

D.ssa Maria Felicia Di Pietro
(Coordinamento regionale Campania - Italia dei Valori)
RELAZIONE (ANMIL) DEL 09.10.2011
Carissimo sindaco Sirignano, carissimi concittadini, è per noi abitanti di Mirabella Eclano motivo di straordinario orgoglio essere stati designati quest’anno quale sede ospitante della 61^ Giornata per le Vittime degli incidenti sul lavoro, promosso dall’ ANMIL (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi sul Lavoro).
Il tema purtroppo è sempre di scottante attualità. Ma soprattutto coinvolge tutti. Non c’è famiglia che non abbia vissuto in maniera diretta o indiretta il dramma di un infortunio più o meno grave.
Io stesso ricordo sempre, avendomi segnato nel profondo dell’animo, l’incidente sul lavoro, che coinvolse giovanissimo mio zio, mentre si recava a lavoro nei campi che possediamo a Calore (frazione) di Mirabella. Fortunatamente il trattore ribaltandosi non lo uccise. Ma da allora, ogni volta che lui o mio padre uscivano con gli automezzi per andare a lavorare, ero in apprensione fino a quando non li vedevo ritornare a casa.
Carissimi concittadini, tutte le disavventure della vita, tutti i torti subiti, tutte le violenze e i soprusi sono odiosi. Tuttavia se c’è qualcosa che è insopportabile più di ogni altra cosa al mondo è subire un’invalidità permanente o addirittura morire sui luoghi di lavoro, come è capitato da ultime alle povere vittime di Barletta.
Per questo, ogni volta che leggiamo le notizie dei drammi sul lavoro, sui giornali nazionali, ma anche e troppo spesso sui quotidiani provinciali, ognuno di noi non può non provare un sentimento di vergogna o, se preferite, di condanna.
La vergogna (riflessione che rivolgo a me stessa, e al caro segretario provinciale del pd avv. Caterina Lengua, in quanto esponenti politici), nasce dalla consapevolezza di non essere stati capaci, come sistema politico, di fare tutto il possibile perché il lavoro non sia mai un pericolo grave: troppo spesso le disattenzioni e le negligenze si sommano a colpevoli complicità degli organi di controllo.
Quando, nel 2010, dopo svariati anni di militanza nell’IdV Estero, fui nominata dal Partito Nazionale come Responsabile Regionale IdV del Dipartimento Politiche della famiglia, cominciai ad affrontare tra le altre anche le problematiche di quest’oggi.
Mi misi ad approfondire alcune tematiche che avevo tra l’altro affrontato nella tesi di laurea di Scienze Politiche. Ma, cari concittadini, mai avrei immaginato di scoprire che, ad esempio, l'Inail ha un “tesoretto”, derivante dagli avanzi di bilancio annuale, che ammonta a circa 15 miliardi di euro, con avanzi di bilancio, che arrivano alla considerevole cifra di circa 2 miliardi di euro l'anno.
Purtroppo questi soldi, non vengono spesi per aumentare le rendite da fame agli invalidi del lavoro,
alle famiglie dei morti sul lavoro, ma sono depositati in un conto infruttifero della Tesoreria dello
Stato, e possono essere spesi, solo per ripianare i debiti dello Stato: è una VERGOGNA della quale
non c’è giustificazione alcuna!
L’ottimo presidente dell’Associazione ANMIL di Avellino, il dott. Vincenzo Frusciante, potrebbe
meglio di me descrivere ciò che a tutti noi è noto da tempo: all’Italia spetta il non invidiabile
primato delle vittime sul lavoro in Europa, il numero delle “morti bianche”, seppur in calo rispetto
agli anni scorsi, è infatti diminuito meno che nel resto d’Europa.
Il calo nelle morti registrato dall’Inail negli ultimi anni è certamente un risultato importante, ma
non è certo merito del ministro Sacconi, che in questi tre anni di intenso e silenzioso lavoro ha
smantellato a colpi di decreti il Testo Unico e da ultimo ha banalizzato la sicurezza con la
campagna in cui il suo ministero dice che “la sicurezza la pretende chi si vuole bene” (come se
fosse un problema di mancanza di amor proprio, ed anzi sottendendo che la responsabilità della
sicurezza è spostata dal datore di lavoro al lavoratore). Occorre considerare che il calo degli
infortuni è in gran parte dovuto anche alla diminuzione del numero di occupati e delle ore
lavorate, alla delocalizzazione dei siti produttivi, e la messa in cassa integrazione di tantissimi
lavoratori.
