INAIL: presentata alla Camera la relazione annuale 2020 A cura dell’Ufficio Servizi Istituzionali e Legali

Roma, 19 luglio 2021 – È stata presentata alla Camera questa mattina la Relazione annuale INAIL 2020. Il rapporto è stato illustrato dal Presidente Franco Bettoni, alla presenza del Vice Presidente della Camera On. Ettore Rosato, del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Andrea Orlando e dei vertici dell’Istituto.
In apertura l’On. Rosato  ha richiamato l’importanza del ruolo dell’INAIL e dell’attività svolta dall’Istituto in un anno, il 2020, segnato dallo scoppio dell’emergenza sanitaria e dalla conseguente lunga battaglia contro la pandemia, plaudendo all’impegno nella vigilanza, nel sostegno alle imprese, nella diffusione della cultura della sicurezza nelle aziende e tra gli studenti. “Se l’obiettivo di contrastare il fenomeno infortunistico resta primario e doveroso” ha dichiarato “occorre tuttavia porre le condizioni affinché alle vittime di incidenti sul lavoro e alle loro famiglie siano garantiti pieni diritti e la migliore tutela, per superare il dramma dell’infortunio e riprendere in mano le redini della propria vita”. “Il tema del reinserimento lavorativo dei disabili da lavoro costituisce infatti un importante complemento al loro reinserimento sociale.  Anche su questo – ha aggiunto – va riconosciuto il lavoro che INAIL porta avanti, anche grazie ad alcune novità legislative, ad esempio contribuendo allo sviluppo di tecnologie per supportare la riabilitazione e il ritorno al lavoro dei soggetti infortunati”.
L’intervento del Presidente dell’INAIL si è quindi aperto con l’appello alla realizzazione di un “Patto per la sicurezza tra Istituzioni e parti sociali”.  “Il pesante bilancio infortunistico ci fa comprendere che non si fa ancora abbastanza” ha dichiarato. “Non è sufficiente indignarsi ma occorre agire, coinvolgere gli attori del sistema nazionale di prevenzione, rafforzare i controlli, promuovere una maggiore sensibilizzazione di lavoratori e imprese, potenziare la formazione e l’informazione per costruire una cultura della sicurezza, a partire dal mondo della scuola, dare sostegno economico alle aziende: sono tutte azioni da perseguire con determinazione e l’Istituto è pronto a fare la sua parte”.
Bettoni ha quindi illustrato i dati sulle denunce di infortunio per il 2020, anno in cui su registrano, rispetto al 2019, un calo dei casi in complesso e l’aumento significativo di quelli mortali. Sono state registrate poco più di 571mila denunce di infortuni accaduti nel 2020 (-11,4% rispetto al 2019), un quarto delle quali relative a contagi da Covid-19 di origine professionale. Gli infortuni riconosciuti sul lavoro sono stati 375.238 (-9,7% rispetto al 2019), di cui 48.660, pari al 12,97%, avvenuti “fuori dell’azienda”, ovvero con “mezzo di trasporto” o “in itinere”, nel tragitto di andata e ritorno tra la casa e il luogo di lavoro. I casi mortali denunciati all’Inail sono stati 1.538, con un incremento del 27,6% rispetto ai 1.205 del 2019 che deriva soprattutto dai decessi causati dal Covid-19, che rappresentano oltre un terzo del totale delle morti segnalate all’Istituto. Gli infortuni mortali per cui è stata accertata la causa lavorativa sono 799 (+13,3% rispetto ai 705 del 2019), di cui 261, circa un terzo del totale, occorsi “fuori dell’azienda” (i casi ancora in istruttoria sono 93). Gli incidenti plurimi, che hanno comportato la morte di almeno due lavoratori contemporaneamente, sono stati 14, per un totale di 29 decessi.
“La pandemia ha fortemente condizionato l’andamento del fenomeno infortunistico nel 2020 – ha spiegato Bettoni commentando questi dati – Da un lato, infatti, ha comportato la riduzione dell’esposizione a rischio per gli eventi ‘tradizionali’ e ‘in itinere’, a causa del lockdown e del rallentamento delle attività produttive, dall’altro ha generato la specifica categoria di infortuni per il contagio da Covid-19”.
