Servizi offerti dalla sede ANMIL
In occasione della celebrazione della Giornata Nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro - nella nostra provincia si è svolta il 9 ottobre 2011 nel Comune di Mirabella Eclano - la Dott.ssa Florinda FERRARA , Psicoterapeuta, offre a tutti gli iscrtti alla Sezione ANMIL di Avellino la sua consulenza psicologica "gratuita" per tutto il mese di OTTOBRE
Ulteriori informazioni potranno essere richieste alla Sede Provinciale di Avellino - Corso Vittorio Emanuele, 101/S
Tel. 0825/32030

Il Servizio di Sostegno e di Consulenza Psicologica alle vittime del lavoro e familiari”
Negli ultimi anni, gli effetti medici, sociali e legali degli incidenti sul lavoro hanno ricevuto molta attenzione in diversi studi. Al contrario, le conseguenze psicologiche di tali eventi sono state scarsamente indagate. Da studi effettuati su diverse categorie di lavoratori che hanno subito un incidente sul lavoro sono state individuate, come conseguenze psicologiche, alti livelli di ansia, depressione, irritabilità e vergogna della propria disabilità. Inoltre, una parte notevole di infortunati ha lamentato sogni e ricordi dell’evento ricorrenti e intrusivi o, al contrario, difficoltà a ricordare l’episodio, disturbi del sonno, nervosismo e aggressività, inquadrabili come sintomi del Disturbo Post-Traumatico da Stress. Tale sintomatologia spesso si associa a difficoltà a ritornare o sul posto di lavoro in cui è avvenuto l’incidente o alle stesse mansioni. Quindi queste difficoltà emozionali, oltre a costituire un serio disagio per l’infortunato, producono perdita di interesse per molte attività, compresa quella lavorativa, difficoltà di concentrazione e stanchezza, e possono rappresentare, in definitiva, un fattore che ostacola il ritorno al lavoro. La disabilità post-incidente, insieme a tutte le conseguenze emozionali, in molti casi danneggia la qualità della vita dell’infortunato.
Chi è vittima di un incidente sul lavoro può presentare una sintomatologia post-traumatica, accompagnata da depressione, ansia e irritabilità. Quanto invece ai disturbi cognitivi, possono presentarsi difficoltà di attenzione e di concentrazione, soprattutto di fronte a stimoli che possono ricordare gli incidenti.
E’ quello che emerge dalla ricerca, unica nel suo genere, realizzata dall’ANMIL e dal Dipartimento di Psicologia Generale dell’Università di Padova.
Durante la rievocazione degli incidenti si attivano indicatori fisici, come la frequenza cardiaca o la conduttanza cutanea, vengono coinvolte facoltà come la memoria o l’attenzione. La ricerca dà forza alla storica battaglia dell’ANMIL per l’inserimento nel Testo Unico sugli Infortuni dell’assistenza psicologica, un vuoto legislativo a cui l’associazione cerca da anni di supplire con un proprio servizio.
L’ANMIL è l’unica istituzione in Italia ad aver dato importanza al trauma psicologico postinfortunio sul lavoro, sapendo che a questo evento sono collegati esiti, più o meno invalidanti, di problematiche emotive/relazionali/sociali e la conseguente difficoltà al reinserimento nella vita lavorativa.
Per questo motivo nel 1998 l’ANMIL ha affidato ad una equipe di psicologi-psicoterapeuti l’incarico di svolgere un Servizio di Sostegno e Consulenza Psicologica che potesse raggiungere tutti gli infortunati d’Italia e le loro famiglie, per poter permettere loro di superare il trauma e di ritornare a svolgere una vita sociale soddisfacente.