E almeno una cosa sembra certa: che se la gente non lavora anche gli incidenti sul
lavoro diminuiscono.
Ma nemmeno questo è più vero!! perche dall’inizio di quest’anno ad oggi, nonostante il numero
degli occupati e dei cassa integrati sia rimasto invariato rispetto al 2010, si registra un aumento
degli incidenti del 16%.
C’è da considerare, inoltre, che l'Inail ci fornisce dei dati sugli infortuni e le morti sul lavoro
fortemente sottostimati, perché tengono conto solo degli infortuni denunciati, come è stato
sottolineato anche del Presidente dell'Inail, visto che gli infortuni che appartengono al sommerso,
ammontano a circa 200 mila ogni anno: un enormità, ed i morti? Sfuggono ad ogni statistica
Per avere un'idea più precisa basti pensare all'incidenza del lavoro nero nelle diverse regioni
italiane: 30% nord, 50% al centro, 90% al sud.
E il problema ha non solo gravissimi risvolti umani ed etici, bensì anche economici.
Non dimentichiamo infatti che gli oneri conseguenti agli infortuni sui luoghi di lavoro ricadono per
il 60 per cento a carico delle aziende e il rimanente 40 per cento ricade direttamente sul bilancio del
Paese.
In un Paese in cui il numero delle morti bianche cresce inesorabilmente giorno dopo giorno, un onere di attenzione particolare da parte della forza politica al potere, dovrebbe essere dovuto e doveroso.
Si pensi che, anche l'Unione Europea ha imposto al nostro Paese di ridurre del 25 per cento gli incidenti sul lavoro entro il 2012.
Si muore dove non c'è sicurezza. Si muore dove non esiste il controllo. Si muore dove coesiste il precariato e il lavoro sommerso.
E’ per questo, carissimi concittadini, carissimi correlatori, carissimi rappresentanti delle istituzioni ad ogni livello, che a tutti noi compete chiedere (così come, abbiamo già fatto noi dell’Italia dei Valori, quando quest’estate abbiamo presentato delle proposte alternative all’attuale governo), che venga immediatamente ripristinato il Decreto legislativo 81/08 sulla sicurezza sul lavoro, introdotto dal passato Governo, e smantellato dall’attuale maggioranza (integrandolo con il decreto legislativo 106/09), diminuendo così in gran parte le sanzioni per i datori di lavoro e dirigenti senza potenziamento dei controlli.
Nell’attuale fase politica, si è andata diffondendo nel paese la cultura che i diritti non contano, che le regole e le norme sono lacci e lacciuoli che vanno cancellati. La precarietà, ossia il rischio di perdere quel poco che si ha, accomuna i piccoli e medi industriali piegati dalla crisi e i loro dipendenti nella stessa folle scommessa: sacrificare la sicurezza, mettere a repentaglio la propria vita e quella degli altri pur di provare a conservare un lavoro o salvare la propria azienda
Nessuno si scalda troppo per questa mattanza di lavoratori che prosegue senza sosta. Alcuni la considerano addirittura un prezzo da pagare al progresso. Qualcosa di inevitabile, ma non è affatto così.
Quei morti non sono il prezzo del progresso, ma del profitto, inteso come unico valore sacro, più importante della vita di chi lavora, la più grande e insopportabile ingiustizia sociale.
Spendere risorse per migliorare la sicurezza della vita non è uno spreco, ma è il motivo stesso della nostra missione politica ed umana!
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Mirabella Eclano, 09/10/2011 dott. Remo Cerreta
DIRIGENTE VICARIO INAIL AVELLINO
Sono onorato di trascorrere una giornata con Voi.
L’Istituto ha sempre vissuto con la Vs. Associazione una particolare empatia che anche oggi, in questa giornata commemorativa, ha voluto RIBADIRE.
L’INAIL ED IO PERSONALMENTE Vi testimoniamo la nostra VICINANZA con un abbraccio simbolico che va a tutti i G. I. , ai FAMILIARI delle vittime sul lavoro e ai tanti, troppi, INFORTUNATI.
La mia personale solidarietà va a TUTTI i portatori di segni tangibili della drammaticità che ancora oggi purtroppo si subisce dedicandosi al proprio lavoro.
A chi si aspettava da me una elencazione di cifre, una serie di numeri, dati statistici, resterà deluso; non è nelle mie corde!
Vorrei invece riflettere con voi e provare ad essere propositivo.
Parliamo di lavoro.
Il Lavoro dovrebbe significare per ognuno la possibilità per potersi assicurare il diritto alla dignità familiare, alla propria dignità, a quella SOCIALE.
