Rapporto ‘L’inclusione lavorativa delle persone con disabilità in Italia’: un traguardo lontano a cura dell'Ufficio Servizi Istituzionali

10 dicembre 2019 – A vent’anni dall’approvazione della legge sul collocamento mirato (68/1999), l’inclusione lavorativa e sociale delle persone con disabilità, pur avendo fatto passi importanti in avanti, resta ancora un traguardo lontano da raggiungere. E’ quanto emerge dal Rapporto ‘L’inclusione lavorativa delle persone con disabilità in Italia’, condotto dalla Fondazione studi dei consulenti del lavoro sui dati resi per la prima volta disponibili dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, relativi alle
dichiarazioni Pid (Prospetto informativo disabili) che le aziende con più di 14 dipendenti sono tenute ad inviare ai fini del rispetto dell’obbligo normativo. Secondo il Rapporto, presentato in occasione della ‘Giornata internazionale delle persone con disabilità’ nel corso di una conferenza stampa al ministero del Lavoro dal ministro Nunzia Catalfo e dalla presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, Marina Calderone, gli occupati con disabilità dipendenti presso le aziende italiane rappresentano un universo di quasi 360 mila lavoratori, in prevalenza uomini (58,7% contro il 41,3% delle donne), concentrati al Nord, rispettivamente il 32,6% nel Nord-Ovest e il 23,7% nel Nord-Est, con la Lombardia che, da sola, occupa ben il 21,5% del totale. Uomo, tra i 50 e 59 anni, residente al Nord Italia, impiegato: è questo il profilo del lavoratore con disabilità che emerge dal rapporto. Secondo l’indagine, infatti, ben il 53,7% degli occupati ha superato i 50 anni e il 14,3% ne ha più di 60, mentre risulta estremamente ridotta la quota di quanti hanno meno di 40 anni (17,5%). Tale dato si discosta significativamente da quello generale dell’occupazione italiana alle dipendenze, dove la quota di ‘under 40’ e ‘over 50’ è abbastanza simile (rispettivamente 36% e 34%).

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