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Tribunale Taranto: 73mila euro a lavoratore per infortunio

Tribunale Taranto: 73mila euro a lavoratore per infortunio

Roma, 31 maggio 2024 – Il Tribunale del lavoro di Taranto ha emesso una sentenza significativa in materia di sicurezza sul lavoro, condannando un’azienda metalmeccanica al pagamento di circa 73 mila euro nei confronti di un dipendente vittima di un grave infortunio. L’episodio risale al 12 dicembre 2016, quando l’uomo, all’età di 61 anni, cadde in una buca lasciata incustodita e non vigilata dal datore di lavoro, all’interno del capannone della stessa società.
L’incidente ha provocato lesioni severe e menomazioni permanenti al lavoratore.
La giudice Maria Leone ha accertato la piena responsabilità del datore di lavoro, riconoscendo al lavoratore un danno differenziale nella misura del 27% rispetto a quanto ricevuto dall’Inail.
La sentenza si basa anche sulla relazione del consulente tecnico d’ufficio, che ha sottolineato l’importanza della prevenzione degli infortuni e la necessità di vigilanza da parte del datore di lavoro. La giudice Leone ha evidenziato che la mancata sorveglianza e la negligenza nell’adottare misure di sicurezza adeguate sono stati fattori determinanti nell’incidente.
Il danno subito dal lavoratore non è stato solo di natura fisica. Infatti, oltre al danno biologico, la giudice ha riconosciuto un significativo impatto sul benessere psicologico del dipendente. Nella sentenza, viene citato che “è evidente che l’accertata commissione dell’illecito” ha determinato “come è ragionevolmente presumibile a causa delle lesioni subite e delle menomazioni permanenti derivatene, quel turbamento dello stato d’animo in cui si sostanzia il danno morale subiettivo che, dunque, deve essere risarcito”.
Questo riconoscimento riflette una crescente consapevolezza dell’importanza di considerare anche gli effetti psicologici degli infortuni sul lavoro.
La sentenza della giudice Leone ribadisce inoltre un principio fondamentale: le norme di prevenzione degli infortuni sul lavoro sono progettate per proteggere i lavoratori non solo dagli incidenti dovuti alla propria disattenzione, ma anche da quelli causati da imperizia, negligenza e imprudenza.
In questo contesto, il datore di lavoro è sempre responsabile degli infortuni occorsi ai dipendenti, sia quando non adotta misure protettive adeguate, sia quando non verifica e vigila sull’effettivo utilizzo di tali misure da parte del personale.
Dal punto di vista economico, il danno biologico è stato quantificato in 108.091 euro, cifra da cui è stato scomputato quanto percepito a titolo di rendita Inail. Il danno biologico differenziale ammonta quindi a 48.786 euro, a cui si aggiunge una personalizzazione per danno morale pari a 24.188 euro. In totale, la somma che l’azienda deve versare al lavoratore è di 72.974 euro.
Questa sentenza rappresenta un’importante vittoria per i diritti dei lavoratori e sottolinea la necessità di una maggiore attenzione e responsabilità da parte dei datori di lavoro in materia di sicurezza sul lavoro.
La decisione del Tribunale di Taranto potrebbe avere implicazioni significative per future cause legali simili, rafforzando il principio che la sicurezza e il benessere dei lavoratori devono essere una priorità assoluta per tutte le aziende.

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