Inail: gli ultimi dati sui contagi testimoniano l’efficacia delle vaccinazioni A cura dell'Ufficio Salute e Sicurezza

Roma, 24 maggio 2021 – La consulenza statistico attuariale Inail ha pubblicato il sedicesimo report mensile, dal quale risulta che, al 30 aprile 2021, le infezioni di origine professionale segnalate all’Istituto sono state 171.804, di cui 600 con esito mortale. Rispetto alle 165.528 denunce registrate dal monitoraggio mensile precedente, i casi in più sono stati 6.276 (+3,8%).
A partire dal mese di febbraio però, sembra delinearsi un’inversione di tendenza rispetto al trend precedentemente osservato: l’efficacia delle vaccinazioni risulta infatti evidente dai dati provenienti da sanità e assistenza sociale, dove, negli ultimi tre mesi, si è scesi sotto la soglia del 55% dei casi totali codificati. Risultano invece in preoccupante crescita settori quali quello dei trasporti, dei servizi di alloggio e ristorazione, del commercio e dei servizi di informazione e comunicazione, che tra febbraio e aprile hanno raccolto complessivamente circa il 25% dei casi, contro il 6% della prima ondata, il 18% del periodo estivo e l’8% della seconda ondata.
Andando ad una analisi specifica di sanità e assistenza, l’incidenza sul totale dei contagi della categoria dei tecnici della salute, prevalentemente infermieri, è passata dal 39,1% del primo periodo di lockdown, al 23,3% del successivo quadrimestre giugno-settembre, per poi ritornare al 39,3% nel periodo ottobre 2020-gennaio 2021 e scendere tra febbraio e aprile di quest’anno al 26,0%. Analogo l’andamento delle infezioni dei medici, scese dal 10,1% della prima fase della pandemia al 5,5% di quella “post lockdown”, per poi registrare l’8,6% nella seconda ondata dei contagi e passare al 4,7% nell’ultimo trimestre analizzato.
I casi mortali sono 600, concentrati soprattutto nel trimestre marzo-maggio 2020 (58,2%) e pari a circa un terzo del totale decessi denunciati all’Inail da gennaio 2020, con un’incidenza dello 0,5% rispetto al complesso dei deceduti nazionali da Covid-19 comunicati dall’Iss alla stessa data. Rispetto ai 551 casi rilevati dal monitoraggio al 31 marzo, i decessi sono 49 in più, di cui 11 ad aprile, 10 a marzo, quattro a febbraio e otto a gennaio di quest’anno, sei a dicembre e sette a novembre dello scorso anno, mentre i restanti tre decessi sono riconducibili ai mesi precedenti.
La quota femminile è pari al 69%, benché a morire siano soprattutto gli uomini (83,5%) e i lavoratori nelle fasce di età 50-64 anni (72,0%), over 64 anni (19,2%) e 35-49 anni (8,0%). L’età media dei contagiati totali dall’inizio dell’epidemia è di 46 anni (59 per i deceduti), mentre il 42,4% del totale delle denunce riguarda la classe 50-64 anni.
Da una analisi territoriale, viene a galla una distribuzione delle denunce del 43,5% nel Nord-Ovest (prima la Lombardia, con il 25,8%), del 24,5% nel Nord-Est (Veneto 10,6%), del 15,0% al Centro (Lazio 6,4%), del 12,4% al Sud (Campania 5,6%) e del 4,6% nelle Isole (Sicilia 3,0%), mentre le province con il maggior numero di contagi dall’inizio dell’emergenza sanitaria sono Milano (9,7%), Torino (7,1%), Roma (5,1%), Napoli (3,8%), Brescia (2,6%), Varese e Verona (2,5% per entrambe) e Genova (2,4%).
Volendo tenere a mente soltanto l’ultimo mese di rilevazione, la provincia che ha registrato il maggior numero di infezioni di origine professionale è quella di Roma, seguita da Milano, Torino, Napoli e Firenze. Le province che, in percentuale, ad aprile hanno avuto gli aumenti più consistenti rispetto alla rilevazione del mese precedente sono state però concentrate al Sud Italia: Matera (+21,3%), Vibo Valentia (+15,4%), Reggio Calabria (+14,3%), Lecce (+13,6%), Ragusa (+12,2%), Caltanissetta (+11,5%) e Agrigento.

 

Per approfondire:

https://www.inail.it/cs/internet/docs/alg-scheda-tecnica-contagi-covid-30-aprile-2021.pdf