Campagna in difesa delle tariffe agevolate


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Importanti novità per l'editoria del no profit: il Parlamento restituisce voce al mondo delle onlus con il ripristino delle tariffe postali agevolate fino al 50%.
Dopo l'approvazione della Camera, il testo passa anche in Senato.  


Il mondo del non profit riconquista le agevolazioni postali. Il Parlamento, infatti, ha dato il via libera definitivo al decreto legge sugli incentivi che comprende anche il ripristino delle tariffe postali agevolate per l’editoria delle onlus. Dopo l'ok della Camera del 6 maggio scorso, ieri sera il testo è passato anche in Senato con 163 sì e 134 no. Il provvedimento prevede un contributo di 30 milioni di euro per il 2010 con agevolazioni che, tuttavia, possono arrivare solo fino al 50%. Si tratta di un beneficio destinato esclusivamente ai giornali editi da associazioni e organizzazioni senza fine di lucro e che esclude esplicitamente i giornali di partito e le pubblicazioni degli ordini professionali o dei sindacati.

Il primo aprile un decreto interministeriale del 30 marzo 2010, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 31 marzo, aveva stabilito la soppressione delle tariffe postali agevolate per tutta l'editoria libraria, quotidiana e periodica. Il provvedimento, in vigore dal giorno successivo, è stato un duro colpo per le associazioni non profit.
Alla base del decreto c’era l’impossibilità di sostenere le spese per i rimborsi dovuti a Poste italiane per l’applicazione di tali tariffe. Nelle premesse del provvedimento si legge, infatti, che le risorse messe a disposizione, pari a 50 milioni di euro, non sono sufficienti a coprire gli oneri previsti.
Per l’ANMIL le nuove condizioni economiche, con l’imponente aumento delle spese di spedizione, avrebbero potuto compromettere la pubblicazione del periodico associativo Obiettivo Tutela. Un grave danno per i suoi soci e per tutta la categoria dei lavoratori infortunati che sarebebro stati così privati di un importante strumento di informazione, oltre che di tutela e sostegno dei loro diritti e delle loro battaglie.
Il provvedimento aveva scosso tutto il mondo delle associazioni che si sono date da fare per mobilitarsi in massa contro questo grave provvedimento. La prima iniziativa è arrivata dal sito internet del magazine Vita (www.vita.it) dove il 6 aprile è iniziata una raccolta di firme per chiedere al Governo il ripristino delle vecchie tariffe che ha sfiorato le 15 mila adesioni.
Il Forum del Terzo Settore aveva definito il provvedimento un attacco per privare le associazioni di uno strumento fondamentale per parlare ai cittadini e un abuso contro la libertà di informare e di essere informati sancito dall’articolo 21 della Costituzione.
Il Forum aveva anche invitato tutto il mondo del non profit a mobilitarsi attraverso gli altri strumenti di comunicazione a disposizione, primi fra tutti i siti internet. "Le nostre pubblicazioni sono realizzate con la massima economia possibile - aveva dichiarato il portavoce del Forum Andrea Olivero -, colpire noi non significa tagliare gli sprechi, ma togliere spazi di pluralismo al Paese. Questa protesta è una battaglia di civiltà che ha l’obiettivo di riportare uno strumento di democrazia”.
“Siamo fortemente preoccupati per le conseguenze che questo provvedimento – era stata invece la dichiarazione del Presidente nazionale ANMIL Franco Bettoni – che allo stato attuale ci costringe a sospendere la pubblicazione del periodico dell’Associazione Obiettivo Tutela, punto di riferimento fondamentale per la comunicazione con i nostri soci e per l’informazione della nostra categoria. Ma noi non resteremo a guardare, per questo motivo anche l’ANMIL ha aderito alla petizione online promossa da Vita. Inoltre è nostra intenzione agire anche in prima persona per difendere il diritto all’informazione delle vittime degli infortuni sul lavoro. L’informazione della sicurezza dei lavoratori e la prevenzione dei rischi, infatti, sono argomenti che gli altri mezzi di comunicazione affrontano poco e solo in occasione di episodi particolarmente gravi”.
Le conseguenze di questo provvedimento non sarebbero ricadute solo sulle associazioni ma avrebbero coinvolto l’intero mondo che gira intorno all’editoria. Prime fra tutte le tipografie che realizzano i periodici e che avrebbero avuto una contrazione degli ordini. Ma le ripercussioni del decreto avrebbero investito le stesse Poste Italiane che avrebbero ridotto il loro mercato. Basti pensare alle conseguenze che avrebbe avuto l’eventuale sospensione del periodico ANMIL. Obiettivo Tutela prevede almeno cinque numeri all’anno, per una tiratura di 450 mila copie ognuna. In totale due milioni e 250 mila di giornali in meno da pubblicare e da spedire.