Roma, 19 novembre 2021 – È di ieri la notizia che il Giudice Francesca Zavaglia del Tribunale di Bologna ha rigettato la richiesta di esclusione dell’ANMIL, presentata dalla controparte, nel processo per la morte di un operaio Lefter Sulaj, deceduto in seguito alla caduta dall’altezza di 20 metri nel cantiere in cui stava lavorando dovuta allo “slittamento” di un asse non fissato che fungeva da passerella senza protezioni, posta a collegamento tra un terrazzo e una finestra.
Quattro le persone imputate di omicidio colposo per la violazione delle norme di prevenzione sugli infortuni e sicurezza sul luogo di lavoro: i due soci proprietari dell’immobile e i titolari delle ditte incaricate della ristrutturazione.
All’udienza del 18 novembre u.s., l’avvocato di uno degli imputati ha presentato note difensive a sostegno della richiesta di esclusione della parte civile ANMIL dal processo, assumendo la mancanza in capo all’ANMIL dei requisiti specifici elaborati dalla giurisprudenza e necessari per il riconoscimento della legittimazione al giudizio in capo all’ente esponenziale.
L’Avv. Bulgheroni, che rappresenta ed assiste ANMIL, ha naturalmente impugnato e contestato le note avverse, assumendone l’infondatezza ed insistendo per l’ammissione, ritenuti sussistenti i presupposti di legittimazione attiva come ampiamente documentato nell’atto di costituzione. Ma vi è di più, ha inoltre introdotto un elemento che non era stato ancora considerato nel processo e cioè che agli imputati sarebbe comunque attribuibile la responsabilità per la morte del Sig. Sulaj per non averlo informato del fatto che nel luogo in cui lavorava sussisteva un passaggio (soprastante una chiesa sconsacrata e con un lucernario) che mancava di messa in sicurezza e che per tale mancanza di informazione, normativamente obbligatoria ex artt. 55 e 37 D.Lgs 81/2008, era avvenuto l’infortunio.
Ad ogni modo il Giudice, ha rigettato la richiesta di esclusione presentata dalla difesa ed ammesso ANMIL come parte civile nel processo quale soggetto danneggiato dai reati contestati agli imputati stante il fatto che dall’offesa all’interesse tutelato dalle norme penali violate deriva altresì una lesione del diritto dell’Associazione con riferimento a tutta l’attività di prevenzione e di assistenza in favore dei lavoratori e degli infortunati sul lavoro intesi quale categoria collettiva, attività costantemente e diffusamente svolta da ANMIL a livello nazionale e locale.
“Accogliamo positivamente la notizia dell’ammissione in giudizio di ANMIL in questo processo – dichiara il Presidente dell’ANMIL Zoello Forni. Come Associazione che tra i propri scopi statutari ha innanzitutto quello di occuparsi delle vittime degli infortuni sul lavoro, ci impegneremo ad essere sempre più presenti nelle aule di Tribunale per porre al centro del dibattito processuale il valore della vita e l’importanza della prevenzione sulle problematiche riguardanti il mancato rispetto della normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro”.