Commissione di Inchiesta sulle condizioni di lavoro: approvata la Relazione intermedia

28 aprile 2022 – La Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati ha approvato la Relazione intermedia, che riassume il lavoro portato avanti dal suo insediamento, avvenuto il 12 maggio 2021. Nonostante i lavori della Commissione abbiano avuto avvio in una fase già inoltrata della legislatura, l’organismo, presieduto dal Sen. Gianclaudio Bressa, ha subito avviato una serie di audizioni per acquisire elementi informativi su un tema così attuale e delicato quale quello della sicurezza sui luoghi di lavoro e delle diverse forme di sfruttamento dei lavoratori. Tra le audizioni, riportate integralmente nel documento, figura anche quella dell’ANMIL, che il 7 ottobre 2021 è intervenuta in Commissione per parlare della propria attività di diffusione della cultura della sicurezza attraverso la Scuola della Testimonianza e del suo impegno sul fronte processuale, attraverso le costituzioni di parte civile nei processi penali per violazione delle norme in materia di salute e sicurezza. L’audizione dell’ANMIL aveva destato molto interesse presso la Commissione e in particolare il Presidente Bressa aveva elogiato l’operato dell’Associazione, confermando la volontà di proseguire il confronto sui temi richiamati.
La Relazione evidenzia la necessità di arrivare ad un cambio di passo, di cultura e mentalità, che porti a concepire come il diritto alla sicurezza sul lavoro sia insito nel concetto stesso di diritto al lavoro, tutelato dalla nostra Costituzione. Ad inficiare questo diritto, innanzitutto la ricerca del profitto con modalità, termini e proporzioni prevalenti sulla tutela della dignità, della salute e della sicurezza. A farne le spese, evidenzia la relazione, sono quasi esclusivamente operai e manovalanza di vario tipo, a dimostrazione che le vittime sono quasi sempre gli anelli deboli della catena lavorativa.
Le cause degli incidenti mortali e di quelli gravemente lesivi si devono rintracciare materialmente nella violazione delle normative in materia di sicurezza del lavoro e specificamente nella trascuratezza della formazione quale prima forma di prevenzione culturale, della sorveglianza sanitaria e dell’obbligo di vigilanza all’interno dell’ambito lavorativo. Uno sguardo panoramico sulle cause più frequenti, come si desume dalla lettura dei dati INAIL e delle attività svolte dall’Ispettorato nazionale del lavoro, dimostra indubbiamente che si è ritornati ad un andamento non solo di crescita del numero degli incidenti ma, soprattutto, ad un ritorno del tipo delle cause del fenomeno materiale che porta ad eventi lesivi. Infatti, le cause ricorrenti rintracciate nello schiacciamento, nella caduta dall’alto, nell’impatto con macchine e attrezzature, nel coinvolgi­mento del corpo del lavoratore in impianti micidiali, dimostra che l’evo­luzione del parco tecnologico non è stato accompagnato da una crescita dell’attenzione su formazione e addestramento, i primi strumenti preventivi.
Nella relazione è anche presente uno studio, senza dubbio innovativo, elaborato da uno specifico gruppo di lavoro istituito in seno alla Commis­sione, volto ad analizzare l’impatto sociale ed economico degli incidenti sui luoghi di lavoro in Italia. A livello mondiale gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali costano nel 2019 circa 3.050 miliardi di euro, quasi il 4% del PIL e a livello europeo circa 460 miliardi di euro, oltre il 3,3 % del PIL (Fonte Comunicazione CE 2021). A livello italiano secondo recenti stime dell’INAIL il danno economico causato da infortuni e malattie professionali è risultato, nel 2007, pari a quasi 48 miliardi di euro, ovvero più del 3% del PIL (Andamento degli infortuni sul lavoro, Dati Inail, luglio 2011). Un altro dato significativo è la stima del ROP (Return On Prevention), il ritorno dell’investimento in sicurezza e prevenzione da malattie e infortuni, che risulta pari 2,2: ovvero ogni euro speso in Salute Sicurezza sul Lavoro genera un valore più che doppio (analisi e-Labo su dati DGUV e EU-OSHA). Secondo la Commissione, risulta quindi fondamentale stimare i relativi impatti economici e sociali in quanto un miglioramento delle condizioni di lavoro consente l’aumento di produttività dei lavoratori, con conseguenze importanti sul­ l’azienda e sulla società in generale. Infatti, i paesi i cui sistemi sanitari e di sicurezza sul posto di lavoro sono inefficaci impiegano risorse preziose per far fronte a infortuni e malattie evitabili.
Accanto al tradizionale strumento delle audizioni, la Commissione ha ritenuto di acquisire « sul campo » una serie di ulteriori elementi attraverso diversi sopralluoghi nell’ambito dei quali, in alcuni casi, sono stati utilizzati tutti i poteri dell’inchiesta attribuiti dalla Costituzione, dalla delibera istitutiva e dal regolamento interno. In particolare la Commissione ha svolto una serie di sopralluoghi focalizzando la propria attenzione sul tema dello sfruttamento dei lavoratori in agricoltura, con particolare riguardo al fenomeno del caporalato.