Invece ancora troppo spesso, LAVORARE, si traduce ancora per troppi in dramma.
Tutti noi dovremmo contribuire, ognuno per quanto può, a realizzare le condizioni per non assistere più a questi eventi.
Ognuno di voi è portatore di emozioni indelebili; NATE da una giornata LAVORATIVA che sarebbe dovuta essere come altre ma che ha finito per segnare per sempre la propria vita e quella dei propri congiunti.
In tutti questi anni tanto è stato fatto per la sicurezza sui luoghi di lavoro affinché giornate come altre non diventassero vere e proprie tragedie.
Tanto è stato fatto da quella tragedia che vide tanti nostri connazionali perire nelle miniere di Marcinelle: ma ancora non basta!
Tanti passi sono stati fatti a livello normativo per rendere i luoghi di lavoro più sicuri e preservare ai lavoratori la salute fisica e mentale; il diritto alla VITA . Ma ANCORA non basta!
E non è bastato neanche l’inasprimento delle sanzioni per coloro che non adeguano i luoghi di lavoro alle norme per la sicurezza.
Per chi ama la statistica, solo pochi dati:
Rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso vi è una diminuzione di infortuni, con una riduzione di 16mila casi. Restano Stabili gli episodi mortali (428 vittime a fronte di 431).
SONO cifre che anche se provvisorie, sembrano da BOLLETTINO DI GUERRA.
Cifre che in una Società che si definisce civile non dovrebbero esistere; cifre da Medioevo.
Da una lettura poco attenta potrebbero sembrare la testimonianza della crescente attenzione sulla sicurezza.
Da vecchio e in disuso calciatore, permettetemi di entrare duro su questi numeri:
mi sento di affermare che gli infortuni sono diminuiti sicuramente per una parte ascrivibile alla crescente attenzione alla sicurezza
MA PROBABILMENTE, E’ UNA MIA PERSONALE CONVINZIONE, ESSI SONO DIMINUITI PER LA CRESCENTE DISOCCUPAZIONE E ANCHE PERCHE’ UNA SERIE DI CASI NON SONO DENUNCIATI PERCHE’ LEGATI A LAVORI IRREGOLARI, A LAVORATORI A “NERO”.
Infatti, COME VI HO DETTO, diminuiscono gli infortuni ma non le morti. La riflessione la lascio alle vostre intelligenze.
Pertanto preferisco lasciare i dati statistici agli Analisti e preoccuparmi con voi di capire quali possano essere le strategie da attuare per rendere veramente sicuri i luoghi di lavoro; LE STRATEGIE necessarie a realizzare un vero e concreto salto di qualità della sicurezza.
A me vengono in mente alcune delle ragioni per cui si verificano gli infortuni:
Mancanza di applicazione delle misure previste per la sicurezza;
La mancata formazione dei lavoratori;
Il calo di attenzione del lavoratore dovuta ad attività ripetitive e a turni stressanti;
Il mancato uso dei dispositivi di protezione individuale.
Potremmo continuare, ma a me basta per considerare con Voi che sul lavoro, così come nella vita di tutti i giorni è sempre incombente la possibilità che si verifichi un incidente.
Quanti di noi, anche solamente per tagliare un pezzo di formaggio si sono procurati una ferita? Forse sarebbe bastata un po’ di attenzione in più oppure un coltello più idoneo o magari solamente tagliare in modo diverso.
Cosa voglio dire?
Voglio dire che l’INCIDENTE è dovuto all’imponderabile e ci sta.
L’ incidente in una Azienda seria e attenta alla sicurezza provoca al 90% solo rallentamenti operativi, tecnici e di produzione, non provoca una lunga serie di infortuni o addirittura morti.
Tra l’incidente e l’infortunio ci deve essere la garanzia sociale di aver fatto tutto per incuneare fra loro tutte le protezioni necessarie ad ammortizzarne o annullarne le conseguenze. Incidente non deve essere più sinonimo di infortunio o di morte.
Quindi per realizzare il salto di qualità della sicurezza è necessario mescolare una serie di ingredienti, fra questi il fattore umano.
Ma cosa può determinare il salto di qualità, quali potranno essere gli ingredienti, quale può essere la chiave di volta affinché finalmente si possa urlare dati statistici CHE RIPORTINO INFORTUNI ZERO E MORTI BIANCHE ZERO?
Fino a quando ci sarà anche una sola morte per lavoro tutti noi saremo degli sconfitti.
