Welfare aziendale, conciliazione vita-lavoro: i dati del Min. Lavoro

Roma, 18 marzo 2022 – Come ogni anno, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato il Report sull’andamento dei premi di produttività e del welfare aziendale.
I dati sono ricavati dalla procedura per il deposito telematico dei contratti aziendali e territoriali che il Ministero ha attivato a seguito della detassazione dei premi di produttività (D.I. 25 marzo 2016).
In linea generale, alla data del 15 marzo 2022 sono stati depositati 70.157 contratti, di cui 6.997 sono ancora attivi. Si tratta, nella totalità dei casi, di contratti di secondo livello. Infatti, tra i contratti attivi, 6.097 sono riferiti a contratti aziendali e 900 a contratti territoriali.
I contratti attivi corrispondono ad un campo di lavoratori beneficiari pari a 2.176.574, di cui 1.647.509 riferiti a contratti aziendali e 529.065 a contratti territoriali.
Riguardo il contenuto dei contratti attivi, sebbene la maggior parte abbia introdotto premi di produttività, redditività e qualità, una fetta consistente ha istituito misure di welfare aziendale. Nel dettaglio, 5.504 si propongono di raggiungere obiettivi di produttività, 4.169 di redditività, 3.550 di qualità, mentre 878 prevedono un piano di partecipazione e 4.141 prevedono misure di welfare aziendale.
In merito alla distribuzione territoriale, la stragrande maggioranza dei contratti sinora depositati è concentrata nel Nord Italia (75%) e in misura assai minore nel Centro (17%) e nel Sud (8%).
Una elevata disomogeneità si registra anche in relazione all’ambito di attività, posto che ben il 60% dei contratti si riferisce ai Servizi, mentre il 39% è concentrato nell’Industria e solo l’1% in Agricoltura.
Meno scontata è invece la diffusione a seconda della dimensione aziendale. Infatti, più della metà dei contratti si riferisce ad aziende con meno di 50 dipendenti (51%). Invece, il 34% ha un numero di dipendenti uguale o maggiore a 100 e il 15% un organico tra i 50 e i 99 dipendenti.
Riferendoci solamente ai contratti attivi, al netto di qualche scostamento, la distribuzione sinora rappresentata non muta.
Il quantum del premio di produttività è più generoso nei contratti aziendali. Nel dettaglio, il valore annuo medio del premio risulta pari a 1.518,48 euro, di cui 1.659,73 euro riferiti a contratti aziendali e 746,87 euro a contratti territoriali.
Il welfare aziendale, invece, è più diffuso nei contratti aziendali rispetto ai contratti territoriali: del totale dei lavoratori beneficiari (1.448.794), la maggior parte sono riferiti a contratti aziendali (1.369.675) rispetto a quelli territoriali (79.119). In Agricoltura, ad esempio, i beneficiari delle misure di welfare istituite dal contratto aziendale sono 1.953 a fronte di nessun lavoratore beneficiario tramite i contratti territoriali. La distribuzione, in proporzione alla sua diffusione, è simile negli altri settori. Nell’Industria, 497.305 lavoratori sono destinatari di misure di welfare decise a livello aziendale, mentre 17.833 traggono il beneficio dal contratto territoriale. Nei Servizi, dove il welfare è più diffuso, i contratti aziendali stabiliscono misure per 870.417 lavoratori e i contratti territoriali per 61.286 lavoratori.
Il Rapporto, inoltre, riporta i contratti depositati che contengono misure di conciliazione vita-lavoro per i dipendenti, oggetto di decontribuzione dal 2017 (D.I. 12 settembre 2017). Alla data del 15 marzo 2022 sono stati depositati 5.072 contratti, di cui 3.328 corrispondenti a depositi validi anche ai fini della detassazione e 1.744 corrispondenti a depositi validi solo ai fini della decontribuzione. 855 depositi si riferiscono a contratti tuttora “attivi”.
Altra agevolazione si riferisce al credito d’imposta per alcune spese di formazione del personale dipendente nel settore delle tecnologie previste dal “Piano Nazionale Industria 4.0” (D.I. 4 maggio 2018). Dei 4.322 contratti depositati, il 39% è concentrato al Nord, il 27% al Centro, il 34% al Sud. Tuttavia, la Regione con maggiore concentrazione è la Campania. Anche in questo caso, è riproposta la stessa distribuzione per settore di attività: la maggior parte dei contratti è concentrata nei Servizi (61%), seguiti da Industria (38%) e Agricoltura (1%).

Per approfondire: Report_15_marzo_2022

 

 

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