DPCM del 26 aprile 2020, le disposizioni attuative di contenimento a cura dell'Ufficio Salute e sicurezza ANMIL

Roma, 28 aprile 2020 – Con il #DPCM del 26 aprile 2020, pubblicato nella G.U. del 27 aprile 2020 n. 108, sono state introdotte le misure per il contenimento dell’emergenza Covid-19 nella cosiddetta “Fase due”.
Nel dettaglio, all’articolo 1 sono state puntualmente elencate le misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale.
Tra queste alla lettera gg) in materia di lavoro agile è stato confermato quanto previsto dall’art. 87 del D.L. 17 marzo 2020 n. 18 per i datori di lavoro pubblici, nonchè la possibilità per i datori di lavoro privati di applicare la modalità di lavoro agile disciplinata dagli articoli da 18 a 23 della legge n. 81/2017 a ogni rapporto di lavoro subordinato anche in assenza degli accordi individuali ivi previsti, e assolvendo agli obblighi di informativa di cui all’art. 22 in via telematica, anche ricorrendo alla documentazione resa disponibile sul sito dell’INAIL.
Confermata altresì alla lettera ii) la raccomandazione, in ordine alle attività professionali, di attuare il massimo utilizzo di modalità di lavoro agile per le attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza.
Sempre in materia di lavoro agile, nell’aricolo 2 del provvedimento in oggetto –  recante le misure di contenimento del contagio per lo svolgimento in sicurezza delle attività produttive industriali e commerciali – è stata ribadita la possibilità per le attività produttive sospese di proseguire se organizzate in modalità a distanza o lavoro agile.
All’articolo 2, comma 6, del D.P.C.M. del 26 aprile 2020 è stato espressamente richiamato il Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus covid-19 negli ambienti di lavoro sottoscritto il 24 aprile 2020 fra il Governo e le parti sociali. Precisamente, nella richiamata disposizione è stato previsto che le imprese le cui attività non siano sospese debbano rispettare i contenuti del Protocollo del 24 aprile 2020 (Allegato n. 6 del provvedimento); nonché, per i rispettivi ambiti di competenza, il Protocollo condiviso di regolamentazione per il contenimento della diffusione del covid-19 nei cantieri, sottoscritto il 24 aprile 2020 (Allegato 7), e il Protocollo condiviso di regolamentazione per il contenimento della diffusione del covid-19 nel settore del trasporto e della logistica siglato il 20 marzo 2020 (Allegato 8). Inoltre, è stato disposto che la mancata attuazione dei richiamati Protocolli, che non assicuri adeguati livelli di protezione, determina la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza.
L’articolo 3 del D.P.C.M. del 26 aprile 2020 reca invece le misure di informazione e prevenzione sull’intero territorio nazionale.
Specifiche disposizioni in materia di ingresso in Italia tramite trasporto di linea aereo, marittimo, lacuale, ferroviario o terrestre sono state previste nell’articolo 4, in deroga del quale il Legislatore, nel successivo articolo 5, ha confermato la possibilità di transitare e soggiornare in Italia per un periodo non superiore a 72 ore (prorogabili per specifiche esigenze di ulteriori 48 ore) esclusivamente per comprovate esigenze lavorative. Sono state oggetto di dettaglio le condizioni di tale concessione.
Disposizioni in materia di navi da crociera e navi di bandiera estera sono state invece riportate nell’articolo 6.
All’articolo 7 è stato sancito che, allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del #virus #covid-19, le attività di trasporto pubblico di linea terrestre, marittimo, ferroviario, aereo, lacuale e nelle acque interne debbano essere espletate, anche sulla base di quanto previsto nel “Protocollo condiviso di regolamentazione per il contenimento della diffusione del Covid-19 nel settore del trasporto e della logistica” di settore sottoscritto il 20 marzo 2020 (Allegato 8), nonché delle “Linee guida per l’informazione agli utenti e le modalità organizzative per il contenimento della diffusione del #covid-19” (Allegato 9).
Mentre, nell’articolo 8 sono state  previste ulteriori disposizioni specifiche per la disabilità. Nel dettaglio, è stata disposta la riattivazione  delle attività sociali e socio-sanitarie erogate dietro autorizzazione o in convenzione, comprese quelle erogate all’interno o da parte di centri semiresidenziali per persone con disabilità, qualunque sia la loro denominazione, a carattere socio-assistenziale, socio-educativo, polifunzionale, sociooccupazionale, sanitario e socio-sanitario. La riattivazione deve tuttavia avvenire secondo i  piani territoriali, adottati dalle Regioni, assicurando attraverso eventuali specifici protocolli il rispetto delle disposizioni per la prevenzione dal contagio e la tutela della salute degli utenti e degli operatori.
L’articolo 9 è stato invece dedicato alle disposizioni per l’esecuzione e il monitoraggio delle misure previste dallo stesso DPCM del 26 aprile. Stabilendo che il Prefetto territorialmente competente debba assicurare l’esecuzione delle misure disposte dallo stesso provvedimento, nonché monitorare l’attuazione delle restanti misure da parte delle amministrazioni competenti, avvalendosi delle Forze di Polizia, con il possibile concorso del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e, per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, dell’INL e del Comando Carabinieri per la tutela del lavoro, nonché, ove occorra, delle Forze Armate, sentiti i competenti comandi territoriali, dandone comunicazione al Presidente della regione e della provincia autonoma interessata.
Le disposizioni del DPCM del 26 aprile 2020 trovano applicazione a partire dal 4 maggio 2020 fino al 17 maggio 2020 e sostituiscono quelle del DPCM del 10 aprile 2020, ad eccezione di quanto previsto dall’articolo 2, commi 7, 9 e 11, che si applicano dal 27 aprile 2020 cumulativamente alle disposizioni del citato DPCM del 10 aprile 2020.
È fatta salva la possibilità di continuare ad applicare le misure di contenimento più restrittive adottate dalle Regioni, anche d’intesa con il Ministro della Salute, relativamente a specifiche aree del territorio regionale.
Infine, il provvedimento è corredato da 10 Allegati.

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