Prima di occupare all’interno dell’Istituto il ruolo che occupo ho svolto l’attività di Funzionario di Vigilanza per più di 30 anni.
Troppe volte ho dovuto assistere sui cantieri, così come in opifici o cave o altri luoghi di lavoro alla sofferenza delle vittime degli incidenti sul lavoro e a quello dei loro familiari.
Mi sono reso conto che gli interventi per garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro non BASTANO MAI e che ogni giorno TUTTI prendiamo parte ad una cinica e assurda partita per la VITA.
L’INAIL dal 1965 attraverso le funzioni degli ispettori ha cercato di svolgere sul territorio attività di tutela del LAVORATORE.
Ma quanti ISPETTORI dovrebbe avere l’INAIL per avere veramente il controllo del territorio e realizzare un argine al lavoro irregolare che il più delle volte determina le MORTI BIANCHE e gli infortuni?
Tutti gli ispettori dell’INAIL, dell’Ispettorato del Lavoro, dell’INPS e della ASL MESSI ASSIEME non basterebbero ad individuare e punire le Aziende fuori legge.
Allora cosa fare?
LA PRIMA COSA NON ARRENDERSI MAI!
Dal canto suo l’Inail vuole essere attore in questa lotta per la sicurezza.
Da ormai un ventennio sta convertendo la propria mission:
STA PROVANDO A TROVARE GLI INGREDIENTI GIUSTI PER VINCERE QUESTA PARTITA DELLA VITA
Da semplice istituto assicuratore ha iniziato ad occuparsi anche di prevenzione.
Inizialmente in termine di consulenza poi, sempre di più, entrando nelle aziende per finanziare quelle che hanno voluto spendere in sicurezza.
Può ESSERE UN INGREDIENTE!
Ha cercato e cerca di far capire ai datori di lavoro (vedi norme premiali) che spendere in sicurezza non è un costo ma un vero e proprio investimento che preserva i lavoratori, PATRIMONIO PROFESSIONALE,DISTINTIVO E QUALIFICANTE DELL’AZIENDA, da incidenti.
Può ESSERE UN INGREDIENTE!
Ma oltre alle norme premiali già in uso da anni
l’Ente ha voluto fare di più stanziando per il 2010 60.000.000 di Euro, per il 2011 120.000.000 milioni e per il 2012 180.000.000 milioni di Euro per stimolare le aziende ad intervenire sulla sicurezza acquistando nuovi macchinari o mettendo in sicurezza gli impianti e le macchine già possedute.
Può ESSERE UN INGREDIENTE!
Oggi, l’INAIL vuole fare di più; ACCANTO agli interventi economici a favore delle Aziende, si sta impegnando a diffondere la CULTURA DELLA SICUREZZA organizzando o finanziando corsi di formazione per i lavoratori.
Può ESSERE UN INGREDIENTE!
Ma più di ogni altra cosa l’INAIL SI STA IMPEGNANDO a diffondere la cultura della sicurezza ATTRAVERSO interventi nel mondo della scuola, partendo dalle elementari, affinché gli uomini di domani abbiano connaturati gesti e comportamenti che preservino la loro incolumità in ambito lavorativo e sociale.
E’ infatti fondamentale che la cultura della sicurezza venga diffusa tra i giovani che domani saranno gli uomini che occuperanno posti di lavoro più o meno a rischio.
Può ESSERE UN INGREDIENTE!
Noi per quello che possiamo abbiamo accettato di disputare questa partita che solo insieme potremo vincere
rendendo i luoghi di lavoro sicuri e non delle trincee dove si raccolgono i caduti.
Questi sono gli impegni assunti dall’INAIL – i NOSTRI INGREDIENTI.
Ma pur curando gli impegni vecchi e nuovi,
l’Istituto non ha mai smesso di occuparsi e preoccuparsi di assistere le PERSONE.
Non ci limitiamo a somministrare semplici prestazioni economiche e sanitarie
ma accompagniamo il lavoratore più sfortunato,
LA PERSONA, lungo il triste, disagiato e sofferente cammino che porta al recupero personale e al reinserimento lavorativo e sociale.
COME?
Attraverso centri per la realizzazione di protesi e centri per la riabilitazione motoria e sociale.
Offrendo soggiorni climatici e la cura di esperti assistenti socio – educativi.
Insomma l’INAIL fatta di persone vuole avvolgere di attenzione e premure le PERSONE.
Insieme proviamo ad annullare questi numeri da Medioevo, insieme proviamo a trovare il modo che associazioni come la Vostra non esistano più.