Nuovo rapporto annuale INL sull’attività di vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale per l’anno 2019 a cura dell’Ufficio Salute e Sicurezza sul lavoro ANMIL

Roma, 16 aprile 2020 – Il 6 aprile 2020 l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha reso pubblico sul proprio sito web il Rapporto annuale dell’attività di vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale per l’anno 2019, nel quale sono compendiati gli esiti dell’attività di vigilanza esercitata nell’anno 2019 dal personale ispettivo dell’INL.
Nel documento, i risultati della rete dei controlli eseguiti sul territorio nazionale in materia di lavoro e di legislazione sociale sono analizzati, sotto il profilo quantitativo e qualitativo, per tipologia di attività esercitata e per settori produttivi ed aree territoriali d’intervento. Come sottolineato dallo stesso Ispettorato, “divulgato nell’attuale contesto emergenziale di particolare sofferenza ed incertezza per il sistema economico-produttivo, il documento vuol offrire anche una fotografia dello “status quo” dal quale ripartire nel segno d’una rinnovata e solidale “alleanza” con il mondo del lavoro per la tutela dei diritti dei lavoratori e del corretto svolgimento dei rapporti di lavoro”.
Dalla consultazione del rapporto si può così ricavare un quadro articolato dell’andamento dei principali fenomeni osservati nel mondo del lavoro e delle misure attuate per contrastare le forme di abuso e di sfruttamento più diffuse ed insidiose per la condizione dei lavoratori e per il corretto andamento del mercato del lavoro, spaziando dal caporalato al lavoro sommerso, a varie fattispecie illecite di appalto, somministrazione e distacco, anche transnazionale, attraverso le quali prende corpo il c.d. “dumping” contrattuale e sociale.
Entrando nel merito, si ravvisa anzitutto che nel 2019 le attività di vigilanza sono state condotte da un totale di 2.561 ispettori del lavoro INL (per un calo di circa il 6% rispetto alle 2.726 unità del 2018, e del 9,6% rispetto alle iniziali 2.832 unità del 2017).
Le ispezioni realizzate in totale sono state 159.805 (anch’esse in calo rispetto alle 166.280 del 2018). Nello specifico, in materia di salute e sicurezza, su 18.446 accertamenti definiti, 15.859 aziende sono risultate irregolari (dato consequenzialmente in diminuzione rispetto alle 16.394 dell’anno precedente). Ad aumentare è tuttavia il tasso di irregolarità, che ha raggiunto quota 86%, facendo registrare un +4% rispetto al 2018 (già aumentato di quasi il 5% rispetto all’anno ancora precedente): nello specifico, delle 31.453 violazioni contestate, 28.632 hanno natura penale e 2.821 amministrativa. Tra gli illeciti penalmente rilevanti, 23.035 afferiscono a violazioni prevenzionistiche (in aumento rispetto alle 22.198 del 2018), mentre 4.551 irregolarità riguardano il rispetto delle condizioni per l’installazione degli impianti di videosorveglianza e degli altri strumenti di controllo.
Gli illeciti contestati con riferimento al Testo Unico di Salute e Sicurezza sul Lavoro hanno riguardato per il:
− 51% la violazione degli obblighi contenuti nel “Titolo IV – Cantieri temporanei o mobili”, in relazione sia alle misure organizzative per la salute e la sicurezza nei cantieri, sia a quelle più specifiche per la prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni e nei lavori in quota;
− 33% l’inosservanza delle disposizioni del “Titolo I”, concernente gli aspetti generali di sicurezza;
− 16% il mancato rispetto degli obblighi contenuti negli altri titoli (rischi specifici).
Dall’esame della tipologia di illeciti riscontrati si ricava la prevalenza delle violazioni connesse ai rischi di caduta dall’alto (tasso di irregolarità del 53%), seguite da quelle in materia di sorveglianza sanitaria dei lavoratori (tasso di irregolarità del 26%) e da quelle relative agli adempimenti in materia di formazione ed informazione (tasso di irregolarità del 21%). Considerato però che l’attività di vigilanza dell’Ispettorato riguarda fortemente il settore edile, un’analisi più dettagliata va rivolta all’insieme dei dati riferiti alle violazioni delle norme contenute nei Titoli III “uso delle attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione individuale” e IV “cantieri temporanei o mobili” del d.lgs. n. 81/2008 nel settore delle costruzioni. Qui in particolare, su un totale di 12.523 illeciti contestati (in leggero calo rispetto ai 12.833 dell’anno precedente), il 54% ha riguardato il rischio di caduta dall’alto (51% nel 2018), mentre si conferma la già significativa percentuale di illeciti relativi agli obblighi dei coordinatori e dei committenti, pari all’11% delle violazioni accertate in edilizia.
All’esito dell’azione di vigilanza svolta dall’INL, nel 2019 sono stati recuperati contributi pari a € 1.237.132.833 (cifra in inevitabile diminuzione rispetto ai 1.356.180.092 € del 2018), con un calo percentuale, rispetto al 2018, di circa l’8,7%, da commisurare ovviamente alla già menzionata diminuzione delle dotazioni di personale ispettivo. I controlli in materia lavoristica hanno portato all’accertamento di un imponibile contributivo pari a € 438.556.800, corrispondente ad un recupero contributivo pari a circa € 144.723.000 (con un aumento del + 27% rispetto al 2018).
Le somme effettivamente introitate nell’anno 2019 a seguito delle sanzioni amministrative irrogate da parte del personale ispettivo ammontano a € 71.310.000, cui va aggiunto l’importo di oltre € 7.560.000 riscosso a seguito della revoca di provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale.
Nel 2019 sono stati adottati in totale 8.844 provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale, ai sensi dell’art. 14 del d.lgs. n. 81/2008, con un andamento ulteriormente in crescita rispetto al 2018 (dove ci si era fermati a 8.797).
Ha trovato conferma la netta prevalenza dei provvedimenti di sospensione adottati a seguito della constatata occupazione di lavoratori “in nero” in misura pari o superiore al 20% dei presenti sul luogo di lavoro, ammontanti a 8.810 (8.789 nel 2018), rispetto ai soli 34 provvedimenti notificati per il riscontro di gravi e reiterate violazioni della disciplina in materia di tutela della salute e sicurezza (di cui 15 adottati in presenza contestuale sia di violazioni per lavoro “nero” che di tali reiterate violazioni in materia di SSL).
La maggiore concentrazione dei provvedimenti in questione ha riguardato i settori:

− Servizi, alloggi e ristorazione (cod. Ateco I): 3.325 sospensioni;

− Commercio (cod. Ateco G): 1.503 sospensioni;

− Costruzioni (cod. Ateco F): 1.427 sospensioni;

− Attività manifatturiere (cod. Ateco C): 1.037 sospensioni.
Gli illeciti riscontrati dal personale ispettivo nel settore dell’occupazione irregolare di minori sono stati complessivamente 502 (dato in importante crescita rispetto ai 263 del 2018), 243 dei quali hanno riguardato specificamente la “tutela del lavoro dei fanciulli e degli adolescenti”. Queste ultime violazioni sono state prevalentemente accertate nel settore del terziario (ove sono stati contestati 210 illeciti), mentre i restanti illeciti sono stati rilevati nei settori industria (16), agricoltura (13) ed edilizia (4).
La tutela di persone diversamente abili ha invece riguardato l’accertamento di 519 posizioni lavorative non coperte (dato in forte calo rispetto alle 972 violazioni riscontrate nel corso del 2018), con illeciti riguardanti prevalentemente i settori del terziario (248 violazioni) e dell’industria (261 violazioni).
Nel corso del 2019 l’attività di vigilanza è stata rivolta anche alla verifica della indebita percezione del reddito di cittadinanza, anche ai fini dei relativi adempimenti informativi nei confronti dell’INPS.
I controlli operati in materia hanno portato ad individuare 599 fruitori del beneficio in esame occupati “in nero” e talvolta a riscontrare accordi illeciti tra azienda e lavoratore, finalizzati a consentire a quest’ultimo l’accesso alla misura di sostegno al reddito grazie alla simulazione dell’interruzione del rapporto di lavoro e alla successiva prosecuzione dell’attività lavorativa “in nero”.
La programmazione delle campagne di vigilanza a carattere straordinario è stata mirata a realizzare controlli nei settori merceologici e nelle aree geografiche maggiormente a rischio, previamente selezionate nell’ottica di una maggiore efficacia del contrasto alle fenomenologie di illecito particolarmente rilevanti, anche in continuità con operazioni svolte nel corso del 2018. Nello specifico, quanto all’agricoltura, su un totale di 5.806 aziende ispezionate, 3.363 sono risultate irregolari (in linea con le 3.600 dell’anno precedente), per una percentuale di irregolarità del 59,34%, superiore di oltre 4 punti percentuali rispetto al 2018 (54,8%) ma comunque inferiore rispetto al valore medio del 68%, facente riferimento alle irregolarità di ogni settore. Sono stati in totale 2.719 i lavoratori “in nero”, presenti e denunciati, in media, nel 48% circa degli accertamenti definiti, in calo rispetto ai 3.349 del 2018.
Dei 5.340 lavoratori andati soggetti alle violazioni riscontrate, ne sono risultati 2.719 (51%) “in nero”, 229 dei quali cittadini extracomunitari privi di permesso di soggiorno.
Sono stati infine intensificati i controlli in materia di intermediazione illecita della manodopera e sfruttamento del lavoro (c.d. “caporalato”) e riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù. Nel settore agricolo in particolare, il “trend” è rimasto per lo più stabile, coinvolgendo un totale di 1.488 lavoratori (nel 2018 erano stati 1.474), 533 dei quali stranieri e 205 in stato di clandestinità.  

Per la consultazione integrale del rapporto: https://www.ispettorato.gov.it/it-it/in-evidenza/Documents/Rapporto-annuale-2019-attivita-di-vigilanza-INL.pdf

 

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