OIL: maggiori rischi occupazionali lavoratori PMI a cura dell'Ufficio Salute e Sicurezza

27 novembre 2020 – L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) ha diffuso un’indagine condotta dall’Employers and Business Membership Organizations (EBMOs), che ha coinvolto più di 4.500 imprese in 45 Paesi del mondo allo scopo di sondare gli effetti economici della pandemia tra marzo e giugno 2020.
Dai risultati emerge che le principali sfide per le imprese sono state l’insufficienza del flusso di cassa per mantenere i livelli occupazionali e la produzione, le interruzioni delle forniture e la difficoltà di accesso alle materie prime. Più dell’85% delle imprese intervistate ha subito perdite economiche di media o elevata intensità: solo un terzo di loro aveva fondi sufficienti per affrontare la crisi. Le più colpite sono le piccole e medie imprese.
La maggior parte delle imprese ha comunque mostrato capacità di resilienza: tre quarti degli intervistati sono stati in grado di proseguire la produzione, seppur in altre forme. Il dato occupazionale è allarmante: nonostante quasi l’80% degli intervistati abbia affermato di aver pianificato il mantenimento della forza lavoro, circa un quarto ha previsto di perdere oltre il 40% del personale.
L’OIL evidenzia la necessità di diffondere nel tessuto produttivo la cultura della prevenzione dai rischi economici, se si tiene conto che meno della metà delle imprese intervistate disponeva di un piano di continuità aziendale, ma anche del fatto che ben il 54% di loro – soprattutto tra le PMI – non aveva alcuna copertura assicurativa.

Per approfondire:
global_survey_Covid19

 

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