L’intervista di Rita Pedditzi per “Inviato Speciale” all’ANMIL per celebrare le donne lavoratrici

In occasione del 1° maggio, la giornalista insieme all’ANMIL hanno inteso ricordare la forza delle lavoratrici durante la pandemia.

Roma, 11 maggio 2021 – Dovrebbe essere tutti i giorni il 1° maggio per celebrare il lavoro ed è stato proprio in tale occasione che Rita Pedditzi ha realizzato per “Inviato Speciale”, il settimanale del giornale “Radio Rai”, un’intervista al Vice Presidente Nazionale ANMIL Debora Spagnuolo, al Coordinatore dei Servizi Statistico-Informativi ANMIL Franco D’Amico, alla giovane madre e lavoratrice presso un’agenzia immobiliare Serena Esposito e all’infermiera di un ospedale romano Rosi, che ha contratto il virus probabilmente mentre era in servizio. In occasione della festa internazionale dei lavoratori si è quindi voluto celebrare il coraggio e la forza delle lavoratrici che durante questa pandemia hanno dovuto dimenarsi tra i vari ruoli che le vedono coinvolte nella quotidianità.
Inoltre, le donne hanno pagato il prezzo più alto e, come evidenzia Franco D’Amico, “l’impatto (del Covid-19) non è stato omogeneo né a livello territoriale, né settoriale e nemmeno di genere per quanto riguarda l’occupazione, poiché secondo l’Istat nel 2020 si sono persi 440mila posti di lavoro di cui il 70% ha riguardato le donne. Il tasso di occupazione femminile già basso prima della pandemia (50,5%), durante quest’anno di Covid è sceso di due punti al 48,2%”. Il Covid ha inoltre avuto un impatto negativo sugli infortuni sul lavoro: di 131mila infortuni da Covid registrati dall’Inail, 91mila hanno colpito le donne. In particolar modo, tali effetti sono stati prevalentemente gravi durante la prima ondata, caratterizzata da poca esperienza e dalla mancanza di dispositivi di sicurezza appropriati. Mentre, la seconda ondata, seppure “più pesante a livello generale, ha visto ridotta la corsa degli infortuni. – continua D’Amico – La sovraesposizione delle donne al virus è legata al territorio e al settore: in particolare il 72% si è verificato al nord, di cui il 50% in nord ovest e il 30% nella sola Lombardia. Il settore che è invece stato maggiormente colpito è quello della sanità: sul totale di infortuni femminili da Covid, il 72% è avvenuto nella sanità con 71 donne morte a causa del Covid” e si tratta soprattutto di infermiere (82,2% dei casi).
Tra le testimonianze c’è quella di Rosi, infermiera di un ospedale romano entrata probabilmente in contatto con il virus nel suo reparto che, nonostante la patologia pregressa, afferma: “Anche se ho preso il Covid potenzialmente sul lavoro, non ho rimpianti su come ho svolto il mio lavoro né sul fatto di essere andata a lavorare nonostante potessi anche rinunciarvi data la mia patologia”.
Serena Esposito, giovane mamma che gestisce un’agenzia immobiliare con il marito, ha invece scoperto di avere contratto il virus il 6 gennaio e dichiara di essersi trovata “ bloccata in una stanza, lasciando da parte la mia vita lavorativa e familiare. – e aggiunge – Siamo rimasti parecchio indietro, e ora corriamo per recuperare ciò che non siamo riusciti a fare prima”.
A tal proposito, Debora Spagnuolo ha sottolineato la situazione difficile che molte donne si sono trovate e tutt’ora si trovano a dover sostenere, dimenandosi tra la sfera privata e quella sociale-lavorativa soprattutto in smartworking. Pertanto, sostiene il Vice Presidente ANMIL, “la società deve prendere in considerazione che la valorizzazione economica e sociale della donna è essenziale”.

 

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