavia, 13 paesi prevedono una retribuzione al di sotto dello standard OIL, mentre in 3 paesi il congedo non è retribuito o addirittura previsto. 
Il Rapporto evidenzia che circa 82 paesi non soddisfano nemmeno uno dei requisiti previsti dalle norme OIL sul congedo di maternità e, pertanto, circa 649 milioni di donne vivono con una protezione della maternità inadeguata. Inoltre, i progressi legislativi tra il 2011 e il 2021 sono stati sporadici e assai lenti: con questo ritmo, ci vorranno almeno 46 anni per raggiungere i diritti minimi di congedo di maternità nei 185 paesi analizzati.
Focalizzando l’attenzione sulle categorie di persone più vulnerabili, 496 milioni di donne lavoratrici autonome vivono in paesi dove non è prevista un’adeguata copertura economica per il congedo maternità, specialmente nell’economia informale. Inoltre, soltanto 52 paesi garantiscono uguali diritti di congedo di maternità ai genitori adottivi, incluse le coppie dello stesso sesso.
Fondamentale è anche il ruolo delle norme antidiscriminatorie, su cui l’OIL registra ampli gap di tutele. Ad esempio, 83 paesi non garantiscono la protezione del lavoro per l’intero periodo di maternità, mettendo a rischio di licenziamento discriminatorio 5 potenziali madri su 10.

 

2. Il congedo di paternità è fondamentale per garantire il diritto e le responsabilità di cura degli uomini.

Nel 2021, circa 115 dei 185 paesi censiti garantivano il diritto al congedo di paternità, con un incremento di 33 paesi dal 2011. Tuttavia, quasi 2/3 dei potenziali padri (1,26 miliardi di uomini) vivono in paesi che non prevedono il diritto al congedo di paternità.
Inoltre, tali congedi, ove previsti, sono di breve durata. La media globale si attesta a 9 giorni (1,3 settimane). È evidente che, attraverso il confronto con la durata media del congedo di maternità (18 settimane), è possibile desumere che il divario globale di genere nel congedo è di ben 16,7 settimane.
A livello globale, ove previsto, il congedo di paternità è retribuito, ad eccezione di 13 paesi. Riguardo al quantum, il congedo è pagato al 100% della retribuzione solo in 81 paesi, dove vivono soltanto 3 potenziali padri su 10. È poi importante evidenziare che i livelli di compensazione del reddito tendono ad essere più bassi quando i datori di lavoro devono sostenere l’intero costo del congedo, come avviene in ben 61 paesi su 102.
A livello di copertura, persistono consistenti gap di tutele per categorie. In particolare, solo 30 paesi offrono un uguale diritto al congedo di paternità retribuito ai lavoratori autonomi (4 lavoratori autonomi su 100). Inoltre, solo 42 paesi hanno introdotto delle disposizioni normative sul congedo di paternità applicabili ai padri adottivi e solo 20 paesi forniscono pari diritti di congedo di paternità ai genitori dello stesso sesso.
A pesare è anche l’aspetto culturale. Si pensi che i tassi di utilizzo del congedo di paternità rimangono bassi, anche quando i padri ne hanno diritto. Ad influire negativamente su questo trend è anche la scarsa protezione contro il licenziamento discriminatorio per aver usufruito del congedo di paternità: nel 2021, circa 55 paesi avevano introdotto esplicitamente tale protezione attraverso la legislazione. Pertanto, nel mondo, solo 1 potenziale padre su 10 beneficia di tale protezione.

 

3. Il congedo parentale e altri congedi speciali possono anche aiutare a conciliare le responsabilità lavorative e familiari di madri e padri nel corso della vita.