Per quanto riguarda le malattie professionali, i dati del 2020 indicano un calo notevole delle denunce. Le patologie denunciate, infatti, sono state poco meno di 45mila, in diminuzione del 26,6% rispetto al 2019. Ne è stata riconosciuta la causa professionale al 35,34%, mentre il 3,33% è ancora in istruttoria. Anche su questa flessione, in controtendenza con gli incrementi rilevati nel quinquennio precedente, ha influito l’emergenza epidemiologica.
Le denunce riguardano le malattie e non i soggetti ammalati, che sono circa 31.400, di cui il 38,06% per causa professionale riconosciuta dall’Istituto. I lavoratori con malattia asbesto-correlata sono stati circa 900, mentre quelli deceduti nel 2020 con riconoscimento di malattia professionale sono stati 912 (-19,79% rispetto al 2019), di cui 205 per silicosi/asbestosi.
“Nel 2020 sono state fornite circa 6,4 milioni di prestazioni sanitarie, il portafoglio Inail al 31 dicembre 2020 registra 670.287 rendite in gestione”. Queste le misure dell’attività di tutela dell’Istituto rappresentate dal Presidente Bettoni, che individua tra le priorità per il prossimo futuro l’estensione della tutela assicurativa agli oltre tre milioni di lavoratori che non ne hanno ancora diritto. “La pandemia – ha sottolineato il presidente – ha riaperto la questione dell’esclusione dalla tutela Inail di soggetti particolarmente esposti al rischio contagio, come quella dei medici di famiglia e dei medici liberi professionisti”, che insieme ad altre categorie “non possono beneficiare della copertura assicurativa e delle conseguenti prestazioni economiche, socio-sanitarie, riabilitative e di reinserimento”. “Alla luce dell’aumento degli infortuni con menomazioni più lievi e dell’insorgenza della nuova tipologia rappresentata dai contagi da Covid-19 – ha aggiunto il presidente dell’Inail – riteniamo fondamentale garantire un indennizzo per i danni all’integrità psicofisica del lavoratore a seguito di incidenti sul lavoro e malattie professionali anche con un’invalidità inferiore al 6%. Raggiungere l’obiettivo della completa eliminazione della franchigia sarebbe un atto di grande civiltà. L’avanzo di gestione dell’Istituto, pari a circa 40 miliardi di euro, lo permetterebbe”.
“La nostra Costituzione garantisce protezione a tutti i lavoratori e a tutte le attività lavorative mentre l’assicurazione contro gli infortuni è ancora  riservata a soggetti determinati. Occorre  rimuovere queste discriminazioni”. Ha quindi dichiarato il Ministro del Lavoro Andrea Orlando, condividendo le prospettive di evoluzione dell’Istituto. Queste limitazioni soggettive della tutela “risultano ancora più intollerabili rispetto al Covid 19 perché finiscono per escludere dalla protezione alcuni soggetti particolarmente esposti come i  medici di base o medici e infermieri che operano come lavoratori autonomi”. “Ci sono vistosi buchi nelle tutele per i lavoratori dipendenti – ha detto – ma anche per lavoratori autonomi che operano on line o per le piattaforme, ma che non esplicano attività di consegna come i rider. E’ tempo per una profonda revisione del Testo Unico verso la completa socializzazione del rischio e verso l’universalità della copertura assicurativa”. In merito alla tutela indennitaria è intenzione del Ministro lavorare “all’abolizione della franchigia, alla revisione della Tabella delle menomazioni e alla ricollocazione professionale, anche attraverso una rendita di passaggio che possa accompagnare il lavoratore fino ad una nuova occupazione”.
Sul tema della prevenzione il Ministro ha dichiarato che “La formazione costituisce un indispensabile strumento culturale di prevenzione ma l’esistenza di sette Accordi Stato-Regioni, con differenze interpretative ed organizzative che favoriscono incertezze, ha favorito il proliferare di proposte formative non adeguate, con soggetti formatori non qualificati, casi di mercato parallelo di adempimenti formali e addirittura vendita di attestati falsi, svilendo questa fondamentale misura”. “Il sistema della formazione in salute e sicurezza sul lavoro va migliorato, in un’ottica di semplificazione e sistematizzazione, che consenta di unificare e armonizzare gli accordi in materia”. “Balza agli occhi – ha aggiunto il Ministro – la mancanza della previsione di una formazione di base anche per i soggetti sui quali grava la più rilevante posizione di garanzia, vale a dire i datori di lavoro”.

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