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Lavanderie industriali: gli infortuni tornano ad aumentare dopo la pandemia

Lavanderie industriali: gli infortuni tornano ad aumentare dopo la pandemia

Roma, 28 novembre 2022. Il nuovo Opuscolo dell’Inail ‘Analisi dei rischi nelle lavanderie industriali’ illustra i principali rischi lavorativi nel settore delle lavanderie industriali che, in genere, esercitano attività di supporto ad altre attività produttive come il comparto ospedaliero e quello ricettivo (es. ristorazione). Tra le principali attività esercitate si annoverano il noleggio, il lavaggio e la sanificazione dei materiali tessili e, nelle aziende più avanzate, la fornitura e la manutenzione di abiti da lavoro e di kit per le sale operatorie.
Nonostante si tratti di un comparto con una elevata utilità sociale, non esiste una vasta ricerca sui rischi lavorativi prevalenti. È per questo motivo che la ‘Consulenza tecnica accertamento rischi e prevenzione’ e la ‘Consulenza statistico attuariale’ dell’Inail, in collaborazione con Assosistema Confindustria, hanno realizzato un apposito Opuscolo che indaga il fenomeno infortunistico del comparto e i rischi specifici cui sono esposti i lavoratori.
Rispetto ai dati, nel periodo 2016-2020 le aziende assicurate all’Inail e attive sono state mediamente 1.000 e gli addetti circa 15.000. In genere, si tratta di realtà di piccole dimensioni che occupano poco più di 13 addetti ciascuna. Questo comparto è stato particolarmente colpito dalle conseguenze economiche derivate dall’emergenza sanitaria, tant’è che, nel 2020, si è assistito ad un aumento nelle chiusure delle attività ed una flessione nei livelli di disoccupazione. Specularmente, nello stesso anno, si assiste ad un calo netto degli infortuni sul lavoro rispetto all’anno precedente (-30,2%). In tutto il quinquennio, poi, sono molto contenuti i casi di incidente con esito mortale, fermi a 6. Rispetto alla tipologia di infortunio, la maggioranza dei casi denunciati è avvenuta in occasione di lavoro (nell’ultimo anno, 84,9%), mentre il 15,1% delle denunce riguarda gli incidenti nel tragitto casa-lavoro. Sebbene il fenomeno infortunistico interessi in misura pressoché uguale donne e uomini, i 6 morti sul lavoro sono stati tutti di genere maschile. Otto infortunati su dieci sono di origine italiana, i restanti sono nati nell’Unione europea (5% circa) o provengono da Paesi extra-UE (15% circa), tenendo conto del fatto che il comparto conta un numero elevato di lavoratori stranieri.
La categoria professionale che denuncia il maggior numero di infortuni è quella degli artigiani e degli addetti alle tintolavanderie – come gli operatori alla lavanderia, gli stiratori, gli smacchiatori, ecc.  – la cui incidenza media è del 50,3% nel 2020. In particolare, sono gli operatori alla lavanderia che hanno presentato la metà delle denunce. Inoltre, le denunce sono concentrate nei mesi estivi, nei lunedì di ogni settimana lavorativa e nelle prime ore della mattina o del turno di lavoro.
Il principale danno subito è la contusione (nel 2020, il 37% dei casi) e la parte del corpo più colpita è la mano (28%), la più esposta. Inoltre, particolarmente sollecitata durante le ore di lavoro è la colonna vertebrale, che rappresenta la seconda sede di lesione cui afferisce l’11% degli eventi.
I primi dati riferiti al 2021 fanno registrare un amento delle denunce di infortunio (+5,2%) rispetto all’anno precedente, ma comunque in diminuzione rispetto al periodo pre-pandemico. Ritornano ad aumentare anche gli incidenti nel tragitto casa-lavoro, in ragione dell’allentamento delle restrizioni dovute alla pandemia.
Le malattie professionali denunciate nel comparto sono contenute: nel 2020 sono state 81, in aumento di 1 caso rispetto all’anno precedente e di 17 casi dal 2016. A differenza degli infortuni, le malattie professionali colpiscono prevalentemente le donne (in media, nel quinquennio, il 78% dei casi). I ¾ delle tecnopatie denunciate si concentra nella fascia di età adulta 50-64 anni. Circa otto malattie professionali su dieci sono patologie del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo.
Alla luce di questo quadro e dietro una analisi approfondita delle attività esercitate nel settore, l’Opuscolo passa in rassegna le tipologie di rischio specifico, illustrando per ciascuna le principali misure di prevenzione e protezione, individuali e collettive, che il datore di lavoro deve adottare. I principali rischi presi in esame sono:

  • esposizione ad agenti biologici;
  • esposizione ad agenti chimici;
  • movimentazione manuale dei carichi;
  • assunzione di posture incongrue;
  • esposizione a campi elettromagnetici;
  • rischi correlati alla manutenzione delle attrezzature di lavoro.

Per approfondire si rinvia all’Opuscolo ‘Analisi dei rischi nelle lavanderie industriali’ (Fonte: Inail, 25 novembre 2022).

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