Genova: morti per amianto in Marina, Ministero della Difesa condannato a cura dell'Ufficio Affari Legali ANMIL

Nei giorni scorsi, il Tribunale civile di Genova ha condannato il Ministero della Difesa al risarcimento di 670 mila euro ai familiari, moglie e due figli, di un lavoratore, impiegato per anni presso l’arsenale della Marina Militare di La Spezia, e morto di mesotelioma a 62 anni a causa dell’esposizione all’amianto.

Il Giudice ha accertato la responsabilità del Ministero della Difesa in relazione alla patologia contratta dal dipendente in servizio dal 1967 al 1994, con mansioni di carpentiere e addetto ai bacini di carenaggio: in particolare è stata riconosciuta la colpa grave in capo al datore di lavoro che aveva omesso le necessarie misure di sicurezza a tutela della salute dei lavoratori, considerato anche il fatto che “le dimensioni e l’organizzazione del Ministero della Difesa erano tali da rendere esigibile la massima diligenza e attenzione nell’adeguamento alle conoscenze scientifiche concernenti il proprio settore di operatività”.

Sulla base della predetta responsabilità, è stato dunque riconosciuto il diritto al risarcimento del danno parentale nei confronti dei familiari, moglie e due figli, danno che, al di là del mero dolore che la morte di una persona cara provoca nei prossimi congiunti che le sopravvivono, è stato ritenuto sostanziarsi nella “irrimediabile distruzione di un sistema di vita basato sull’affettività, sulla condivisione e sulla rassicurazione quotidiana”.

Il che giustifica il quantum del risarcimento che ammonta a 670 mila euro, somma che potrà tuttavia essere incassata dai familiari soltanto al passaggio in giudicato della sentenza, rimanendo sempre attuale la possibilità per il Ministero della Difesa di proporre appello.

Questa sentenza del Tribunale di Genova si aggiunge ad un’altra importante pronuncia del Tribunale civile di Roma con cui, sempre in questi giorni, il Ministero della Difesa è stato nuovamente condannato al risarcimento del danno nei confronti dei familiari di un altro lavoratore, anch’esso impiegato nella Marina Militare, rimasto vittima dell’amianto. In questo caso il Tribunale di Roma è andato anche oltre, affermando che i familiari siano indennizzati anche con il riconoscimento di “vittima del dovere” e conseguente equiparazione alle vittime del terrorismo. E’ indubbiamente una sentenza storica in un giudizio in cui è stato accertato, come per altre migliaia di militari, che la vittima aveva svolto compiti operativi con esposizione a polveri e fibre di amianto, in assenza di cautele, tra lui l’aspirazione delle polveri, o la dotazione di maschere protettive.

Risulta pertanto evidente come si sia innescato un positivo andamento dei giudizi risarcitori in sede civile che può far solo ben sperare per eventuali e futuri casi analoghi, purtroppo destinati certamente ad aumentare.

Ciò che tuttavia preme sottolineare è l’atteggiamento di chiusura ed ostruzionismo messo in atto dai vertici della Marina Militare che costringe le vittime, o meglio i loro familiari, ad intentare cause contro lo Stato pur di vedere riconosciuto il diritto al risarcimento dei danni subiti a causa dell’esposizione all’amianto.