Le norme OIL richiedono che il periodo di congedo parentale sia disponibile per entrambi i genitori dopo il congedo di maternità. In realtà, la sua diffusione rimane ancora scarsa, posto che, nel 2021, solo 68 dei 185 paesi censiti garantivano il diritto al congedo parentale, con un incremento di appena 3 paesi dal 2011. Al riguardo, è stimato che solo 2 potenziali genitori su 10 vivono in questi paesi. La durata media del congedo parentale si attesta a 22,1 settimane (5,2 mesi), ma in 68 paesi si estende a 103,5 settimane (quasi 2 anni).
Particolarmente allarmante è il fatto che soltanto 47 paesi garantiscono prestazioni economiche per il congedo parentale e, addirittura, soltanto 9 paesi prevedono indennità pari almeno ai 2/3 della retribuzione. Negli altri paesi, infatti, i benefici non sono ancorati ai salari precedentemente percepiti.
Di nuovo, alcuni gruppi di lavoratori rimangono fortemente esclusi da questa forma di tutela. Nel mondo, la copertura è estesa a soltanto 3 lavoratori autonomi su 100, a soli 2 potenziali genitori adottivi su 10 e ad appena 1 potenziale genitore dello stesso sesso su 10.
Anche riguardo questo istituto, gli stereotipi di genere giocano un ruolo determinante. Infatti, i tassi di utilizzo del congedo parentale da parte degli uomini rimangono bassi. Per sollecitare l’equa ripartizione di utilizzo tra uomini e donne, circa 15 dei 68 paesi con congedo parentale prevedono periodi specifici di congedo riservati ai padri. Inoltre, anche in questo ambito, è scarsa la protezione contro il licenziamento discriminatorio per aver usufruito di tale congedo, prevista solo in 60 paesi (2 potenziali genitori su 10 a livello mondiale).
Altro istituto è il congedo retribuito per l’assistenza di lungo periodo, di fondamentale importanza a fronte del progressivo invecchiamento della società. Tuttavia, solo 55 paesi – o 2 adulti su 10 a livello globale – prevedono il diritto a tale congedo e, tra questi, soltanto 34 paesi prevedono la retribuzione durante il congedo. La categoria esclusa in maggior misura da tale forma di congedo è quella dei lavoratori autonomi.

 

4. I luoghi di lavoro sono un importante punto di accesso per promuovere la salute e la sicurezza e salvare vite umane.

Le norme OIL sulla protezione della maternità prevedono, in capo al datore di lavoro, uno specifico obbligo di protezione delle donne incinta o durante l’allattamento dal lavoro pericoloso o malsano. Tuttavia, soltanto 40 paesi censiti prevedono tale obbligo, con un incremento di appena 11 paesi dal 2011. Pertanto, a livello globale, solo 1 madre potenziale su 10 beneficia per legge di tali protezioni mentre almeno 6 potenziali madri su 10 non sono coperte da alcuna misura specifica di protezione in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
Inoltre, circa 66 paesi non prevedono una protezione normativa contro i rischi, per la salute delle donne incinta e in allattamento, del lavoro notturno.
Nonostante la necessità di tutelare la salute della donna incinta e del nascituro, infine, ben 132 paesi non offrono il diritto al permesso retribuito per le visite mediche prenatali, lasciando scoperte 8 potenziali madri su 10.

 

5. I luoghi di lavoro favorevoli all’allattamento sono quelli che garantiscono le pause, la sicurezza del reddito e degli spazi appropriati.

Le norme OIL prevedono il diritto all’orario di lavoro retribuito per l’allattamento. A livello globale, 8 madri potenziali su 10 ne beneficiano in 138 paesi. Ciononostante, queste prestazioni continuano ad essere non retribuite in quattro paesi ad alto reddito.
Quasi 5 potenziali madri su 10 vivono in paesi che concedono due pause giornaliere per l’allattamento, mentre 109 paesi offrono il diritto a pause giornaliere per l’allattamento per sei mesi o più. Proprio tale diritto sostiene l’allattamento al seno, raccomandato dall’OMS, per 7 potenziali madri su 10. Solamente 10 paesi, tuttavia, offrono tale diritto per almeno due anni.

Ancora limitati, inoltre, sono gli spazi per l’allattamento sul luogo di lavoro, previsti soltanto da 42 paesi (6 potenziali madri su 10). Tuttavia, ove previsti, l’accesso a tali spazi rimane discriminatorio, posto che soltanto 13 paesi offrono il diritto a tali spazi indipendentemente dal numero e dal sesso dei lavoratori.

