In audizione al Senato, il Ministro Orlando: “gli incidenti sul lavoro si combattono con l’educazione alla legalità” a cura dell'Ufficio Studi

6 luglio 2021 – Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Andrea Orlando è stato ascoltato in audizione in Senato dalla Commissione di Inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia. Il lungo intervento del Ministro si è concentrato sugli aspetti legati al fenomeno degli incidenti nei luoghi di lavoro, in relazione al quale ha osservato che “Gli infortuni pesano sul Pil nella misura del 2,6%, gravando sul sistema sanitario, previdenziale, assicurativo, amministrativo e giudiziario, pesando sull’economia sana e lo stato sociale”. “Non esiste – ha proseguito il Ministro – una correlazione diretta con l’indice di disoccupazione o con l’andamento dell’economia, non è vero che diminuendo il lavoro, cala il numero degli infortuni, e viceversa. Gli incidenti sul lavoro non sono il prezzo della crescita o il frutto della decrescita economica, ma sono correlati alla legalità del lavoro“. Per Orlando “gli infortuni aumentano quando ci sono pochi controlli, maglie larghe nella contrattualistica, una più debole rappresentanza dei lavoratori”. Serve quindi, conclude, un “profondo lavoro culturale di educazione alla legalità perché il solo approccio repressivo non basta”.
“Condividiamo la necessità di trovare soluzioni efficaci che riducano il numero di vittime, che è purtroppo assolutamente inaccettabile per la coscienza collettiva di questo Paese”. Gli infortuni sul lavoro “hanno cause precise. Cause organizzative, essendo espressione di illegalità e cattiva organizzazione. Bisogna agire per scongiurarle e rimuoverle prima dell’evento”, ha detto Orlando. Per la riduzione degli infortuni e delle patologie professionali ed ambientali, “la risposta preponderante – ha proseguito – sta nel ruolo della prevenzione del rischio negli ambienti di lavoro e di vita. Ma anche la prevenzione è frutto di organizzazione, di buone prassi organizzative. Dobbiamo tornare, dopo gli anni dei tagli anche in questo settore, ad investire di più in prevenzione (informazione, formazione, assistenza e vigilanza); soprattutto in quella primaria che richiede la rimozione a monte dei fattori di rischio per la sicurezza di chi lavora, senza traslarli impropriamente su chi deve essere protetto. Come ormai dimostrato da diversi studi per ogni euro investito in prevenzione vi sono 4 euro di guadagno in salute”.
Il governo punta a una “riforma che ha proposto nel Pnrr in relazione alla piaga del lavoro nero. Entro la fine del 2022, infatti, adotteremo un ambizioso Piano nazionale per la lotta al sommerso, con l’obiettivo di ridurre sensibilmente – di almeno un terzo – la distanza dell’Italia rispetto alla media europea nella diffusione del fenomeno” spiega Orlando.
“La sfida sarà soprattutto quella di rendere i benefici dall’operare nella legalità superiori ai costi connessi all’utilizzo di lavoro irregolare, rendendosi a tal fine necessario un mix di misure di prevenzione e promozione del lavoro regolare accanto ad una ridefinizione delle misure di deterrenza. Stiamo già lavorando – continua Orlando- all’elaborazione di un nuovo strumento operativo in capo agli organi di vigilanza rivolto alle imprese, per un intervento diretto, urgente e risolutivo in materia di tutela della sicurezza del lavoro, del contrasto al lavoro irregolare e allo sfruttamento del lavoro, mediante un controllo sulle imprese che in sede ispettiva dovessero essere sorprese con: lavoratori in nero in misura superiore al 10 % degli occupati; con gravi violazioni in materia di sicurezza del lavoro; presenza di lavoratori sfruttati; in occasione dell’accertamento dei reati di lesioni, omicidio colposo, disastro, rimozione delle cautele etc”.
In presenza di tali condizioni “si prevedono varie misure di supporto alle imprese anche interdittive, secondo gradualità e proporzionalità, in base alla gravità, entità e pericolo, dei fatti accertati; misure che variano dalla sospensione dell’attività, all’interdizione dell’esercizio dell’impresa, fino al divieto di contrattare con la P.A. e di partecipare alle gare pubbliche”.
Il Ministro ha quindi ricordato l’importanza della formazione dei lavoratori e degli studenti nelle scuole, con l’obiettivo di accrescere la sensibilità e la consapevolezza delle nuove generazioni. Sul punto ha evidenziato l’importanza di valutare una “campagna nazionale sul tema della prevenzione, un investimento culturale massiccio che potrebbe essere rivolto a specifici target”.
“Non vi è dubbio che alcuni, recenti, tragici eventi abbiano riacceso l’attenzione sul fenomeno delle morti bianche sul lavoro, che in realtà non si è mai interrotto. La politica non può occuparsi delle morti sul lavoro solo in concomitanza con gli eventi di cronaca più eclatanti, è sua responsabilità presidiare questo terreno con continuità e con una capacità decisionale più intensa” ha sottolineato il Ministro Orlando, osservando che “il livello centrale non è stato in grado di garantire quella omogeneità e continuità operativa, di copertura su tutto il territorio nazionale degli interventi di prevenzione, cui il Testo Unico attribuiva un ruolo fondamentale e che dovrebbero rappresentare uno strumento essenziale di stimolo e di contrasto alle disomogeneità”.
Un ruolo essenziale nell’azione di prevenzione sta nel rafforzamento dell’attività di vigilanza nei luoghi di lavoro, assicurando una presenza maggiore soprattutto nei settori a più alto rischio infortunistico” ha affermato il Ministro, rimarcando che “in questa direzione va il rafforzamento delle dotazioni organiche dell’Ispettorato nazionale del lavoro con l’assunzione di oltre 2.000 nuovi ispettori. Analoghe misure di aumento degli organici – ha proseguito – dovranno riguardare anche i servizi ispettivi delle Asl; occorre reintegrare il personale perduto negli anni scorsi e definire gli standard di fabbisogno di personale nei servizi territoriali. Gli infortuni non diminuiscono perché in molti casi la frammentazione e la debolezza del presidio statale consente di sfuggire con facilità alle norme sulla prevenzione”. Orlando ha sottolineato che “sono diminuiti del 50% in 10 anni gli ispettori delle Asl, sono sempre troppi gli organi di vigilanza che non riescono a coordinarsi, ogni Regione e le due Province autonome, adotta una propria politica di prevenzione, con diverse sensibilità rispetto alle imprese. Ventuno diverse politiche, mutevoli in base al quadro politico locale, oltre quella statale articolata a sua volta in diversi enti, sono incompatibili con un’unica strategia preventiva”.
Quindi “per superare questo limite, bisogna rendere più fluido il sistema istituzionale disegnato dal Testo Unico: potenziare il ruolo di cabina di regia del Comitato prevedendo una struttura dotata di un apparato stabile, un raccordo con gli altri soggetti pubblici coinvolti, delle risorse finanziarie e i necessari interventi regolamentari utili a garantirne il funzionamento efficace. La redazione di un rapporto annuale al Parlamento inoltre- conclude- costituirebbe un utile elemento di informazione e riflessione. Data la gravità e le dimensioni del fenomeno non possiamo permetterci vuoti di attività istituzionale sul tema”.