Diagnosi di PTSD
Per la diagnosi di disturbo post-traumatico da stress è necessario che siano presenti una serie di condizioni:
-la persona ha vissuto, assistito o si è confrontata con un evento o con eventi che hanno implicato morte, o minaccia di morte, o gravi lesioni, od una minaccia all'integrità fisica propria o di altri;
- la risposta della persona comprendeva paura intensa, sentimenti di impotenza, o di orrore (nei bambini ciò potrebbe essere espresso con comportamento disorganizzato o agitato)
L'evento "traumatico" viene rivissuto persistentemente in almeno uno dei seguenti modi:
- ricordi spiacevoli ricorrenti e intrusivi dell'evento, che comprendono immagini, pensieri, o percezioni (nei bambini piccoli si possono manifestare giochi ripetitivi in cui vengono espressi temi o aspetti inerenti il trauma);
- sogni spiacevoli ricorrenti dell'evento (nei bambini possono essere presenti sogni spaventosi senza un contenuto riconoscibile);
- agire o sentire come se l'evento "traumatico" si stesse ripresentando (ciò include sensazioni di rivivere l'esperienza, illusioni, allucinazioni, ed episodi dissociativi di flashback, compresi quelli che si manifestano al risveglio o in stato di intossicazione); (nei bambini piccoli possono manifestarsi rappresentazioni ripetitive specifiche del trauma);
- disagio psicologico intenso all'esposizione a fattori scatenanti interni o esterni che simbolizzano o assomigliano a qualche aspetto dell'evento "traumatico";
reattività fisiologica o esposizione a fattori scatenanti interni o esterni che simbolizzano o assomigliamo a qualche aspetto dell'evento "traumatico".
Evitamento persistente degli stimoli associati con il trauma e attenuazione della reattività generale (non presenti prima dell'evento "traumatico"), come :
- sforzi per evitare pensieri, sensazioni o conversazioni associati al "trauma";
- sforzi per evitare attività, luoghi o persone che evocano ricordi del trauma;
- incapacità di ricordare qualche aspetto importante del trauma;
- riduzione marcata dell'interesse o della partecipazione ad attività significative;
- sentimenti di distacco o di estraneità verso gli altri;
- affettività ridotta (per es., incapacità di provare sentimenti di amore);
- sentimenti di diminuzione delle prospettive future (per es., aspettarsi di non poter avere una carriera, un matrimonio o dei figli, o una normale durata della vita).
I sintomi sono riconducibili alla cosiddetta "triade sintomatologica" caratterizzata da intrusioni, evitamento, hyperarousal.
- Flashback: un vissuto intrusivo dell'evento che si propone alla coscienza, "ripetendo" il ricordo dell'evento.
- Numbing: uno stato di coscienza simile allo stordimento ed alla confusione.
- Evitamento: la tendenza ad evitare tutto ciò che ricordi in qualche modo, o che sia riconducibile, all'esperienza traumatica (anche indirettamente o solo simbolicamente).
- Incubi: che possono far rivivere l'esperienza traumatica durante il sonno, in maniera molto vivida.
- Hyperarousal: (ipervigilanza) caratterizzato da insonnia, irritabilità e scoppi di colleraansia, aggressività e tensione generalizzate, esagerate risposte di allarme
In alcuni casi, la persona colpita cerca "sollievo" (ma in realtà peggiorando molto la situazione) con abusi di:
Spesso sono associati sensi di colpa per quello che è successo o come ci si è comportati (o per il non aver potuto evitare il fatto), sensi di colpa che sono spesso esagerati ed incongruenti con il reale svolgimento dei fatti e delle responsabilità oggettive (sono detti anche complessi di colpa del sopravvissuto); spesso, sono compresenti anche forme medio-gravi di depressione e/o ansia generalizzata. In alcuni casi si vengono a produrre delle significative tensioni familiari, che possono mettere in difficoltà i parenti della persona con PTSD.
Il disturbo causa disagio clinicamente significativo o menomazione nel funzionamento sociale, lavorativo (o scolastico) o di altre aree importanti.
