Disabilità e tribunali, le famiglie lottano (e spendono) per avere giustizia a cura dell'Ufficio Servizi Istituzionali

6 febbraio 2020 – In principio c’è la legge, che dovrebbe tutelare. Poi però arriva, spesso, la violazione della norma. Se c’è la forza, arriva il ricorso. E quasi sempre, la vittoria. Tutto questo, con un notevole dispendio di energie, che a malapena bastano per affrontare le fatiche e le difficoltà dell’assistenza. E’ il conflittuale rapporto tra giustizia e disabilità, che vede le famiglie sempre più spesso costrette a ricorrere ad avvocati e tribunali per veder applicati diritti che altrimenti resterebbero solo sulla carta. Di “sentenze storiche” si parla spesso: una per tutte, quella espressa nel 2016 dalla Corte Costituzionale (n. 275/2016), che sancì con chiarezza e fermezza che “è la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l’equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione”. In altre parole: servizi, sostegni economici o di altra natura devono essere riconosciuti e assicurati in relazione al
bisogno effettivo e nella tutela dei diritti e non possono in alcun modo essere vincolati alle esigenze di bilancio. Questa è la teoria. In pratica, sono tanti i casi in cui le famiglie – i genitori, soprattutto – devono imbarcarsi in complessi, lunghi e impegnativi ricorsi, per ottenere quanto la legge dovrebbe assicurare. Solo qualche settimana fa, ci è voluto il Consiglio di Stato per dar ragione a una coppia di genitori che lamentavano il mancato inserimento del figlio adulto con disabilità in un centro diurno: non era bastato il primo livello di ricorso, dato che il Tar aveva dato loro torto. Ma quanto costa tutto questo, in termini economici e non solo? Superabile lo ha chiesto ad alcuni genitori caregiver, che con avvocati e tribunali hanno avuto spesso a che fare. Come Marina Cometto, torinese, mamma e caregiver di Claudia, donna con gravissima disabilità dovuta alla sindrome di Rett: “La prima volta che ho fatto ricorso – ci racconta – è stata quando la Asl si era rifiutata di autorizzare un letto elettrico extratariffario per mia figlia, adulta e assistita da noi genitori che stavamo diventando anziani e avevamo bisogno di maggiore aiuto nel gestirla. Nonostante ben due relazioni mediche specialistiche che ne motivavano la necessità, la Asl ci negava questo ausilio: così ci siamo rivolti a un avvocato competente in materia e con una grande carica umana: il giudice ordinario ha ascoltato sia noi che il referente della Asl e ha ritenuto che le nostre richieste dovessero essere accolte. Così la Asl ha pagato non solo il letto, ma anche la parcella del mio avvocato: possiamo dire che tutta la collettività ha sborsato soldi per un’inspiegabile impuntatura della Asl”. 

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