Operaio morto alla Xlam di Castelnuovo: ANMIL ricompresa tra le parti danneggiate

a cura dell’Ufficio Affari legali  ANMIL

Roma, 25 ottobre 2021 – Il 22 ottobre u.s., si è finalmente chiuso il processo in cui Anmil era costituita parte civile, per la morte di Stefano Colleoni, l’operaio di 22 anni che nel 2016 perse la vita nello stabilimento della XLam a Castelnuovo, schiacciato da un pannello di legno del peso di quasi 3 tonnellate.
Il procedimento si è concluso, a distanza di quasi cinque anni dal tragico evento, con la pronuncia di una sentenza di condanna a due anni di reclusione per il titolare dell’azienda, Franco Paterno, e a 6 mesi di reclusione, ma con il beneficio della sospensione condizionale, per Davide Saia, in qualità di responsabile del servizio di prevenzione e protezione. È stato assolto, «per non aver commesso il fatto», invece, il fratello del titolare della fabbrica.
L’accusa, per tutti gli imputati, era di omicidio colposo aggravato dalla violazione di norme antinfortunistiche.
Due sono le principali condotte che avrebbero favorito l’incidente mortale. La prima era la carenza di formazione specifica per chi doveva movimentare con un carro ponte le lastre. Formazione che talvolta sarebbe avvenuta con modalità non all’altezza, con l’operaio più anziano ed esperto che insegnava al collega più giovane come svolgere quella delicata mansione. Tra i compiti assegnati a Colleoni c’era anche lo spostamento delle lastre in equilibrio che si è rivelato essere molto precario se a manovrare non erano mani molto esperte.
La seconda circostanza su cui ha insistito l’accusa è la collocazione delle lastre: queste secondo l’accusa venivano trasportare con il carro ponte e poi appoggiate ad una sorta di grande rastrelliera. Secondo l’accusa il pannello che ha schiacciato la vittima è stato toccato dal pannello trasportato che, pericolosamente, aveva iniziato a basculare senza lasciare scampo al giovane operaio rimasto schiacciato tra il macchinario e il pannello stesso.
Il Giudice, Greta Mancini, con la sentenza ha altresì condannato gli imputati a risarcire i danni subiti dalle parti civili compresa l’ANMIL che è stata dunque ricompresa tra le parti danneggiate per i reati compiuti.
Come Associazione ci riteniamo soddisfatti del dispositivo pronunciato che, riconoscendo la responsabilità penale del datore di lavoro, restituisce giustizia al povero Stefano e alla sua famiglia.