 

6. I servizi di assistenza all’infanzia sono fondamentali per lo sviluppo del bambino, l’occupazione femminile e la creazione di lavoro.

I dati OIL mostrano una forte correlazione positiva tra numero di bambini iscritti ai programmi educativi dell’infanzia (0-2 anni) e il rapporto occupazione-popolazione delle donne con figli piccoli.
Eppure, persiste una diffusa mancanza di servizi per l’infanzia. Infatti, solo in 57 dei 178 paesi esaminati esistono tali programmi educativi, in cui vivono solo 2 potenziali genitori su 10. Inoltre, solo in 21 paesi questi programmi sono un diritto universale ad accesso gratuito o a prezzi accessibili (1 potenziale genitore su 10).
Ad essere carente è anche il continuum tra le politiche di congedo e i servizi per l’infanzia. Solo in 32 paesi i genitori hanno il diritto di utilizzare i servizi pubblici di assistenza all’infanzia subito dopo la nascita dei loro figli e, nella maggior parte dei casi, la durata settimanale del servizio non è allineata con la durata dell’orario di lavoro. Infatti, solo in 30 paesi i genitori hanno diritto a programmi per la prima infanzia per almeno 40 ore alla settimana.

 

7. I servizi di assistenza di lungo termine sono essenziali per garantire il diritto a un invecchiamento sano e una vita dignitosa e indipendente.

L’aumento della aspettativa di vita e la pandemia da Covid-19 hanno incrementato la domanda di servizi di assistenza di lungo termine per le persone anziane e le persone con disabilità.
Tuttavia, su scala globale, solo 89 paesi su 179 hanno una legislazione che prevede l’erogazione di servizi pubblici di cura e assistenza di lungo termine per le persone anziane. Pertanto, la copertura include quasi la metà delle persone anziane con potenziale bisogno di assistenza. Inoltre, solo la legislazione di 87 paesi prevede l’erogazione di servizi residenziali di cura e assistenza, con una copertura di 5 persone anziane su 10. Rimane inoltre poco frequente l’istituzione di servizi diurni in comunità e di assistenza a domicilio.
L’universalità dei servizi di cura e assistenza di lungo termine è garantita solamente in 29 paesi, con una copertura di meno di 2 persone anziane su 10 con potenziale bisogno di assistenza. Dall’altro lato, l’84,2% della popolazione mondiale vive in paesi in cui i servizi di assistenza di lungo termine non sono universali e gratuiti.

 

8. Avanzare con investimenti in politiche trasformative per la cura e l’assistenza.

Nonostante i progressi registrati nell’ultimo decennio, permangono notevoli carenze in termini di disponibilità, accesso, adeguatezza e qualità delle politiche sui congedi e sui servizi di assistenza. Particolarmente preoccupante è il “gap globale nelle politiche per l’infanzia”: esiste infatti un evidente gap temporale tra la fine del periodo di congedi e l’età in cui i bambini possono beneficiare di servizi per l’infanzia. Questo intervallo ha una durata media di 4,2 anni, con sostanziali variazioni tra regioni del mondo e paesi.
Per affrontare la carenza di servizi di cura e di assistenza, le diseguaglianze di genere si consolidano a casa, nel lavoro e nella società. È alla luce di questa analisi che l’OIL raccomanda la rapida attuazione del ‘Quadro strategico dell’OIL sul lavoro dignitoso di cura e assistenza’ (c.d. “Quadro delle 5R), che prevede la combinazione di politiche sui congedi, sulla sicurezza del reddito e sui servizi di cura e di assistenza, tenendo conto dell’intero arco della vita e della universalità delle tutele.
Inoltre, secondo l’OIL, gli investimenti nei servizi universali di cura e assistenza potrebbero generare fino a 280 milioni di posti di lavoro entro il 2030 e 19 milioni aggiuntivi entro il 2035. Un impatto positivo sarebbe generato anche per l’occupazione femminile: considerando le stime sulla creazione diretta di occupazione nel 2035, il 78% aumenterebbe i tassi di occupazione femminile e per l’84% si tratterebbe di occupazione nell’economia formale.

 

Per approfondire: sintesi_rapporto_oil_lavoro_di_cura; rapporto_integrale_en