Il ruolo della contrattazione collettiva durante e dopo la pandemia

6 maggio 2022 – In occasione della Giornata mondiale dedicata alla Salute e Sicurezza sul Lavoro, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) ha pubblicato il suo ultimo ‘Social Dialogue Report’ 2022 finalizzato ad indagare il ruolo della contrattazione collettiva nel percorso di ripresa (inclusiva, sostenibile e resiliente) dalla pandemia da Covid-19.
L’esperienza pandemica ha infatti dimostrato che il dialogo sociale e gli accordi collettivi hanno ricoperto un ruolo centrale a tutela della salute e sicurezza sul lavoro, insieme ai congedi, alle prestazioni sanitarie e alle forme di telelavoro già previste o negoziate durante l’emergenza. Gli istituti contrattuali hanno infatti permesso di tutelare molti lavoratori dal contagio e, al contempo, dal rischio di perdere il lavoro.
Nel mondo, si registra una grande dispersione della copertura contrattuale, a seconda della regione e dello sviluppo del paese. In linea generale, l’OIL evidenzia che oltre un terzo dei lavoratori di 98 paesi beneficiano delle tutele statuite nei contratti collettivi. Inoltre, la copertura risulta assai maggiore nel caso in cui la contrattazione collettiva coinvolga più datori di lavoro, attestandosi ad un tasso medio del 71,7%.
È importante sottolineare che molti Paesi stanno intraprendendo diverse azioni regolatorie per estendere il diritto alla contrattazione collettiva a tutti i lavoratori, a prescindere dalla tipologia contrattuale. Tra gli esempi più noti, il massiccio impiego di forme di lavoro atipico (lavoro a chiamata, lavoro autonomo dipendente, lavoro su piattaforma, ecc.) ha spinto molti Stati ad adottare misure che garantiscano l’effettivo riconoscimento del diritto alla contrattazione collettiva ai lavoratori coinvolti. Non a caso, l’aumento del numero degli iscritti al sindacato registrato a livello globale è dovuto soprattutto all’aumento dei lavoratori autonomi sindacalizzati. Diversamente, la densità sindacale dei lavoratori dipendenti è diminuita. Infatti, il numero dei dipendenti iscritti è rimasto stabile nonostante l’aumento globale degli occupati. Altro dato degno di rilievo riguarda il divario di genere: per la prima volta, il tasso di densità sindacale delle lavoratrici è superiore a quello dei lavoratori.
I rilievi empirici contenuti nel Rapporto mettono in luce la centralità ricoperta dalla regolazione collettiva sia in relazione ai salari che alle condizioni di lavoro. Infatti, tra i contratti collettivi analizzati, le disposizioni più frequenti riguardano la regolazione dei salari (95%), cui seguono le misure su: orario di lavoro (84%), relazioni di lavoro (78%), indennità di malattia e prestazioni sanitarie (70%), salute e sicurezza sul lavoro (68%) e formazione e competenze (65%).
In definitiva, ciò che emerge dal Rapporto è, in primis, una rivitalizzazione della contrattazione collettiva e della rappresentanza sindacale, fortemente sospinta dall’emergenza pandemica e dalle nuove istanze di tutela dei lavoratori più vulnerabili, come i lavoratori su piattaforma, i più giovani e i migranti.
In secondo luogo, la salute e sicurezza sul lavoro e gli istituti per il benessere lavorativo sono tornati al centro dell’agenda contrattuale. Si legge infatti nel rapporto che «sia i sindacati che le organizzazioni dei datori di lavoro hanno riportato un cambiamento di priorità rispetto ai temi che sono parte della contrattazione. La salute e la sicurezza, i congedi per malattia e le prestazioni sanitarie, la flessibilità dell’orario di lavoro e altri accordi sull’orario di lavoro per conciliare lavoro e vita familiare, e la sicurezza dell’occupazione hanno assunto maggiore centralità nella contrattazione».

È disponibile una sintesi del Rapporto in lingua italiana.

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