Nei timori imposti dal #coronavirus ci assomigliamo tutti

Normodotati e persone con disabilità fisiche e intellettive sono specchio gli uni degli altri. La riflessione della scrittrice Barbara Garlaschelli

2 marzo 2020 – “D’improvviso in questi giorni ci assomigliamo tutti. Insonni e ipercinetici, gente che ha le gambe funzionanti e chi no. Autistici. Asperger. Ipocondriaci. Salutisti. Depressi. Cuori contenti.
Sembriamo tutti pesci rossi che si muovono nelle loro bocce di vetro. Alcune con mansarda vista mare; altri con una stanza vista vicolo. Ma sempre pesci siamo e sempre bocce sono.
Disabituati alla lentezza e alla convivenza senza scopo, mentre in ufficio per lavoro, in famiglia per dovere, nei luoghi di divertimento per emulazione, per dimenticare, per non essere noi, ci aggiriamo in moto perpetuo, con l’ansia che cresce non solo per il timore del contagio ma per una paura ben più grande: cosa fare in una pausa che si sta dilatando in modo irreale e incontrollato?
Terrorizzati – non tutti, mai generalizzare – dall’assedio di eventuali pensieri, ricordi, nostalgie, verità, bugie, ci muoviamo nella nostra boccia di vetro dentro la quale sta anche chi dovremmo amare e che d’un tratto ci sembra sconosciuto.
La Gente Della Notte con queste sensazioni ci fa i conti sempre abituata com’è ad aggirarsi per case nelle quali altri dormono mentre lei, la GDN, si muove. Pesce rosso in acque scure.
Benvenuti nel mondo in cui i sogni tendono a presentarsi da svegli. Vi auguriamo non siano incubi.
Nel caso: film, libri, tombola!”.
Con questo lungo post su Facebook, la scrittrice e blogger Barbara Garlaschelli lancia una significativa riflessione sullo stato generalizzato di “disabilità” cui la paura e le ristrettezze determinate dalla circolazione italiana del COVID-19 ci hanno costretto.
“Sei disabile. Non puoi muoverti da sola. Da anni quando qualcuno ha il raffreddore deve starti lontana. Quando eri in ospedale, subito dopo il tuo incidente, il neurochirurgo che ti aveva operata (che si chiamava Corona, giuro) avvisava i tuoi con queste parole: ‘Se prende un raffreddore, date le sue difficoltà respiratorie, potrebbe morire’. Mi venivano a trovare almeno dieci persone al giorno e mia madre aveva scritto un cartello a lettere cubitali appiccicandolo al mio letto che recitava: ‘NIENTE BACI’. Che tu non sapevi se ridere o piangere. Ridevi. Spesso, insomma” – scriveva qualche giorno fa la scrittrice milanese, accumunando la sua esperienza di donna disabile, costretta su di una sedia a rotelle dall’età di 15 anni, a tutti noi prede della psicosi che sta travolgendo il nostro Paese.
L’ultimo libro di Barbara Garlaschelli si intitola “Caduta dentro un no” e uscirà il 5 marzo per Morellini Editore.

Il blog di Barbara Garlaschelli

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