Lo psicologo che si trova di fronte ad un paziente con diagnosi di disturbo post-traumatico da stress dovrà specificare se:
Acuto: se la durata dei sintomi è inferiore ai tre mesi;
Cronico: se la durata dei sintomi è di tre mesi o più
Ad esordio ritardato:
I pazienti con PTSD vengono abitualmente classificati in tre categorie, in base al loro tipo di coinvolgimento nell'evento critico che ha originato il disturbo:
- primari, le vittime dirette che hanno subito personalmente l'evento traumatico
- secondari, i testimoni diretti dell'evento, o i parenti delle vittime primarie (ad esempio, nel caso di un lutto)
- terziari, il personale di soccorso (volontario o professionale) che si trova ad operare con le vittime primarie o secondarie.
Sostegno psicologico
Superstiti di incidenti, calamità naturali e catastrofi, vittime di abuso e violenza, spettatori di situazioni stressanti, lutto, perdita, separazioni, maltrattamento, negligenza e abbandono, guerre, terrorismo, ecc. sono tutte situazioni a rischio che statisticamente possiamo definire traumatogene (anche se di per sé nessuna situazione produce necessariamente un trauma).
Prevenzione
L'intervento psicologico può essere di tipo preventivo per tutti i soggetti che possono trovarsi in situazioni personali, sociali o ambientali a rischio. Una prevenzione primaria generale può riguardare anche la formazione e l'informazioni degli addetti ai lavori (istituzioni, enti, medici, volontari, protezione civile, croce rossa, organizzazioni internazionali governative e non governative, ecc.). L'intervento preventivo sul territorio di tipo formativo, organizzativo ma anche informativo, può infatti aiutare a prevenire ed intervenire con efficacia e tempestività.
Il rischio va definito e affrontato con una attenta prevenzione a livello psicologico ma anche sociale. Prevenire significa ridurre i rischi di sviluppare gravi forme di psicopatologia e quindi significa anche ridurre i costi sociali legati a tali problematiche oltre che ovviamente promuovere il benessere e la salute della persona e dell'intera comunità.
Cura
Di cosa abbiamo bisogno quando subiamo un’esperienza traumatica?
1. Avere una persona con cui parlare dei propri pensieri e sentimenti.
È importante considerare il fatto di aver bisogno di un aiuto di una persona di fiducia per superare il momento.
2. Cercare di mantenere la routine quotidiana, per esempio tornare al lavoro al più presto, anche se la capacità lavorativa sarà ridotta perchè ci si stanca facilmente.
3. Essere consapevoli che, anche se le reazioni e le emozioni sono forti, questo è normale.
Darsi il tempo necessario per riguadagnare le proprie forze.
Le reazioni durante e dopo l’incidente, che in realtà proteggono da un crollo psicologico, sono:
- Senso di irrealtà - Si ha la sensazione di essere dentro a un film, le scene si svolgono come al rallentatore, i sensi sono acutizzati per fare una rapida valutazione dei pericoli presenti nella situazione, cercando delle vie d’uscita o altre soluzioni. Subito dopo l’esperienza traumatica, la realtà quotidiana attorno a noi può sembrare irreale o irrilevante, come se ci trovassimo sotto a una campana di vetro o in mezzo ad un incubo
- Reazioni fisiche- Sono normali la tachicardia e il senso di nausea. In genere si sente caldo o freddo, oppure paura di stare da soli, bisogno di vicinanza, di un supporto e aiuto concreto
Reazioni successive all’evento:
- Pensieri intrusivi - Arrivano involontariamente pensieri, ricordi e immagini di quello che è successo. Compaiono soprattutto in momenti di rilassamento, per es. prima di dormire e si accompagnano di un senso di disagio.
- Problemi di sonno - In genere il sonno è leggero, ci si sveglia spesso, si hanno degli incubi o sogni ricorrenti dell’evento.
