Cassazione: il RSPP svolge un ruolo di consulente ed è privo di poteri riguardo le modalità lavorative a cura dell'Ufficio Salute e Sicurezza

Cassazione Penale, Sez. 4, 09 dicembre 2019, n. 49761 – Schiacciamento mortale con un tubo di 600 chili.

16 gennaio 2020 – Con la sentenza del 9 dicembre 2019 n. 49761, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Corte di Appello di Brescia in riferimento alla posizione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) e rinviato per nuovo giudizio ad altra sezione della stessa. Nelle sentenze dei due precedenti gradi di giudizio infatti il RSPP era stato ritenuto colpevole del reato di omicidio colposo, unitamente ad altri soggetti obbligati, per un infortunio mortale occorso a un lavoratore, nell’azienda nella quale prestava la propria attività lavorativa, rimasto schiacciato da un grosso tubo di 600 chili, durante alcuni lavori di manutenzione.
Nel motivare la propria decisione, i giudici della Suprema Corte hanno in primis ribadito che la figura del RSPP si caratterizza per lo svolgimento di un ruolo non gestionale ma di consulenza, cui si ricollega un obbligo giuridico di adempiere diligentemente l’incarico affidatogli e di collaborare con il datore di lavoro, individuando i rischi connessi all’attività lavorativa e fornendo le opportune indicazioni tecniche per risolverli; disincentivando altresì le eventuali soluzioni economicamente più convenienti ma rischiose per la salute e sicurezza dei lavoratori, con la conseguenza che può essere chiamato a rispondere degli eventi che si verifichino per effetto della violazione dei suoi doveri. Secondo i Supremi Giudici è dunque pacifico che il RSPP svolge un ruolo di consulente, ed è privo di poteri decisionali, operativi, e di doveri di vigilanza sulla corretta applicazione delle modalità di lavoro.
Pertanto, nella sentenza in commento la Corte di Cassazione ha aderito al consolidato orientamento giurisprudenziale secondo cui: “in materia di infortuni sul lavoro, risponde a titolo di colpa professionale, unitamente al datore di lavoro, il responsabile del servizio di prevenzione e protezione ogni qual volta l’infortunio sia oggettivamente riconducibile ad una situazione pericolosa che egli avrebbe avuto l’obbligo di conoscere e segnalare al datore di lavoro […]. In altri termini, il RSPP risponde dell’evento, in concorso con il datore di lavoro, solo se si fornisce adeguata dimostrazione che lo stesso abbia svolto in maniera negligente la sua attività di consulente del datore di lavoro, a seguito di errore tecnico nella valutazione dei rischi, per suggerimenti sbagliati o mancata segnalazione di situazioni di rischio colposamente non considerate”.