Il raggio di azione si è presto allargato per approfondire fenomeni di sfruttamento presenti non solo nel settore agricolo, ma anche nel comparto tessile (significativa tra tutte, la missione svolta nella realtà del distretto tessile di Prato) e, più in generale, in alcune realtà industriali a volte insospettabili. Ne è emerso un quadro che dimostra come il fenomeno dello sfruttamento dei lavoratori, da parte di caporali senza scrupoli, si sia evoluto significativa­ mente nel corso degli ultimi anni. Si è passati, infatti, in un breve arco temporale, dai casi di forte coinvolgimento della malavita organizzata locale a situazioni di sfrutta­mento di lavoratori indifesi, quasi sempre stranieri, da parte di loro connazionali che organizzano il loro trasferimento dal Paese d’origine fino al luogo di lavoro nel quale quotidianamente verranno negati i loro diritti di persone, prima ancora che di lavoratori. La Commissione, inoltre, ha voluto dedicare un ulteriore focus spe­cifico anche alle nuove forme di sfruttamento che si affiancano, purtroppo, ai casi di sfruttamento più tradizionali. Da questo punto di vista le missioni della Commissione hanno consentito di acquisire utili elementi informativi, con un rilievo particolare per il settore della logistica.
Uno specifico capitolo della Relazione è dedicato alle nuove forme di sfruttamento dei lavoratori attraverso l’utilizzo delle moderne tecnologie. Si tratta del nuovo fenomeno che ha assunto la denominazione di «caporalato digitale» e che vede nell’utilizzo degli algoritmi il fulcro per lo sfruttamento del lavoratore. Secondo la Commissione, vale la pena osservare che le denunce dei lavoratori sfruttati sono pressoché inesistenti: la quasi totalità delle indagini sul caporalato e sullo sfruttamento del lavoro sono avviate su iniziativa d’ufficio, soprattutto da parte dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro. Questo elemento mette in luce la diffusissima omertà dei lavoratori causata dalla paura di azioni ritorsive da parte dei datori di lavoro.
Ulteriore approfondimento degno di nota riguarda l’analisi dei sistemi aziendali di controllo, con particolare riferimento alla figura del preposto sul quale sono intervenute le più recenti novità legislative in materia (d.lgs. n. 146/2021).  Ci si riferisce in particolare all’obbligo penalmente rilevante – in capo al datore di lavoro e ai dirigenti – di individuare il preposto o i preposti che sovraintendono e vigilano il corretto svolgimento dell’attività lavorativa (art. 18, comma 1, lett. b-bis). Nella nuova formulazione, si tratta di una novità assoluta rispetto alla precedente normativa di sicurezza sul lavoro. In effetti, come spiega la Relazione, «tutte le precedenti regolamentazioni, in materia, pur ponendo in capo al preposto obblighi di sovraintendenza e vigilanza, non prevedevano, comunque, anche l’obbligo in capo al datore di lavoro di individuare espressamente la figura o le figure dei preposti». Questa novità assume una rilevanza strategica nella gestione prevenzionistica aziendale, dal momento che è prassi diffusa non individuare formalmente la figura del preposto, tuttalpiù formando personale interno secondo i dettami ex art. 37 TUS.  Questa circostanza ha portato a numerose sentenze di condanna per i delitti di omicidio o lesioni personali colpose in capo ai c.d. “preposti di fatto”. Pertanto, il nuovo obbligo potrebbe limitare la prassi aziendale di affidare la vigilanza sul rispetto delle misure prevenzionistiche aziendali «a preposti di fatto poco consapevoli, con prevedibili miglioramenti della performance delle attività di vigilanza svolte all’interno delle aziende e, quindi, della conseguente ed auspicabile diminuzione del numero e della gravità degli infortuni».
Nella parte finale della Relazione, il lavoro di analisi svolto dalla Commissione trova una propria conclusione in una serie di proposte normative che la Commissione affida alle riflessioni del Parlamento e delle Istituzioni. Tra queste, l’introduzione di norme di contrasto al fenomeno delle cooperative spurie, attraverso una diversa qualificazione della fattispecie penale, un inasprimento delle sanzioni e la possibilità di utilizzare intercettazioni telefoniche e ambientali nelle indagini; l’introduzione di una fattispecie di reato autonoma per chi si avvale di lavoratori in condizioni di sfruttamento; l’introduzione di una specifica disciplina sulla responsabilità dell’ente nei casi di sfruttamento nell’ambito di gruppi societari. La Commissione propone anche, in materia di subappalti, l’introduzione dell’obbligo di parità di trattamento economico e normativo tra i lavoratori dipendenti dalla società appaltante e i lavoratori dipendenti dalla società appaltatrice, nonché norme che anticipino il recepimento delle disposizioni comunitarie sulla tutela dei lavoratori sulle piattaforme digitali. Infine, l’introduzione di una fattispecie penale volta a contrastare l’organizzazione dell’attività lavorativa mediante violenza o minaccia.

Clicca qui per guardare l’approfondimento sulla relazione intermedia della Commissione interparlamentare d’inchiesta sul lavoro in Italia su Radio ANMIL Network con gli interventi del Sen. Gianclaudio Bressa, del Sen. Iunio Valerio Romano, del Vicepresidente nazionale ANMIL Emidio Deandri, della Responsabile Comunicazione ANMIL Marinella de Maffutiis, della Coordinatrice regionale Toscana FP CGIL per l’Ispettorato del Lavoro Micaela Cappellini e del Presidente AITEP Vincenzo de Nuzzi. 

One thought on “Commissione di Inchiesta sulle condizioni di lavoro: approvata la Relazione intermedia

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