- Associazione con altri stimoli - È comune che alcuni stimoli ambientali, persone o situazioni richiamino l’evento in modo involontario. Questo è dovuto al fatto che l’evento viene associato ad altri fattori che provocano un certo malessere o ansia. Ovviamente lo stimolo da solo, se non venisse associato all’evento traumatico, non generebbe alcun disagio.
- Difficoltà di concentrazione - Poca concentrazione in attività quale la lettura, la visione di un film, ecc.
- Reazioni fisiche - Problemi di stomaco, senso di nausea, stanchezza.
- Disperazione - È difficile accettare i fatti attuali e non si riesce a pensare al futuro in modo adeguato.
- Colpa - Si ha senso di colpa ad esempio per essere sopravvissuti quando un’altra persona è morta o ferita gravemente. C’è una tendenza a colpevolizzarsi per non avere fatto a sufficienza. È comune dirsi: “Se io solo avessi........”
- Vulnerabilità - Paura del futuro oppure impazienza e irritazione con gli altri, sopratutto con i familiari. Indifferenza verso cose che prima dell’incidente erano molto importanti per la persona. Questo a volte crea incomprensione con gli altri da cui scaturiscono ulteriori difficoltà .
- Il significato della vita - Le persone pensano ripetutamente a quello che è successo per cercare di capire l’evento. In alcuni casi i pensieri sulla causa dell’evento e sulla vicinanza della morte e la vita sono molto comuni. Il senso della propria invulnerabilità scompare. Tutto è incerto, soprattutto se e quando può succedere nuovamente.
La durata di queste reazioni è diversa per ogni persona. Per alcuni la situazione si normalizza dopo poche settimane, per altri ci vuole più tempo. Se sono troppo intense e durano per molto tempo è necessario il supporto di uno psicoterapeuta specializzato nel trattamento dei disturbi post traumatici.
Obiettivi della consulenza psicologica
La terapia psicologica rivolta alla persona che presenta già i sintomi del disturbo post-traumatico da stress, si propone di aumentare le possibilità di riorganizzazione funzionale della persona per favorire l'accesso alle risorse personali e sociali in grado di promuovere la risoluzione della sintomatologie, prevenire ricadute o cronicizzazioni, o comunque migliorare la situazione di disagio.
Obiettivo è la remissione di quei sintomi che interferiscono anche gravemente con lo svolgimento "normale" di attività sociali, lavorative, scolastiche ed interpersonali.
- condurre la persona ad accettare l’ipotesi di una possibile “evoluzione” nei propri percorsi di vita, mai negando le enormi difficoltà ed impedimenti che ostacolano tali processi.
- proporre un autoapprendimento, una riflessione su se stessi, tentando di far
emergere quelle risorse che ognuno di noi possiede, ma che è così difficile scoprire.
- Lavorare sulla decodifica della comunicazione per poter cogliere, anche se celate alla
consapevolezza, quelle potenzialità di crescita che possono far immaginare competenze
emotive e cognitive ritenute inafferrabili.
- Sollecitare , in modo finalizzato, la creazione di pensieri orientati su progetti evolutivi che
riescano ad abbandonare, o meglio elaborare, quelle contaminazioni dannose e invasive che bloccano la persona nelle proprie scelte e speranze.
In certe situazioni può essere sufficiente l’incontro con il Servizio telefonico per poter far nascere motivazioni fino ad allora sopite, in altre è necessaria una serie di colloqui,
Il tentativo autonomo che spesso la persona mette in atto è quello di "evitare". Si evitano gli stimoli, gli oggetti, i luoghi, i pensieri, ecc. che ricordano l'evento stressante. Nonostante questo la persona non risolve il problema, anzi, spesso tende a cronicizzarsi, impedendo al paziente di vivere adeguatamente la propria vita.
l disturbo non è alimentato e mantenuto soltanto dai comportamenti, dai pensieri e dalle azioni disfunzionali del paziente ma anche dalle reazioni delle persone che ruotano intorno a quello che possiamo definire il "portatore del sintomo".